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Home » Blog » Blog di Ernesto Carafoli e Laura Fedrizzi

Valutazione parte III - Figli e amanti (non quelli di Lawrence però...)

  • Blog di Ernesto Carafoli e Laura Fedrizzi
  • 1670 letture

I fenomeni di nepotismo legati all’imbroglio nell’ Università Italiana esistono, eccome. Penso anzi che siano numerosi. Anzi, molto numerosi. E che siano un esempio clamoroso del malcostume universitario Italiano che se ne infischia della valutazione. Ma è tutto qui?

Prendo di nuovo in prestito la storiella di Franco Brezzi, e stavolta è la prima parte, quella dell’Altipiano di Xem Su (ma come vengono in mente a Franco quegli incredibili nomi…). C’entra ancora la statistica, che lui maneggia evidentemente meglio dello scrittore-giornalista che sta facendo soldi a palate denunciando i nepotismi e le parentele tra gli Accademici della stessa Università. La storiella va letta per intero tanto è gustosa, ma qui basta accennare al punto centrale: cioè il fatto, per il suddetto autore “statisticamente accertato” ed ovviamente scandaloso, che le parentele nell’ambiente accademico siano ben  al di là del dovuto (dovuto statistico, s’intende). A Franco interessa mettere in rilievo l’ignorante sicumera del giornalista che straparla di statistica, e posso capirlo. In fin dei conti SciRe si è data la missione di combattere il pressapochismo giornalistico in scienza. Cosicchè, nella storiella di Xem Su, passa quasi in seconda linea il fatto principale, che è ancora una volta un fatto di valutazione. Io so che i fenomeni di nepotismo legati all’imbroglio nell’ Università Italiana esistono, eccome. Penso anzi che siano numerosi. Anzi, molto numerosi. E che siano un esempio clamoroso del malcostume universitario Italiano che se ne infischia della valutazione. Ma è tutto qui? No che non è tutto qui, come dimostra in modo ineccepibile il discorso di Franco. Fermo restando che il malcostume a-valutativo  va denunciato e stroncato (succederà mai?), qui non si può fare del problema parentele un punto di principio. Ieri ho scritto (e magari lo avrò fatto con intenti provocatori) che nel caso dei dipendenti “nullafacenti” sparare nel mucchio è, tutto sommato, meglio che non sparare affatto. Qui, però, la cosa è tutt’affatto diversa. Per tutte le ragioni che elenca Franco, nel mondo Accademico è solo naturale che le parentele fioriscano, ed è demagogico stigmatizzarle per principio. Mi domando se il nostro giornalista-scrittore, nel furore della sua osannata crociata, abbia mai letto dei coniugi Curie, o dei due Kornberg, padre e figlio, entrambi Professori dell’Università di Stamford, ed entrambi insigniti del premio Nobel a distanza di 50 anni. Per una volta, quindi, il “distinguo” lo faccio io...

__________________

Ernesto Carafoli
Biochimica, Università di Padova

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16 luglio, 2009 da Ernesto Carafol...


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#1 cullati nella scienza

ritratto di Laura Fedrizzi
21 luglio, 2009 - 16:41 da Laura Fedrizzi

Solo un paio di precisazioni/curiosità.

La quantità di scienziati nella famiglia Curie non si limita ai noti coniugi Marie e Pierre, saranno quattro i premi Nobel (Marie e Pierre, la figlia Irène e il genero Frédéric Joliot). Irène ebbe poi due figli che divennero entrambi scienziati.

Riguardo all'ambiente della scienza che forma e fa incontrare scienziati, cito il necrologio di Irène Curie-Joliot, scritto dal suo collega fisico Premio Nobel James Chadwin (Nature,1956, 177:964):

"Irène Joliot-Curie [...] was born in the stirring days of radioactivity when her parents [Marie and Pierre Curie] were making great discoveries, she grew up with radioactivity, and all her life was devoted to its study. [...] In 1926 she married Frédéric Joliot ... and there began a collaboration of husband and wife in scientific work rivalling in productive genius even that of her parents. [...]".

