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Nature non cita i fisici dell'Higgs

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La rivista Nature pubblica il numero speciale di fine d’anno, indicando i profili dei 10 personaggi più rilevanti e influenti in campo scientifico nel 2012. Vengono raccontate le storie e i risvolti "umani" che ci sono dietro gli eventi e le scoperte scientifiche più importanti dell’anno, secondo la rivista. La lista dei Nature’s 10 comprende, tra gli altri, Cynthia Rosenzweig, che ha predetto l’impatto devastante di una tempesta su New York prima dell’arrivo di Sandy; Jun Wang, a capo della centro BGI per il suo lavoro sul sequenziamento del genoma; Adam Stelzner, l’ingegnere incaricato di rendere sicura la missione di Curiosity sulla superficie di Marte; Cedric Blanpain, autore delle tecniche di tracciamento cellulare che stanno contribuendo a risolvere la controversia sulle cellule staminali cancerogene; Elizabeth Iorns, per il suo tentativo di rendere più sicura le replicabilità degli esperimenti; Tim Gowers, il matematico coinvolto nel boicottaggio sulle modalità di pubblicazione della rivista Elsvier.

Per gli italiani c'è in lista Bernardo de Bernardis, scelto tra gli altri sei indagati per le respinsabilità sulla gestione della comunicazione del rischio prima del devastante terremoto dell'Auqila 2009. I redattori inglesi di Nature si sono guardati bene, evidentemente, dal citare gli italiani a capo degli esperimenti che hanno portato alla scoperta del Bosone di Higgs (Fabiola Giannotti e Guido Tonelli), ricordando invece solo chi ha dato l'annuncio della scoperta, ovvero Rolf-Dieter Heuer, direttore del CERN

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Nella bella cornice della città colombiana di Santa Marta si discute di come abbandonare carbone, petrolio e gas, strategia complessa soprattutto ora che è bastato chiudere Hormuz per prenderci alla gola. Non si tratta di una COP, e nemmeno di una semiCOP, ma di un processo previsto a Belem, che vede riuniti chi ci crede e pensa a come fare. Magari partendo dall'affrontare la questione del debito dei paesi che sono ricchi solo di queste fonti e non hanno altre risorse per ripagarlo.

A Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile si tiene la prima conferenza internazionale dedicata all’abbandono delle fonti fossili. Il contesto è noto: la guerra in Iran ha provocato il terzo shock energetico in meno di un decennio, dopo la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. È l’ennesima crisi a mostrare la fragilità dei sistemi fondati su petrolio, gas e carbone: costosi, volatili, esposti ai conflitti, ostaggi della geopolitica, e dunque la necessità della transizione.