fbpx MicroRNA per riparare il cuore | Scienza in rete

MicroRNA per riparare il cuore

Read time: 2 mins

Un giorno potrebbe essere possibile guarire completamente un cuore in seguito a un attacco di cuore. Le cellule cardiache perdono la loro capacità di dividersi subito dopo la nascita. Quando alcune di queste cellule muoiono, come per esempio, in seguito a un attacco di cuore, il tessuto morto viene sostituito da quello cicatriziale piuttosto che da nuovo muscolo. Un studio pubblicato su Nature apre però una nuova strada. Mauro Giacca infatti, del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia (ICGEB) di Trieste, ha identificato delle molecole che stimolano le cellule cardiache adulte a dividersi e a moltiplicarsi.

Tramite uno screening robotizzato l’équipe di Giacca ha analizzato la funzione di tutti i microRNA codificati dal genoma umano, scoprendo che 40 di questi sono in grado di stimolare la proliferazione delle cellule adulte del cuore. Sono stati indotti attacchi cardiaci, a cui poi venivano iniettati nella zona danneggiata i microRNA.

“Alcuni di questi microRNA, scrivono i ricercatori, sono proprio quelli che sono normalmente attivi durante lo sviluppo embrionale, ovvero quando il cuore si forma, ma la loro funzionalità si spegne immediatamente dopo la nascita”. Dopo due mesi, la dimensione della zona di tessuto colpita dall’infarto era dimezzata, e la capacità del cuore di pompare sangue è significativamente migliorata. Gli microRNA somministrati sono in grado di rimettere in moto la replicazione dei cardiomiociti e quindi stimolare la riparazione del danno non attraverso la formazione di una cicatrice, come normalmente avviene, ma promuovendo la formazione di nuove cellule cardiache. “Saranno necessari ulteriori test su modelli animali più grandi, l’idea è quella di utilizzare nell’uomo microRNA sintetici confezionati nei lipidi inoculati dal cardiologo nel cuore subito dopo l’infarto”, spiega Giacca.

Questo tipo di terapia potrebbe essere molto preziosa, anche perché i microRNA non stimolano altri tipi di cellule a dividersi, causando tumori.

Ci sono numerosi esempi in natura, come le salamandre e pesci che utilizzano la stessa modalità per riparare ai danni alle cellule del cuore, stessa modalità che però nel corso dell’evoluzione è andata persa nei mammiferi. 

Autori: 
Sezioni: 

prossimo articolo

Ominini arcaici, alla ricerca dell'antenato comune

i resti di ominini ritrovati in Marocco

Nuovi fossili scoperti in Marocco e datati a circa 773mila anni fa potrebbero avvicinarci all’identità dell’ultimo antenato comune di Homo sapiens, Neanderthal e Denisova, rimasto finora sconosciuto. I resti, rinvenuti nei pressi di Casablanca e analizzati da un team internazionale di ricercatrici e ricercatori, mostrano una combinazione di caratteristiche arcaiche e moderne che apre nuovi scenari sulle origini della nostra specie.

Nell'immagine di copertina: i resti rinvenuti in Marocco. Crediti: Hublin JJ, Lefèvre D, Perini S et al. Early hominins from Morocco basal to the Homo sapiens lineage. Nature (2026). https://doi.org/10.1038/s41586-025-09914-y. Licenza: CC BY 4.0

Alcuni nuovi fossili di ominini scoperti di recente in Marocco aggiungono un nuovo tassello alla ricostruzione delle origini della nostra specie. Un team internazionale ha infatti analizzato resti datati 773mila anni fa provenienti dalla Grotte à Hominidés, nei pressi di Casablanca, scoprendo che presentano un mosaico di caratteristiche primitive e derivate che potrebbero porli alla base della linea evolutiva di sapiens, Neanderthal e Denisova.