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Volo e campo magnetico

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La rivista Nature pubblica questa settimana un report relativo all’ultimo lavoro di ricerca sulla relazione che sembra esserci tra il volo degli uccelli e la loro sensibilità al campo magnetico. Lo studio non è riuscito a trovare un’evidenza della presenza di cellule nervose nei becchi dei piccioni sensibili al magnetismo terrestre.

L’affascinante ipotesi che gli uccelli - in particolare i migratori - possano percepire il campo magnetico terrestre per orientarsi durante la loro navigazione in volo, era stata surrogata da diverse teorie. Uno studio condotto nel 2004 al Virginia Tech, tra gli altri, suggeriva che il sistema nervoso dei volatili avesse sviluppato una particolare sensibilità in grado di vedere, grazie a particolari fotorecettori, le linee di campo magnetico – così come alcuni animali, analogamente, sono sensibili all’ultravioletto o alla luce polarizzata. Più recentemente, l’attenzione si è concentrata sulla presenza di cellule ricche di ferro nei becchi dei piccioni, che potrebbe veicolare la direzione dei volatili seguendo l’attrazione magnetica durante il volo. Quest’ultima ipotesi è stata tuttavia contestata proprio da David Keys – autore dello studio - e i suoi colleghi ricercatori, i quali hanno rilevato come, in realtà, si tratti di cellule macrofagi e non cellule neuronali. I macrofagi sono infatti componenti del sistema immunitario che hanno anche un ruolo nella regolazione del ferro. Questa scoperta ha diverse implicazioni per la comprensione delle basi neuronali della rivelazione del campo magnetico negli uccelli.

Per questo, le cellule che permettono agli uccelli di definire la direzione, altitudine e localizzazione attraverso l’individuazione del campo magnetico, rimangono una frontiera di ricerca aperta. Gli autori hanno proposto una rivalutazione  dei dati disponili su questo tipo di comportamento, in particolare sul ruolo della magnetite.

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