fbpx Il no di Francesco Profumo | Page 3 | Scienza in rete

Il no di Francesco Profumo

Read time: 2 mins

Senza l’accordo della comunità scientifica, non è previsto nessun finanziamento in favore della ricerca sulla fissione piezonucleare. E’ la risposta che il ministro dell'Istruzione, dell'Universita' e Ricerca Profumo ha dato in merito alla vicenda degli studi sul piezonucleare, condotti presso l’Isituto Nazionale di Ricerca Metrologica, sulle pagine di ScienceInsider – la rubrica di politica della scienza di Science.

Negli scorsi giorni, la comunità scientifica è stata allertata da un appello promosso da Ezio Puppin, che ne ha spiegato le ragioni su Scienzainrete, per fermare gli eventuali finanziamenti. La petizione ha raccolto più di 1000 firme di ricercatori e scienziati autorevoli.

"Credo che la comunità scientifica si sia espressa molto chiaramente finora" - ha spiegato il ministro - "e spero che il nuovo Consiglio Direttivo dell'Istituto si muova nella giusta direzione, dato che l'Istituto ha una mission diversa da quella della ricerca piezonucleare".
Il programma dell’Istituto prevederebbe una richiesta al Miur di un finanziamento per questo settore di ricerca pari a 500mila euro per 3 anni, sulla base dei fondi complessivi previsti per il programma nucleare. Profumo ha voluto anche precisare di non aver, tuttavia, ancora ricevuto personalmente nessuna richiesta di finanziamento sulla ricerca piezonucleare dall'Inrim.

Il ministro era stato, inoltre, coinvolto personalmente nelle polemiche per un suo presunto tentativo di nominare Fabio Cardone, un collaboratore di Alberto Carpinteri, per il direttivo dell’Inrim. Anche su questo, la risposta fornita conferma una ‘distanza’, precisando di aver gia' proposto altre due candidature per la posizione vacante: si tratterebbe di Elisabeth Giacobino, della Universita' di Parigi VI, e di Ernst Gabel, gia' presidente dell'Istituto di Metrologia tedesco.

Autori: 
Sezioni: 
Piezonucleare

prossimo articolo

Morti di calore: la nuova guida dell'OMS per contrastarle

Mentre giugno 2026 mette in ginocchio mezza Europa con temperature da record, blackout e morti, l'Ufficio europeo dell'Organizzazione mondiale della sanità pubblica la seconda edizione della sua guida sui piani caldo-salute. Un documento che, oltre a fotografare una minaccia ormai strutturale, dice cose molto concrete su come proteggersi: dalle regole per usare il ventilatore al ruolo decisivo del verde urbano e dei pannelli solari sui tetti. E in cui la ricerca italiana ha un peso notevole. Immagine generata con Claude.

L'estate del 2026 non era ancora iniziata da un giorno che già si contavano i morti. Attorno al solstizio un'ondata di calore eccezionalmente precoce e intensa ha investito l'Europa occidentale con temperature di 14-18 °C superiori alla media per la fine di giugno. La Francia ha toccato il suo record assoluto di sempre, con 44,3 °C a Pissos, nelle Landes; in Portogallo e nel sud della Spagna si sono raggiunti i 42,7 °C; il Regno Unito ha frantumato il primato di caldo per il mese di giugno, fermo dal 1976, sfiorando i 38 °C.