Prevenzione e tumori: la dichiarazione delle Asturie
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Ogni anno nel mondo si registrano 12,6 milioni di nuovi casi di tumore, e con 7,6 milioni di decessi le malattie tumorali rappresentano la seconda causa di morte a livello globale. Circa il 19 per cento di tutti i casi è legato a fattori ambientali modificabili, che includono l’esposizione a sostanze cancerogene che inquinano l’ambiente e i luoghi di lavoro o a fattori fisici quali le radiazioni ultraviolette. Le cifre sono state ribadite nella conferenza internazionale dell’Oms sui determinanti ambientali delle malattie tumorali, che si è tenuta ad Avilés, in Spagna, il 17 e il 18 marzo. Obiettivo principale dell’incontro era definire le strategie migliori per ridurre l’esposizione della popolazione ai cancerogeni ambientali e promuovere la loro messa in opera. Con la consapevolezza che, secondo i dati Oms, 1,3 milioni di morti potrebbero essere evitati ogni anno se la prevenzione primaria diventasse una priorità per le politiche sanitarie. La prevenzione primaria, si legge nei documenti approvati durante l’incontro, «è di gran lunga l’intervento più efficace per ridurre l’impatto dei tumori a livello globale», e potrebbe far calare in modo significativo anche l'incidenza di altre malattie legate all’inquinamento, quelle respiratorie in primis. Con un vantaggio importante anche sul piano economico: si calcola che nel 2008 le morti premature e le disabilità causate dai tumori siano costate 895 miliardi di dollari (esclusi i costi delle cure).
I cancerogeni sui quali l’Oms invita a concentrare gli sforzi sono l’asbesto (che rappresenta ancora un importante fattore di rischio, soprattutto nei Paesi del terzo mondo), i cancerogeni presenti nei luoghi di lavoro, il fumo, l’inquinamento dell’aria, i raggi ultravioletti, il radon. Per ciascuno di questi, infatti, è già disponibile un discreto ventaglio di interventi capaci di ridurre l’esposizione della popolazione. Si è per esempio già dimostrato utile: incentivare (anche con sgravi fiscali) la sostituzione o l’eliminazione dei cancerogeni dai processi di produzione, mettere al bando asbesto, ridurre l’esposizione al fumo passivo introducendo divieti, limitare l’uso dei lettini solari (almeno per i minorenni), promuovere campagne di sensibilizzazione sui determinanti ambientali delle malattie tumorali, incentivare i trasporti pubblici e le forme di mobilità meno inquinanti, predisporre piani nazionali contro il radon e così via.
Sul versante della ricerca scientifica, si è sottolineata la necessità di colmare le lacune conoscitive incentivando lo studio dei meccanismi epigenetici che contribuiscono alle malattie tumorali e avviando nuove indagini epidemiologiche. Inoltre, laddove i dati scientifici sono sufficienti a stabilire se una sostanza favorisce i tumori oppure no, la conferenza invita a prendere decisioni in materia di ambiente adottando come guida il principio di precauzione e applicando il principio Alara (as low as reasonably possible) alle esposizioni.
La dichiarazione delle Asturie, approvata come atto conclusivo dell’incontro, ribadisce i concetti fondamentali in sette punti. Qui sotto, il testo integrale.
Twelve million cancers are diagnosed each year worldwide, and each year over 7 million people die of cancer. The majority of all cancers occurs in low- and middle-income countries, and this proportion is increasing. A substantial percentage of all cancers is caused by environmental and occupational exposures. Pregnant women, fetuses, infants, children and workers are especially vulnerable.
Many cancers caused by environmental and occupational exposures can be prevented. Primary prevention - prevention of the exposures that cause cancer - is the single most effective means of prevention. Primary prevention keeps cancer from ever occurring. Primary prevention saves lives and saves billions of dollars. Primary prevention depends absolutely on independent, publicly-funded research on environmental and occupational causes of cancer.
The Asturias Declaration calls for the primary prevention of environmental and occupational cancer in countries around the world. The following are key recommendations:
1. Prevention of the environmental and occupational exposures that cause cancer must be an integral component of cancer control worldwide. Such prevention will require strong collaboration across sectors - the health, environment, labour, trade and financial sectors and among countries, and also with civil society and the media.
2. WHO to develop a global framework convention on control of environmental and occupational causes of cancer that concentrates on occupational and environmental causes of cancer identified by IARC as proven or probable carcinogens.
3. WHO to lead development of measurable indicators of exposure and disease to guide cancer surveillance in countries around the world.
4. All countries to adopt and enforce legislation for protection of populations, especially the most vulnerable populations, against environmental and occupational cancers.
5. All countries to develop communication campaigns that educate populations about environmental and occupational causes of cancer and about preventive strategies.
6. Corporations to comply with all rules and regulations for prevention of environmental and occupational cancers and to use the same protective measures in all countries, developed and developing, in which they operate.
7. Research to discover still unrecognized environmental and occupational causes of cancers so as to guide future prevention.







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