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Intervista a Connor Friesen, The Young Foundation

ISP Eurodesk: Connor, sappiamo che lavori come sviluppatore responsabile di progetto alla Young Foundation, una delle organizzazioni più prestigiose e influenti nel campo dell’innovazione sociale a livello mondiale: potresti spiegarci, innanzitutto, in che cosa consiste il tuo lavoro?

Connor Friesen: In effetti, il mio lavoro cambia molto da un giorno all’altro: qui alla Young Foundation, e in particolare per quanto riguarda il team internazionale, abbiamo una vera e propria cultura della flessibilità, che ritengo essere un grande punto di forza.

Personalmente seguo diversi progetti: la Social Innovation Europe (SIE), su cui torneremo meglio in seguito, prevede la creazione di un centro informativo virtuale per ospitare una serie di report e promuove un ciclo di eventi con lo scopo di razionalizzare il campo dell’innovazione sociale in Europa. Social Innovation Exchange (SIX) è invece un network di oltre 3000 individui e organizzazioni che collaborano al fine di rafforzare il campo dell’innovazione sociale in tutto il mondo. Infine, la Global Innovation Academy (GIA) riunisce un’avanguardia di educatori impegnati a condividere le proprie notevoli capacità di innovazione attraverso settori diversi.

Lavorare su ognuno di questi progetti significa arricchire tutti gli altri ed evitare la moltiplicazione degli sforzi o la ripetizione di errori, inoltre, il successo di un progetto ricade direttamente su tutti gli altri.

Per quanto riguarda SIE, il mio progetto principale, la maggior parte del tempo viene dedicata alla gestione quotidiana del sito internet, che implica innanzitutto un costante lavoro di monitoraggio delle notizie al fine di raccogliere storie o criticità in cui l’innovazione sociale ha o potrebbe avere un ruolo rilevante. Si tratta poi di coinvolgere i soci del progetto e le parti interessate e di invitarle a condividere i loro punti di vista, le loro opinioni e le loro perplessità. Dobbiamo rispondere velocemente ai cambiamenti del contesto politico e all’arrivo di nuovi innovatori nel nostro network, inoltre bisogna sempre considerare che la pianificazione degli incontri e delle teleconferenze con i nostri partner internazionali richiede una buona dose di flessibilità!

ISP Eurodesk: Il Regno Unito ha una grande tradizione per quanto concerne il sostegno all’innovazione sociale, ed è spesso considerato un esempio a livello europeo, pensiamo in particolare a NESTA – il fondo nazionale per la scienza, la tecnologia e le arti – un organismo indipendente che ha lo scopo di rendere la nazione più innovativa a tutti i livelli. Puoi spiegarci perché lo Stato ha deciso di dotarsi di un simile organismo? E come esso stia influenzando le attività di coloro che fanno innovazione sociale nel paese?

Connor Friesen: Nel Regno Unito esistono diverse strutture di grandi dimensioni – a livello giuridico, politico e organizzativo – che sono state create con lo scopo di sostenere ed incoraggiare l’innovazione sociale. NESTA è una di queste, ma non è la sola: ad essa si affiancano, ad esempio, Innovation Unit e una schiera di agenzie che lavorano insieme al settore pubblico nella concezione di servizi innovativi. Anche altri fattori, come ad esempio l’introduzione della categoria giuridica di Community Interest Company (CIC) hanno portato alla creazione di un contesto favorevole per lo sviluppo dell’innovazione sociale. Ulteriori informazioni su questo argomento possono essere trovate sul sito di SIE: http://www.socialinnovationeurope.eu/directory/united-kingdom/social-innovation-united-kingdom

In effetti, queste strutture ci hanno aiutato ad avanzare nella giusta direzione, creando soprattutto la consapevolezza del fatto che il Regno Unito è pronto ad accordare fiducia a chi si occupa di innovazione sociale; permangono tuttavia delle imperfezioni, ed è quanto mai necessario continuare ad imparare da tutte le altre nazioni nuove strategie per sostenere e promuovere l’innovazione sociale. Contesti nazionali diversi daranno, infatti, origine a diverse capacità e competenze nel campo dell’innovazione sociale, e da queste differenze abbiamo tutti molto da imparare.