("Irène Joliot-Curie [...] nacque nei giorni agitati degli studi sulla radioattività mentre i suoi genitori [Marie e Pierre Curie] stavano compiendo grandi scoperte, lei crebbe con la radioattività, e tutta la sua vità fu dedicata a questi studi. [...] Nel 1926 sposò Frédéric Joliot...ed iniziò una collaborazione tra marito e moglie negli studi scientifici che competeva alla pari col genio produttivo dei genitori di lei.[...]".)

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#2 ecco che iniziamo coi distinguo...

ritratto di magnete
28 luglio, 2009 - 10:00 da magnete

mah...in un paese dove il nepotismo è una filosofia di vita e la "famiglia" conta più di tutto mi sembra non si possa avere un atteggiamento candido di fronte ai "parenti di...". Soprattutto in Italia (e infatti Curie e Kornberg frequentavano ben altre latitudini). E poi, come dice Laura Fedrizzi, che sarà mai una schioppettata tirata a un bravo figliolo? se ha le spalle larghe si rifarà.

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#3 qualche volta, però, distinguere bisogna...

ritratto di Ernesto Carafoli
29 luglio, 2009 - 16:07 da Ernesto Carafoli

Lo sapevo. Lo sapevo bene che con tutti i problemi che affliggono la ricerca Italiana i “distinguo“ sarebbero parsi un lusso. Addirittura, una provocazione. E difatti il commento di “magnete”, se ho capito bene, dice che i Curie, i Kornberg, sì, va bene, belle e logiche cose a quelle latitudini, ma da noi, vogliamo scherzare? Con i nostri chiari di luna, chissenefrega dei Kornberg: occorre stroncare il malcostume. Punto e basta. Mah, a me andrebbe anche bene, e devo dire che il “distinguo” l’ho tirato fuori con fatica. Tanto è vero che la metafora dello sparare nel mucchio (ah, Brunetta, Brunetta…) l’avevo proprio usata io. Qui, in questa storia delle parentele, penso però che bisogni fare un ragionamento un poco diverso. E, “magnete”, mi lasci ribadire che io sono convinto, ultraconvinto, che nel nostro sistema Accademico il malcostume-parentela sia una piaga. Una piaga maleodorante. Ma a questo “distinguo” in questo caso mi devo , magari di malavoglia, aggrappare. Perché qui non si tratta di una qualche schioppettata di striscio che a me parrebbe anche tollerabile: io non so se “magnete” sia maschio o femmina, ma in entrambi i casi, se è nell’età giusta, con chi mai cercherà un rapporto se non con chi gli sta vicino tutto il giorno? E’ più probabile che inviti ad una pizza il vicino di lavoro, o uno che lavora in una banca o che fa un qualche altro mestiere altrove? Ecco, al di fuori degli imbrogli che temo siano connaturati al sistema ricerca in Italia, non vorrei che, spingendo la posizione del mio gentile interlocutore alle sue naturali conseguenze, si dovesse finire con l’imporre regole di proibizionismo intersesso in tutti i nostri Laboratori. Quindi, d’accordo su tutto, ci mancherebbe, sui nullafacenti, sulla valutazione obbligatoria (ex-post, con sanzioni) a tutti i livelli, sul cambiamento radicale del sistema di reclutamento: ma su questa faccenda delle parentele, un piccolo “distinguo” mi è permesso? …

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Ernesto Carafoli
Biochimica, Università di Padova

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#4 realismo prima di tutto...

ritratto di Laura Fedrizzi
29 luglio, 2009 - 17:17 da Laura Fedrizzi

Credo che in questa sede "l'atteggiamento candido" non ci appartenga... parliamo della fetta di mondo che vediamo e viviamo dal punto di vista di generazioni diverse, nel modo più personale ma anche realistico possibile. Certo che esiste il nepotismo ma in Italia come in altre latitudini, in un lavoro come quello della ricerca, è inevitabile lo stabilirsi di rapporti umani molto stretti. Sono continui e necessari i momenti di confronto e condivisione di idee. E' altrettanto certo che a volte serve "staccare" da questo mondo, mica si può vivere solo di scienza... sai che noia...

Di fondo, comunque, mi sembra che siamo tutti d'accordo.

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