Rilanciamo il dibattito per rafforzare la ricerca in Italia

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La pubblicazione del documento di riforma generale del settore della ricerca, presentato dal ministro Profumo – e poi, comunque, ritirato – ha interrotto una riflessione avviata da un gruppo di “addetti ai lavori” che si poneva un obiettivo solo parzialmente analogo, nel senso che partiva da una considerazione della crisi generale del Paese, riconoscendo nei ritardi e nella marginalità del ruolo della ricerca e dell’innovazione in Italia un fattore negativo e importante del nostro declino economico, sociale e culturale.

La recente indicazione che sta emergendo anche in sede europea per un maggiore impegno verso le questioni dello sviluppo, della ricerca e dell’innovazione coglie finalmente un punto centrale del ruolo europeo, ma nel contempo esalta i ritardi e le difficoltà crescenti del nostro Paese. Il parallelo programma espresso da Obama prima delle elezioni e confermato dopo la sua rielezione e con il quale si punta ad un ampio ricorso alle capacità della ricerca per recuperare il “sogno americano”, rappresenta una ulteriore conferma della necessità di una vera e profonda riflessione critica e di una riprogettazione delle politiche economiche, sociali e ambientali italiane.

Questa iniziativa vuole essere, dunque, un Appello perché il mondo della ricerca e della cultura cosi direttamente chiamato in causa contribuisca con un proprio impegno e con una propria elaborazione a questo processo. Evitando accuratamente posizioni corporative e allargando l’analisi ai problemi generali del Paese, ci sembra che proprio i ritardi “culturali” in materia di società della conoscenza rappresentino un ostacolo e un limite da superare necessariamente anche con il contributo di quanti non da oggi, peraltro, lamentano e segnalano il declino italiano.   

A questo fine riteniamo di poter indicare intanto tre obiettivi generali, intorno ai quali articolare una serie di interventi e, in definitiva, un Progetto da sottoporre alle responsabilità politiche che avranno manifestato una apertura e una condivisione nel tradurre questo Progetto in una azione di governo.

Questi Obiettivi generali potrebbero essere cosi espressi:

  1. Portare il sistema formativo, universitario e della ricerca ai livelli della media dell’Unione Europea nell’Arco di tempo di due legislature (politiche economiche).
  2. Promuovere nello stesso arco temporale una struttura e una specializzazione produttiva capace di perseguire obiettivi di sviluppo sostenibile del Paese (politiche industriali).
  3. Promuovere nella società civile –anche attraverso il concorso di autonome iniziative– la coscienza critica delle trasformazioni rese possibili dalla civiltà della conoscenza, nonché l’individuazione di tematiche sensibili e di interesse generale relative alla qualità etica, economica e sociale di uno sviluppo intrecciato con lo sviluppo delle conoscenze scientifiche (politiche educative). 

Nell’articolare questi obiettivi generali non intendiamo certamente evitare la questione delle risorse finanziare, le cui ben note carenze sembrano alle volte essere utilizzate per negare le possibilità di determinati cambiamenti. Quindi domandiamo anche di esprimersi sull’entità e sulle fonti dei finanziamenti sottesi alle varie proposte. 

Tutti coloro che intendono aderire, partecipare e contribuire possono segnalare il proprio nominativo e il proprio intervento  a: Scienzainrete e/o a ROARS.

Sulla base di questi contributi e di un impegno redazionale da parte nostra, raccoglieremo gli interventi e produrremo via, via una elaborazione e un documento “in progress” sino ad un elaborato finale da sottoporre alle forze politiche. 

Primi Firmatari:
Sergio Ferrari, Sveva Avveduto, Carlo Bernardini, Marcello Buiatti, Andrea Cerroni, Massimo Cocco, Gennaro Di Giorgio, Rino Falcone, Pietro Greco, Angelo Guerraggio, Francesco Lenci, Tommaso Maccacaro, Alfonso Marino, Roberto Morabito, Daniela Palma, Giovanni Paoloni, Giorgio Parisi, Caterina Petrillo, Giulio Peruzzi, Luciano Pietronero, Francesco Sinopoli, Francesco Sylos-Labini, Settimo Termini, Romolo Sussolano.

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L’indicazione degli Obiettivi generali sopra riportati, deve essere intesa come l’individuazione di una valenza capace di riassumere un arco molto ampio e differenziato di interventi tali, tuttavia, da concorrere a quello che necessariamente assume la dimensione di un Progetto Paese. In questo senso si potrebbero anche esprimere valori di portata ancora più generale. I quali a loro volta richiederebbero di essere articolati e specificati.
Al fine di esemplificare il percorso e il livello attuale delle elaborazioni che riteniamo opportune riportiamo nel seguito una serie di questioni e di indicazioni, certamente di diverso peso relativo e certamente non esaustive.

Le ipotesi d’intervento conseguenti ai tre obiettivi generali:

Portare il sistema formativo, universitario e della ricerca ai livelli della media dell’Unione Europea nell’Arco di tempo di due legislature (politiche economiche).

