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Il parere degli epidemiologi

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Sono state riportate dalla stampa le seguenti dichiarazioni del ministro dell’ambiente Corrado Clini al Parlamento: I rischi ambientali da considerare all'Ilva di Taranto "sono quelli dei decenni passati, mentre è più difficile identificare una correlazione causa-effetto" sull'eccesso di mortalità per tumori nell'area "con la situazione attuale che, per effetto di leggi regionali e nazionali e misure ad hoc hanno avuto una evoluzione delle tecnologie con significative riduzioni delle emissioni, particolarmente della diossina e delle polveri".

«Tali dichiarazioni non sono corrette dal punto di vista tecnico-scientifico» sostiene il professor Benedetto Terracini, dell’Università di Torino, decano dell'epidemiologia italiana ora in pensione e Consulente del Comune di Taranto in occasione dell'incidente probatorio che ha avuto luogo il 30 marzo nell'ambito del processo all'ILVA, assieme alla dottoressa Maria Angela Vigotti dell’Università di Pisa, Consulente del Comune di Taranto e al dottor Emilio Gianicolo dell’IFC-CNR, Lecce, Consulente degli allevatori.

«Il ministro asserisce che gli effetti sulla salute riscontrati sono solo il risultato dell’inquinamento del passato» spiegano i tre scienziati, «ed è vero che gli eccessi di tumori attuali esprimono esposizioni avvenute circa 20-30 anni prima, ma il ministro ignora completamente i risultati dello studio sugli effetti a breve termine condotto dai consulenti del GIP che ha dimostrato l’effetto deleterio delle emissioni negli anni 2004- 2008». E aggiungono: «Si tratta quindi di una cattiva interpretazione dei dati epidemiologici presentati nella perizia consegnata al GIP di Taranto, a totale beneficio, economico e giudiziario, degli interessi attuali della società ILVA».

«Ecco perché non si possono quindi condividere le dichiarazioni del ministro» sostengono i tre consulenti:

  1. «Gli studi epidemiologici condotti nello specifico della realtà di Taranto hanno valutato sia gli effetti sanitari a lungo termine dell’inquinamento (le esposizioni medie negli anni) sia gli effetti a breve termine (le variazioni giornaliere). In entrambi i casi, gli studi hanno messo in rilievo effetti sanitari dell’inquinamento ambientale.

  2. Lo studio degli effetti a lungo termine ha dimostrato effetti sulle patologie tumorali anche per i bambini, ma anche e soprattutto, sulle patologie cardiache e respiratorie. Per queste patologie il tempo necessario dalla esposizione all’effetto non così lungo come per i tumori. Lo dimostra molto bene proprio la legge italiana sul divieto di fumo nei luoghi pubblici (Sirchia): al diminuire della esposizione della popolazione a fumo passivo si è osservata nel giro di pochi mesi una drastica riduzione delle malattie cardiovascolari. L’aumento della mortalità e della morbosità per cause cardiache e respiratorie osservata nei quartieri vicino alla industria (Tamburi) nello studio a lungo termine è quindi attribuibile anche alle esposizioni avvenute anche negli ultimi anni.

  3. I dati delle centraline ARPA Puglia (Archimede e Machiavelli), localizzate in prossimità della azienda nel quartiere Tamburi, hanno fatto registrare fino al 2010, ultimo anno preso in esame dalla perizia, un numero elevato di superamenti del valore giornaliero di PM10 previsto dalla legge (50 ug/m3).

  4. A questi aumenti nella concentrazione giornaliera di PM10 lo studio epidemiologico sugli effetti a breve termine ha associato un aumento di tutte le morti e dei ricoveri ospedalieri per cause cardiache e respiratorie.

Poiché il ministro nella sua relazione alla Camera dei Deputati ha citato, a supporto delle sue considerazioni, lo studio “SENTIERI” condotto dall’Istituto Superiore di Sanità occorre forse riportare che lo stesso progetto auspica “ la produzione di ulteriori dati epidemiologici relativi alle popolazioni residenti nei SIN (Siti Inquinati di interesse Nazionale) .. per una più approfondita comprensione dell’impatto sanitario dei siti contaminati” riteniamo che la perizia epidemiologica rappresenti un primo serio approfondimento sull’impatto sanitario nella città di Taranto».

«Rimaniamo a disposizione del Ministro e della opinione pubblica» concludono Terracini, Vigotti e Gianicolo «per illustrare la correttezza del metodo epidemiologico e dei criteri inferenziali usati dai consulenti del GIP».

Le dichiarazioni sono ospitate sul sito Epidemiologia&Prevenzione, rivista dell’Associazione Italiana di Epidemiologia. 

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Taranto

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