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Il canto dell'uccello cittadino

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Ascoltate un passero che cinguetta in campagna o in un bosco di montagna. Poi, sempre che riusciate, ascoltatene un altro che canta in città. Sentirete che l'uccello urbano canta "più forte" di quello che vive in ambiente naturale. Passeri, merli e cinciallegre infatti,  dovendo convivere con l'incessante rumore di sottofondo dell'ambiente urbano,  hanno  negli anni modificato la frequenza del loro canto. L'inquinamento acustico ha alterato il cinguettio degli uccelli ma non è l'unica causa di questo cambiamento. Un team di ricercatori dell'Università di Copenhagen e dell'Università di Aberystwyth ha recentemente  scoperto che anche  l'architettura delle città è causa di distorsioni nella comunicazione degli uccelli. Lo studio, pubblicato sulla rivista PLoS One,  ha messo in evidenza che la maggiore frequenza con la quale cantano gli uccelli in ambiente urbano è dovuta non solo al rumore della città ma anche al tentativo di minimizzare la riflessione dei suoni causata dalla cementificazione.

"Con l'aiuto di registrazioni sonore controllate, abbiamo dimostrato che le frequenze più elevate nelle canzoni degli uccelli urbani sono trasmesse anche quando nelle città non c'è alcun rumore da traffico. Ciò dimostra che la struttura fisica delle città deve svolgere un ruolo considerevole nella modifica delle frequenze.", spiega il Professor Torben Dabelsteen, della Sezione di Ecologia ed Evoluzione presso l'Università di Copenhagen Dipartimento di Biologia. Palazzi, edifici  industriali e strade strette riflettono e distorcono il rumore in diversi modi e di questo  gli uccelli devono tener conto. La comunicazione avviene infatti attraverso onde sonore che vengono riflesse dalle costruzioni edili. Gli uccelli, per potersi riconoscere in ambiente urbano, hanno dovuto evolversi in modo da ridurre gli echi prodotti dalla cementificazione.

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Quando la scienza deve parlare: l'ecocidio nella Striscia di Gaza

Gaza a febbraio 2025

Parlare di ambiente mentre a Gaza si consuma una catastrofe umanitaria può sembrare inappropriato. Eppure la distruzione ecologica è parte integrante della violenza, perché acqua, suolo e aria contaminati e compromessi prolungano nel tempo i danni alla salute e alla vita delle comunità. Il concetto di ecocidio offre una chiave per comprendere la portata strutturale del disastro e le responsabilità che ne derivano. E anche per questo la comunità scientifica è chiamata a documentare e denunciare ciò che accade.
 

In copertina: Gaza City a febbraio 2025. Crediti: Jaber Jehad Badwan/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Può apparire fuori luogo parlare di ecologia di fronte al disastro umanitario nella Striscia di Gaza, una tragedia immane che non è certo il risultato di eventi ‘naturali’. Le operazioni condotte dalle Israel Defense Forces (IDF) sono al centro di accuse di genocidio all’esame della Corte Internazionale di Giustizia, mentre davanti alla Corte Penale Internazionale sono in corso procedimenti nei confronti di esponenti del governo israeliano per presunti crimini internazionali.