ISP Eurodesk: Nell’ambito della Social Innovation Pilot Initiative for Europe, lanciata dalla Commissione Europea e implementata da SIX, sei responsabile del coordinamento della parte web: potresti spiegarci lo scopo di questa iniziativa e i risultati concreti che ci si attende da essa?

Connor Friesen: L’iniziativa – che abbiamo chiamato Social Innovation Europe (SIE), è coordinata da SIX, ma il consorzio comprende anche Euclid Network e l’Istituto Danese di Tecnologia. Insieme alle mie colleghe Kine Nordstokka e Louise Pulford, - che è alla guida di SIX – stiamo lavorando per creare un contesto europeo in cui l’innovazione sociale possa prosperare. In pratica, gli approcci attraverso i quali intendiamo raggiungere questo scopo, sono tre. In primo luogo, insieme ai colleghi della Young Foundation, stiamo lavorando a una serie di report che prendono in considerazione le conoscenze e gli strumenti principali necessari per far fiorire l’innovazione sociale: il primo di essi si concentra sui modelli di finanziamento che possono supportare le innovazioni a partire dalla loro ideazione e fino alla loro piena implementazione. Il secondo mira a creare un linguaggio comune e un set di strumenti di misura per consentire di giudicare il successo relativo di innovazioni sociali diverse. Il terzo infine offrirà alla Commissione Europea un ampio numero di raccomandazioni su come creare un contesto politico favorevole all’innovazione.

In secondo luogo stiamo mantenendo viva la discussione nel nostro laboratorio on-line: www.socialinnovationeurope.eu, questo spazio virtuale, nasce infatti per sostenere la conversazione e lo scambio di idee tra gli innovatori sociali e vuole essere uno strumento indispensabile per essere sempre aggiornati su cio’ che accade nel mondo dell’innovazione sociale europea: abbiamo cosi una serie di interviste con innovatori eminenti, una raccolta di case studies di successo, gli ultimi risultati dal mondo della ricerca e analisi approfondite portate a termine dalle principali figure di riferimento del settore.

Infine, in terzo luogo, stiamo ospitando una serie di eventi in tutta Europa per permettere agli innovatori sociali di incontrarsi di persona e costruire rapporti di collaborazione più stretti attraverso paesi e campi diversi.

ISP Eurodesk: L’UE pone l’innovazione sociale al cuore della Strategia “Europa 2020”. Come pensi che l’UE dovrebbe rafforzarla?

Connor Friesen: La risposta più semplice è “finanziandola”. Certamente, l’UE deve pensare con attenzione a come orientare i finanziamenti, concepiti per i bisogni specifici dell’ innovazione sociale tanto nella sua fase preliminare quanto in quella di sviluppo ed espansione, questo è vero…Il nostro primo rapporto analizza proprio questo argomento nel dettaglio. I finanziamenti, comunque, non sono tutto.

L’EU deve anche concentrarsi su come “costruire” la capacità d’innovare nei 27 Stati membri. Nell’UE abbiamo desiderio d’innovazione –vogliamo trovare nuove soluzioni a bisogni sociali persistenti – ma spesso manchiamo delle competenze e conoscenze necessarie. Questa è la ragione per cui sono cosi importanti i programmi di educazione e di skills-building correlati ai metodi dell’innovazione. Se vogliamo utilizzare i fondi disponibili in modo efficiente, abbiamo bisogno di più progetti come il GIA - Global Innovation Academy, con l’obiettivo di insegnare metodi e strategie d’innovazione in tutti i settori e superando i confini nazionali.

Infine, l’UE deve contribuire a rafforzare il legame tra gli innovatori. Quando si innova da soli si combatte per superare ostacoli che sono stati superati con successo altrove. Quando invece s’innova insieme, si possono condividere i successi e le strategie ed ottimizzare i processi.

