fbpx Come invecchierà la nostra mente? Sono i geni a dirlo | Page 37 | Scienza in rete

Come invecchierà la nostra mente? Sono i geni a dirlo

Primary tabs

Read time: 2 mins

Come è invecchiata la mente dei nostri antenati? Ricordavano tutto anche in tarda età? A queste domande dovremmo rispondere per sapere come invecchierà la nostra mente. A rivelarlo uno studio frutto del lavoro sinergico fra ricercatori del Texas Biomedical Research Institute di San Antonio e quelli della Yale University e pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Si tratta del primo studio in grado di dimostrare come l'invecchiamento cerebrale sia fortemente correlato al patrimonio genetico. Sono stati coinvolte 1129 persone di età compresa fra i 18 e gli 83 anni. L'interesse dei ricercatori si è concentrato sugli effetti dell'invecchiamento sulle capacità neurocognitive e sulla quantità di materia bianca. Quest'ultima è composta da assoni rivestiti da mielina e controlla i segnali condivisi fra i neuroni, coordinando il lavoro delle diverse regioni cerebrali. Influenza l'apprendimento e numerose funzioni intellettive e una sua perdita è correlata ai processi di deterioramento cognitivo tipici dell'invecchiamento.

Il patrimonio genetico condiviso da individui legati da rapporti di parentela sembra predire i cambiamenti a livello di funzionalità cerebrale osservata con l'avanzare degli anni.

Gli studiosi hanno applicato una sofisticata metodica di analisi e hanno così dimostrato una base genetica ereditaria nel deterioramento neurocognitivo legato all'invecchiamento. Anche il diminuire della materia bianca sembra essere influenzato dai geni. I ricercatori hanno scoperto che questi due processi ovvero l'alterazione delle funzioni cognitive e il diminuire della materia bianca sono da ricondurre all'azione di differenti gruppi di geni.

"Il valore aggiunto di questo studio consiste nell'aver coinvolto famiglie molto numerose. Questo ci ha consentito di distinguere le influenze genetiche e non genetiche sul processo di invecchiamento." ha spiegato David Glahn, professore di psichiatria alla Yale University School of medicine e primo autore dello studio.

Autori: 
Sezioni: 
Genetica

prossimo articolo

Lavorare stanca, al caldo ammazza

Mentre il caldo estremo diventa la norma, il lavoro all'aperto resta uno dei fronti più esposti e meno tutelati. In Italia ogni anno migliaia di infortuni sono attribuibili alle alte temperature, e ogni estate porta con sé la conta dei braccianti e degli operai morti sotto il sole. Qualcosa si muove: ordinanze regionali, un protocollo nazionale, una piattaforma di previsione del rischio che funziona. Ma in Italia la prevenzione resta a macchia di leopardo e senza una legge che la renda obbligatoria ovunque. Illustrazione prodotta con Claude.

Il 19 luglio 2025 Naceur Messaoudi, bracciante di 57 anni, è morto mentre raccoglieva cocomeri nelle campagne di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo. Pochi giorni prima un altro bracciante era morto in un agrumeto del Cosentino, un terzo in una serra del Casertano. Il 25 luglio, in Sardegna, l'operaio antincendio Gianfranco Incollu ha perso la vita mentre lavorava tra le fiamme a Jerzu, con temperature che hanno toccato i 48 gradi. Sono solo alcuni dei casi che le cronache e i sindacati hanno raccolto durante l'estate.