Ma le navi dei veleni, affondate nel Tirreno e nelo Jonio dalla 'Ndrangheta cariche di rifuti tossici e in parte anche radioattivi sono un fatto o una bufala? Mercoledì 16 marzoi giornali informano che il Tribunale di Catanzaro ha archiviato l'inchiesta sul presunto affondamento della motonave "Cunsky" carica di bidoni di rifiuti al largo di Cetraro (Calabria). Il fatto non sussiste. I rilevamenti effettuati l'anno scorso dalla nave "Mare Oceano" del Minisero dell'Ambiente avrebbero mostrato che su quei fondali non giace la "Cunsky" bensì la nave passeggeri "Catania", affondata nel 1917. Inaffidabili quindi le deposizioni del pentito di 'Ndrangheta Francesco Fonti, che aveva anche indicato altri affondamenti sia al largo delle coste italiane sia africane (somale, soprattutto) in un inquietante intreccio fra servizi segreti, politici italiani, malavita organizzata e bizzarri personaggi come Giorgio Comerio.La storia - sarebbe meglio dire il giallo - è stata ricostruita dal giornalista dell'"Espresso" Ricardo Bocca nel libro "Le navi della vergogna" (BUR 2010). Nel libro si racconta la vicenda della motonave Rosso (spiaggiata a Formiciche, i cui resti pare siano in parte stati smaltiti abusivamente lungo il fiume Oliva) e di molte altre carrette del mare inabissate con cospicui carichi di rifiuti; si narra anche del progetto di "sparare" le scorie tossiche con speciali siluri sotto i fondali marini, progetto dell'ingegner Comerio, e delle possibili connessioni fra il business illegali dei rifiuti e l'assassinio in Somalia di Ilaria Alpi. Very hot journalism, insomma, raffreddato - ma non spento - dalla recente archiviazione disposta dal tribunale di Catanzaro.