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Mozione per fermare la produzione di cacciabombardieri

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CAMPAGNA DI MOBILITAZIONE PER FERMARE LA PRODUZIONE DEI CACCIABOMBARDIERI JSF-F35
La mozione di sostegno proposta ai parlamentari
Il Senato, premesso che: - La Costituzione Italiana recita all’articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”;pertanto l’utilizzo di una forza armata nazionale è da intendersi a solo scopo di difesa; poiché non ci sono motivi per temere un’aggressione da parte di Paesi europei o di altri continenti risulta evidente che l’esercito nazionale abbia una funzione solo di peacekeeping e sia destinato a missioni di salvaguardia dei diritti umani. Di conseguenza la dotazione di strumenti di attacco come i cacciabombardieri JSF –F35 è priva di motivazione - Il nostro Paese è impegnato in un progetto per la realizzazione di 2.700 cacciabombardieri Joint Strike Fighter F-35 sostenuto dagli Stati Uniti a cui partecipano altri 8 paesi: Regno Unito al primo livello, Italia ed Olanda al secondo livello, Turchia, Canada, Australia Norvegia e Danimarca al terzo livello. La ditta capocommessa del progetto è l’americana Lockheed Martin Aero e l’azienda italiana maggiormente coinvolta è Alenia Aeronautica che partecipa allo sviluppo ed alla produzione “second source” dell’ala. Sono poi coinvolte in modo minore un’altra ventina di aziende del nostro comparto nazionale; - Il costo complessivo di tale progetto è stimato in 250 miliardi di dollari, ma non è in alcun modo possibile fare stime sui costi finali reali, tanto che per un singolo aereo le recenti stime statunitensi (marzo 2010) parlano di un costo finale di acquisto di circa 110 milioni di dollari; - Per la fase di produzione dell’aereo (successiva alle fasi di progettazione già completata) l’Italia ha ipotizzato di impegnarsi all’acquisto di 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter al costo totale - solo per l’aereo senza armamenti - di oltre 12 miliardi di euro seguendo le ultime stime (cifra spalmata fino al 2026) ed alla realizzazione a Cameri (Novara) di un centro europeo di manutenzione al costo di 605,5 milioni di euro, da consegnare entro il 2012; - Per la fase dello sviluppo e per quella di pre-industrializzazione l’Italia ha sottoscritto dei Memorandum of Understanding che la impegnano destinare al progetto 158,2 milioni di dollari dal 2007 al 2011, ed altri 745 milioni di dollari dal 2012 al 2046; - Dal punto di vista puramente strategico è difficile comprendere quali siano le motivazioni per l’acquisto di un cacciabombardiere di quarta generazione: le nostre attuali missioni militari all’estero hanno una caratteristica prevalentemente di peacekeeping, dove fondamentale deve essere la figura umana mentre risulta totalmente inutile, oltre che contraria al nostro dettato costituzionale, la presenza di cacciabombardieri. La possibile giustificazione della deterrenza ai fini difensivi non regge in quanto occorre ricordare che stiamo già acquistando il caccia Eurofighter EFA più adatto a compiti da intercettore e di difesa da attacchi aerei; - Anche gli Stati Uniti, con la nuova presidenza di Barack Obama, hanno deciso di effettuare importanti tagli sui sistemi d’arma considerati sovradimensionati ed inutili nelle nuove prospettive strategiche per investire sulla componente umana; - Diverse voci ufficiali dei paesi partecipanti al progetto (la Corte dei Conti olandese, lo U.S. Government Accountability Office) hanno espresso le loro forti perplessità sulla sostenibilità, efficacia ed effettivo costo di tutto il programma JSF. In un rapporto del marzo 2009 il GAO risulta essere fortemente critico sul progetto lamentandone principalmente i forti ritardi, il lievitare dei costi e le scarse garanzie sulla buona riuscita. Viene criticata la scelta del dipartimento della Difesa di anticipare la fase di produzione senza aver completato i test necessari, con il forte rischio di scoprire eventuali difetti a posteriori, quando correggerli sarà estremamente complicato e costoso. Per ovviare alle difficoltà progettuali i paesi acquirenti hanno inoltre deciso di anticipare l’acquisizione del 15% del totale dei velivoli, cioè 360 aerei, testando solo il 17% delle capacità dell’F35 in volo, per lasciare tutto il resto alle simulazioni di laboratorio (molti problemi però emergono solo con le prove di volo). Sempre secondo il GAO i costi complessivi nei primi nove anni del progetto sono lievitati dell’80% e continueranno a crescere. Gli USA sono impegnati ad investire 10 miliardi di dollari l’anno per i prossimi venti anni.
