E’ tutto pronto per la manifestazione “Non c’è Futuro senza Ricerca” contro gli emendamenti alla direttiva europea 2013/63 in materia di Sperimentazione Animale, che Pro-Test Italia ha organizzato per giovedì 19 settembre via Colonna Antonina (Montecitorio) a Roma. A partire dalle 15,30 diversi relatori, scienziati e politici, spiegheranno quali conseguenze avranno questi emendamenti in ambito scientifico e sociale. Tra questi il giornalista Alessandro Cecchi Paone, il ricercatore del San Raffaele Alessandro Papale, Nadia Malavasi, già presidente di TAI Onlus, e Giuliano Grignaschi, responsabile dell'Animal Care Unit del Mario Negri. Insieme a loro anche Gilberto Corbellini, storico della scienza e consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni. Numerosi i politici attesi come la scienziata Ilaria Capua (Scelta Civica); Emilia Grazia De Biasi (Pd); Carlo Giovanardi (Pdl); Marisa Nicchi (Sel); Filomena Gallo (Radicali), Ezio Bussoletti (Fare per Fermare il Declino). L'obiettivo della manifestazione è "chiedere al Governo di abbracciare la direttiva europea nella sua formulazione originaria perché il testo è stato ottenuto dal confronto tra scienziati e animalisti, e rappresenta il giusto compromesso tra le necessità della ricerca e il benessere animale. E sensibilizzare la cittadinanza sulla necessità della ricerca scientifica, in un mutuo dialogo fondato sulla trasparenza e sul rispetto". Scienza in rete con uno speciale storify seguirà passo dopo passo l’intera manifestazione.
La ricerca scende in piazza
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La dignità della grazia

Nel suo ultimo film, il regista Paolo Sorrentino mette in scena i tormenti morali di un Presidente che deve decidere se concedere la grazia a due persone colpevoli di omicidio, seppure in circostanze attenuanti. Bisogna essere coraggiosi, oggi, per concedere la grazia, ma anche esigenti con se stessi e con gli altri. Eppure è un atto di gentilezza, una gioia per chi la riceve e per chi la concede.
Nell'immagine di copertina: uno screenshot dal film La grazia (2025), di Paolo Sorrentino
Il referendum sulla giustizia 2026 pone, a prescindere dal merito dei quesiti posti e dai pro e contra, che i diritti delle persone, della maggioranza, dei cittadini “comuni” siano, ancora una volta, ampiamente limitati perché il linguaggio della pubblica amministrazione e della giurisprudenza è troppo spesso incomprensibile. Non è solo l’uso del burocratese, ma anche del vocabolario antiquato e spesso farraginoso delle disposizioni di legge, forse alla base anche delle diverse interpretazioni delle leggi da parte degli stessi giuristi e, ovviamente, dei politici.