Si stanno sviluppando molti network che ambiscono a mettere in rete innovatori sociali, come ad esempio la Social Innovation eXchange (SIX) e la Social Innovation Europe. Cio’ crea allo stesso tempo sia un pericolo che un’opportunità. Quando gli innovatori sociali cercano di collegarsi contemporaneamente a molti network paralleli, perdono tempo prezioso. Questi network devono collaborare per mettere gli innovatori sociali in relazione l’uno con l’altro piuttosto che competere tra loro per una quota di innovatori sociali. Immagina il potere di un unico “hub” globale che condivida strategie, abilità e competenze, case studies, notizie, ed opportunità in diversi campi d’interesse, settori lavorativi e frontiere nazionali. Cio’ costituirebbe una risorsa enorme per gli innovatori sociali.

ISPE: Pensi che l’innovazione sociale potrebbe essere un modo per mantenere un welfare state forte, persino in un momento di forti restrizioni di budget?

Connor Friesen: Questa è una discussione dalle molte sfaccettature. Da un lato, siamo preoccupati che l’agenda dell’innovazione sociale sia semplicemente un modo per privatizzare i servizi attualmente realizzati dallo stato sociale. Dall’altro lato, alcuni temono che l’innovazione sociale sia essenzialmente del comunismo sotto un altro nome. Io credo che nessuna di queste due prospettive possa accuratamente spiegare quello che l’innovazione sociale mira a fare, e di cosa sia capace di fare.

L’innovazione sociale non è un metodo per mantenere un welfare state forte. Allo stesso modo, non è un metodo efficace per la privatizzazione dei servizi. L’innovazione sociale mira a dare risposta una grande domanda: come trovare il modo più efficace per sopperire ai bisogni insoddisfatti delle persone?

Penso che una generazione di innovatori sociali abbia constatato come molti dei vecchi sistemi, pubblici e privati, si siano rivelati inefficaci o mal indirizzati. Innovazione sociale non significa mantenere una particolare struttura “per se”, ma guardare a tutte le strutture e vedere come si possano trasformare e come si possano far lavorare meglio. Penso che le intenzioni assistenzialistiche che stanno dietro al forte welfare state europeo, rimarranno forti, ma penso anche che le istituzioni a servizio di utenti e cittadini dovranno velocemente adattarsi ai bisogni della popolazione.

ISP Eurodesk: Un’ultima domanda. Pensi che la CSR - Corporate Social Responsibility possa giocare un ruolo rilevante nel creare/rafforzare/aumentare l’innovazione sociale?

In tempi di ristrettezze fiscali, le industrie potrebbero fare di più per affrontare i problemi sociali. Gli sforzi della CSR - Corporate Social Responsibility sono un buon inizio, ma abbiamo bisogno di passare al livello successivo.

Per far fronte alle sfide sociali odierne noi abbiamo bisogno di una “Corporate Social Innovation”, cosi come suggerito nel Rapporto del 2009 “The New Nature Innovation” prodotto da FORA, assieme al Ministro degli affari economici ed industriali danese ed il Ministro degli Affari economici finlandese.

Piuttosto che creare semplicemente delle opportunità di fare del volontariato per i propri dipendenti, le industrie potrebbero sforzarsi per dispiegare le qualifiche settoriali più sviluppate nei settori in cui v’è maggior bisogno. Organizzazioni che lavorano per generare l’innovazione sociale nell’economia del dono, cosi come in quelle del Terzo Settore con la “triple bottom line”*-triplice resoconto, potrebbero trarre beneficio dal partenariato con le industrie. Pianificazione del business, gestione del processo, “franchising-as-expansion” e “capacity-building-as-investment”, sono tutti concetti che potrebbero giovare ad un’ampia gamma di organizzazioni sociali all’infuori del settore industriale. Gli sforzi dell’innovazione sociale potrebbero trarre vantaggio da una partecipazione più coordinata del movimento della CSR.

YF_IntervistaINGL.pdf (26.49 Kb)

Traduzione: Raffaella Donnini e Fiorenza Lipparini

La “triple bottom line” per le organizzazioni del terzo settore include aspetti di tipo economico, ecologico e sociale: se l’organizzazione puo’ produrre profitto, impatto sociale e reagire con responsabilità ecologica, allora ha soddisfatto gli standard di successo che si è posta come traguardo.

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