- La Corte dei Conti olandese, nell’avanzare le proprie perplessità, ha esposto diverse critiche al forte lievitare dei costi del progetto affermando che è impossibile calcolare il costo reale di un singolo aereo, mentre tenendo presente il costo della partecipazione delle aziende olandesi al programma di sviluppo del JSF risulterebbe più economico per i Paesi Bassi scegliere l’acquisto puro e semplice dell’aereo finito; - La Norvegia il 30 marzo 2009 scorso ha sospeso fino al 2012 la sua partecipazione al programma del JSF; - Uno studio interno del Dipartimento USA alla Difesa di fine 2009 ha confermato le previsioni di costi fuori budget già individuati negli anni precedenti (circa 16,5 miliardi di dollari), prevedendo un ritardo di circa 2 anni e mezzo nella fase di sviluppo e conseguentemente di produzione finale del caccia F35. Ciò ha comportato, in maniera inedita, grosse critiche alla capo-commessa Lockheed anche da parte del Pentagono (per bocca dei suoi massimi esponenti di acquisto armamenti) che ha paventato per la prima volta la possibilità di richiedere alla controparte industriale delle compensazioni monetarie per tutti questi ritardi e costi aggiuntivi; - Diversi analisti sin dalla nascita del progetto hanno sottolineato come l’allargamento ai partner, in particolar modo quelli europei, serviva da un lato per coprire i forti costi di sviluppo e produzione dall’altro per tarpare le ali all’industria europea della difesa che specialmente con il progetto dell’Eurofighter stava affermandosi nel mercato. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la terza tranche di produzione dell’Eurofighter, il programma del caccia europeo prodotto da Italia, Gran Bretagna, Germania e Spagna, sarà ridimensionata. Dei 236 aerei previsti ne verranno prodotti solo la metà senza ulteriori certezze per il futuro. L’Italia, che ne doveva acquistare 46 da aggiungere ai 75 delle prime due tranche, ha sottoscritto l’acquisto solo di altri 21; - Le promesse occupazionali di circa 600 posti di lavoro per le aziende italiane partecipanti al programma, impieghi realmente accertati e non i 10.000 di cui si è favoleggiato in qualche dichiarazione, in realtà saranno di fatto solo una compensazione di posti di lavoro che si perderanno per i tagli all’Eurofighter. In questo settore bisogna tener presente che i profitti dell’industria militare sono alti, anche perché garantiti dai Governi, ma basse sono le ricadute occupazionali in proporzione ai pur massicci investimenti. Per stessa ammissione del Governo italiano le ricadute industriali sono bassissime, tanto che a distanza di diversi mesi dal parere positivo del Parlamento, che chiedeva garanzie su questo aspetto, non è stato ancora firmato il contratto. Considerando poi le maggiori difficoltà che sta incontrando lo sviluppo del progetto negli Stati Uniti resta sempre più difficile pensare che le richieste dell’Italia vengano accolte; - Le ricadute industriali non andranno a sviluppare più ritorni rispetto ai soldi investiti dallo Stato per l’acquisto dei caccia, che verranno semplicemente rigirati per la quota parte su aziende italiane. Il grande costo di ogni singolo aereo sarà inoltre un grande deterrente per eventuali acquisti da parte di nazioni terze non partecipanti al programma di produzione; - In un momento di grossa crisi economica non è sicuramente una buona scelta di spesa pubblica andare ad impegnare complessivamente per i prossimi anni circa 15 miliardi di euro che potrebbero invece essere utilizzati per: stimolare la ripresa dell’economia ed affrontare meglio la crisi di questo periodo che sta attaccando in maniera forte l’occupazione e i risparmi, senza dover procedere agli ipotizzati tagli alla scuola, alla sanità e al welfare del nostro paese; impegna il Governo: a sospendere la partecipazione al programma di realizzazione dell’aereo Joint Strike Fighter non sottoscrivendo alcun contratto di acquisto di questi stessi velivoli a procedere in tempi rapidi ad una attenta ridefinizione del Modello di difesa che sia rispondente al nostro dettato costituzionale ed alla nostra politica estera oltre che alla vocazione del nostro paese all’integrazione europea e al ruolo di peacekeeping delle nostre Forze Armate.
Senato
Autore: 
Umberto Veronesi
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11 gennaio, 2011 da redazione

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