In un recente convegno
sull’efficienza energetica il ministro dell’Ambiente Corrado
Clini ha fatto delle affermazioni che valgono la pena di essere
evidenziate e ricordate: “dobbiamo incentivare tutto
quello che si può incentivare in ricerca, innovazione e sviluppo”, “non rappresentano uno spreco di risorse. Possiamo dire
però che probabilmente c’è stato uno spreco di risorse legate
agli incentivi che hanno privilegiato i consumi finali e non gli
investimenti”.
In una
recente recensione del Rapporto della Royal Society di Londra, Knowledge,
networks and nation. Global scientific collaboration in the 21 century,
Pietro Greco su Scienzainrete, citando gli elementi essenziali contenuti in
quel Rapporto riportava anche gli aspetti di più diretto interesse italiano.
Due erano, in sintesi, le
questioni che emergevano:
Anche in relazione ai recenti
dibattiti sollevati dalla crisi economica internazionale e dalla specificità
aggiuntiva della crisi italiana in materia di competitività e di produttività
del lavoro, segnalata anche dalla questione Fiat, si sono andate recuperando
questioni che sembravano sommerse nella storia. Tra queste: la caduta
tendenziale del saggio del profitto di marxiana concezione e la misura della
produttività del lavoro come indicatore della competitività tra sistemi produttivi.