fbpx Il canto dell'uccello cittadino | Page 24 | Scienza in rete

Il canto dell'uccello cittadino

Primary tabs

Read time: 2 mins

Ascoltate un passero che cinguetta in campagna o in un bosco di montagna. Poi, sempre che riusciate, ascoltatene un altro che canta in città. Sentirete che l'uccello urbano canta "più forte" di quello che vive in ambiente naturale. Passeri, merli e cinciallegre infatti,  dovendo convivere con l'incessante rumore di sottofondo dell'ambiente urbano,  hanno  negli anni modificato la frequenza del loro canto. L'inquinamento acustico ha alterato il cinguettio degli uccelli ma non è l'unica causa di questo cambiamento. Un team di ricercatori dell'Università di Copenhagen e dell'Università di Aberystwyth ha recentemente  scoperto che anche  l'architettura delle città è causa di distorsioni nella comunicazione degli uccelli. Lo studio, pubblicato sulla rivista PLoS One,  ha messo in evidenza che la maggiore frequenza con la quale cantano gli uccelli in ambiente urbano è dovuta non solo al rumore della città ma anche al tentativo di minimizzare la riflessione dei suoni causata dalla cementificazione.

"Con l'aiuto di registrazioni sonore controllate, abbiamo dimostrato che le frequenze più elevate nelle canzoni degli uccelli urbani sono trasmesse anche quando nelle città non c'è alcun rumore da traffico. Ciò dimostra che la struttura fisica delle città deve svolgere un ruolo considerevole nella modifica delle frequenze.", spiega il Professor Torben Dabelsteen, della Sezione di Ecologia ed Evoluzione presso l'Università di Copenhagen Dipartimento di Biologia. Palazzi, edifici  industriali e strade strette riflettono e distorcono il rumore in diversi modi e di questo  gli uccelli devono tener conto. La comunicazione avviene infatti attraverso onde sonore che vengono riflesse dalle costruzioni edili. Gli uccelli, per potersi riconoscere in ambiente urbano, hanno dovuto evolversi in modo da ridurre gli echi prodotti dalla cementificazione.

Autori: 
Sezioni: 
Indice: 
Inquinamento

prossimo articolo

Giove rimpicciolisce (di poco): la nuova misura dalla missione Juno

giove

Nuove analisi combinate dei dati della sonda Juno e del telescopio spaziale Hubble aggiornano con precisione senza precedenti la forma di Giove, che risulta leggermente più compatto rispetto alle stime storiche derivate da Pioneer e Voyager, con raggi polare ed equatoriale inferiori rispettivamente di circa 12 e 4 km. Questi risultati, da poco pubblicati su Nature Astronomy, introducono vincoli più stringenti sui modelli della struttura interna dei giganti gassosi e migliora la calibrazione delle relazioni massa–raggio usate per interpretare gli esopianeti.

Nell'immagine di copertina: il pianeta Giove. Crediti: Kevin M. Gill (CC-BY) based on images provided courtesy of NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS

Dopo oltre quarant’anni, nuovi dati della missione Juno della NASA e del telescopio spaziale Hubble hanno permesso di ricalcolare con precisione senza precedenti la forma di Giove, rivelando che il pianeta è leggermente più compatto rispetto a quanto indicato dalle stime storiche. Il risultato, pubblicato su Nature Astronomy, introduce un nuovo vincolo quantitativo sui modelli interni di Giove e, più in generale, sulla fisica dei pianeti giganti.