fbpx Relitto romano in Liguria | Page 2 | Scienza in rete

Relitto romano in Liguria

Primary tabs

Read time: 2 mins

Affondata 2000 anni fa e ritrovata solo oggi, grazie alle segnalazioni di alcuni pescatori: a largo delle coste savonesi, di fronte a Varazze, è stata rinvenuta una nave risalente al periodo compreso tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. All’interno, un vero e proprio tesoro, un centinaio di anfore romane che, probabilmente, contenevano olio.

La scoperta si deve ai carabinieri del Centro Subacquei di Genova che, con l’aiuto dei tecnici dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), presenti in loco con la nave oceanografica Astrea, sono riusciti ad individuare il relitto. Da decenni i pescatori segnalano la presenza di frammenti di anfore nelle reti da pesca ma per molto tempo non si è riusciti ad individuare l’imbarcazione che le conteneva e che, è oggi noto, si trova a circa 100 metri di profondità, ed è presumibilmente lunga 20 – 30 metri.L’esplorazione ravvicinata dei fondali è stata possibile grazie a “Pluto”, il ROV del centro subacquei in grado di arrivare sino a 300 metri sotto il livello del mare. Con il suo braccio meccanico è stata riportata alla luce un’anfora, ora sottoposta a procedimento di desalinizzazione, e in perfette condizioni. Le più moderne tecniche di studio e analisi dei materiali potranno, a breve, arricchire le conoscenze sulle floride attività commerciali dell’età augustea.

Il mar Mediterraneo continua quindi a restituire affascinanti testimonianze delle epoche passate e a fornire informazioni sulle rotte di navigazione e i commerci prediletti dai romani. Lo stesso mar Ligure rappresentava nell’antichità, infatti, soprattutto a Ponente, tra Gallinara e Capo Mortola, uno dei tratti più navigati.

Grande la soddisfazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria, che dovrebbe in futuro curare la collocazione del relitto  in un’area museale. 

Autori: 
Sezioni: 
Fondali marini

prossimo articolo

Le attività antropiche sono una minaccia sempre più grave per gli uccelli

Un uccello vola accanto a un cavo elettrico

Un’analisi condotta da ISPRA su 623 esemplari appartenenti a 21 specie, nell’arco di 17 anni, rivela che le morti dell’avifauna provocate dall’essere umano sono quasi il doppio di quelle dovute a cause naturali. Elettrocuzione, collisioni con infrastrutture energetiche e bracconaggio sono le cause principali. La localizzazione dei singoli individui - e quando possibile la causa delle loro morti - è stata consentita dagli strumenti di tracciamento satellitare, diventati nel tempo più piccoli, leggeri e meno costosi. Crediti immagine: Kaitlan Balsam/Unsplash

Dalla gravina di Matera - un profondo canyon nel Parco della Murgia Materana - a Campobello di Mazara sono circa 700 chilometri, se si va via terra. Tra le due località c'è anche lo stretto di Messina. Tra planate e volteggi, i chilometri diventano molti di più. È più o meno questo il percorso che ha fatto, in appena due settimane, una giovane femmina di capovaccaio, come raccontato dai suoi tracciati di monitoraggio. Rilasciata nell'ambito del progetto LIFE Egyptian vulture, è morta dopo sette mesi di vita in libertà in Sicilia a causa di un'infrastruttura elettrica.