  • Eliminare i provvedimenti sul taglio del turn-over (in questo momento all’80%) negli Enti di ricerca e avviare rapidamente l’assunzione di almeno 1000/1500 ricercatori nelle strutture pubbliche di ricerca concludendo tale operazione nell’arco di un biennio;
  • Prevedere, a partire dal prossimo bilancio, un aumento annuo dei finanziamenti pubblici per la ricerca non inferire al 10% per le spese di investimento e del 5% sul resto (circa 0,5 miliardi all’anno, per due anni) per il recupero di operatività delle strutture.
  • Unificare nell’arco di alcuni anni il trattamento normativo e retributivo dei dipendenti delle strutture pubbliche di ricerca alla media europea;
  • Attuare una reale autonomia statutaria degli EPR in modo che la partecipazione delle comunità scientifiche interne sia effettivamente promotrice dello sviluppo degli Enti stessi;
  • Evitare ogni ipotesi di nuove riforme delle istituzioni di ricerca a costo zero che, come le precedenti, avrebbero come soli effetti quelli di introdurre ritardi, disattendere aspettative, creare blocchi operativi e, nel frattempo, contribuire al degrado delle strutture. Se di riforma si vorrà parlare questo tema deve essere affrontato in tempi e modi tutti da definire, partendo dalla definizione degli obiettivi e dalla predisposizione di risorse;
  • Definire uno strumento finanziario pubblico che assicuri gli investimenti a rischio e le relative valutazioni sulle prospettive e sulle strutture competitive e di mercato esistenti, relative agli specifici interventi attuativi di Progetti di particolare rilevanza economica.
  • Esiste una crescente dimensione dell’intervento Comunitario sia in materia di scelte strategiche sia di interventi finanziari. Questa condizione richiede, date le connessioni sempre più strette tra Ricerca, Innovazione e Sviluppo, che da parte dell’Unione – e in primo luogo del Parlamento europeo – venga assunto e praticato il principio di operare per uno sviluppo equilibrato dell’Unione stessa. Per parte nazionale è necessario costruire da un lato una parallela capacità in materia di scelte strategiche e, dall’altro, le condizioni materiali per partecipare all’utilizzazione dei fondi comunitari tenendo presente che la possibilità di concorrere implica una preesistente disponibilità di risorse.
  • Definire una sede politica di valutazione e approvazione di grandi Progetti pluriennali di ricerca/innovazione/sviluppo, nazionali o internazionali, rispondenti a valutazioni d’interesse nazionale, oltre che coerenti con i principi di uno sviluppo sostenibile. Tale CIPE Sviluppo/Innovazione deve essere incaricato anche di controllare, aggiornare e valutare i relativi andamenti e i risultati di tali Progetti.
  • Particolarmente urgenti appaiono le revisioni della didattica disciplinare nel settore scientifico-tecnico a tutti i livelli.

Promuovere nello stesso arco temporale una struttura e una specializzazione produttiva capace di perseguire obiettivi di sviluppo sostenibile del paese (politiche industriali).

  • Articolare il trasferimento di risorse finanziarie pubbliche per spese in R&S a favore del sistema delle imprese sulla base di tre criteri:
    - rendere le agevolazioni orizzontali e automatiche alla R&S delle imprese omogenee con quelle operanti negli altri paesi dell’U.E..
    - ospitare presso laboratori pubblici e con appositi accordi personale delle imprese impegnato in Progetti comuni di sviluppo;
    - contribuire alla realizzazione di progetti di Sviluppo con copertura da parte pubblica sino al 50% dei costi allorché proposti dalle imprese e gestiti congiuntamente e sino all’80 % se proposti e gestiti dal pubblico.
  • Esistono tematiche che per la loro rilevanza strategica in materia di sviluppo sostenibile, chiamano in causa una pluralità di responsabilità politiche e strumentali che devono convergere verso il raggiungimento di obiettivi coerenti. In queste condizioni è necessario elaborare un apposito Piano che espliciti questi obiettivi, le condizioni e le responsabilità operative e le corrispondenti dimensioni finanziarie. E’ questo attualmente il caso del tema dell’Energia.
  • Attribuire alle strutture pubbliche di ricerca oltre che la responsabilità di definire e graduare gli impegni in materia di ricerca fondamentale e di ricerca libera, la possibilità di assumere l’iniziativa in materia di trasferimento tecnologico, di presentazioni di progetti d’innovazione, ecc. di stabilire accordi con il sistema economico, industriale e finanziario, nonché stabilire norme generali per la cessione delle conoscenze tali da favorire le azioni di applicazione e diffusione al sistema produttivo nazionale unitamente al controllo di tali sviluppi;
  • Promuovere nella società la coscienza critica delle trasformazioni rese possibili dalla civiltà della conoscenza (politiche educative).
  • Recuperare i finanziamenti alle scuole e alle Università private da riversare sulle scuole e sulle Università pubbliche e, inoltre, per avviare una riforma della scuola dell’obbligo sino a 18 anni come luogo sociale di formazione del cittadino.
  • Prevedere risorse per un piano di formazione e disseminazione della cultura scientifica al fine di educare e innalzare la capacità della società italiana di comprendere e utilizzare i risultati delle ricerche e il loro impiego per lo sviluppo sostenibile.
  • Sostenere le istituzioni culturali come l’Accademia dei Lincei, le Biblioteche Nazionali, ecc… inserendole in un sistema integrato della ricerca italiana al fine di creare sinergie e promuovere contributi per il trasferimento della conoscenza verso la società.
  • Creare un’azione politica trasversale ai diversi ministeri (Ricerca e Università, Scuola, Ambiente, Agricoltura, Beni Culturali, Economia e Sviluppo, Sanità) per determinare azioni strategiche nazionali finalizzate all’aumento della competitività del sistema della ricerca italiano promuovendo trasferimento di conoscenze e multidisciplinarietà (ad esempio affrontando in modo integrato sfide e problematiche riguardanti sviluppo economico, ambiente e sanità).

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Oramai non si può più tornare indietro. Qualcuno può pensare che fossero bei tempi quelli in cui gli scienziati, chiusi nella loro proverbiale torre d’avorio, portavano avanti il loro lavoro senza doversi confrontare con la società, senza dover spiegare al grande pubblico le implicazioni delle loro scoperte, senza dover dipendere da un consenso più ampio per reperire le risorse e i fondi necessari per la ricerca. Che piaccia o no, oggi non è più così.