La
Pianura Padana è una delle aree più inquinate del pianeta. A causa
delle polveri sottili, chi vive qui ha un’aspettativa di vita ridotta di
2-3 anni (contro gli 8,6 mesi della media UE), e a questo effetto già
rilevante si aggiungono quelli determinati dall’ozono, dagli ossidi di
azoto e dalle altre sostanze che ammorbano l’aria. Punto nevralgico per i
trasporti di tutto il Sud dell’Europa, questa grande regione,
densamente popolata, soffre di una situazione meteoclimatica
sfavorevole, che fa sì che il ricambio di aria sia praticamente nullo, e
che gli inquinanti ristagnino sull’intera zona specie nei mesi
invernali, trasformandola in una vera e propria camera a gas. Per questi
motivi, un miglioramento sensibile della qualità dell’aria nella più
grande pianura italiana può essere ottenuto soltanto attraverso
un’azione coordinata delle diverse realtà che ne fanno parte, che sia
mirata soprattutto al contenimento delle emissioni che derivano dal
traffico, primo responsabile delle emissioni inquinanti.
Va
in questo senso un protocollo di intesa presentato a Pavia lo scorso 23
gennaio (vedi qui)
nell’ambito del convegno “Mobilità e ambiente in Pianura Padana”,
promosso da una decina fra Enti tecnici (le ARPA del bacino padano),
Enti locali (quali Pavia, Milano, Torino, Reggio Emilia, Modena, Udine) e
dal coordinamento Agenda 21. Il patto sarà presentato a tutte le
amministrazioni pubbliche del territorio interessato, perché solo
un’ampia condivisione può permettere di raggiungere l’obiettivo.
Riconoscendo
al settore dei trasporti una centralità nell’economia, il protocollo si
articola in cinque proposte operative volte a favorire una transizione
verso un sistema integrato di mobilità sostenibile, più attenta alle
esigenze ambientali e sanitarie, ma che permetta anche di assecondare e
favorire lo sviluppo economico. È in questo senso significativo che le
proposte presentate siano in linea con le azioni indicate dal Libro
Bianco dei Trasporti che
la Commissione Europea ha pubblicato nel 2011, nel quale è detto
chiaramente che, nel perseguire gli obiettivi di sostenibilità e di
minore inquinamento, «la riduzione della mobilità non è un’opzione
praticabile».
Le proposte del protocollo di Pavia sono le seguenti:
1. Interventi urbanistici e strutturali mirati a ridurre la mobilità privata, con
particolare riferimento alla limitazione del fenomeno dello sprawl
urbano: l’espansione poco regolata delle periferie della città, non
accompagnata da uno sviluppo adeguato della rete dei trasporti.
2. Interventi
mirati a modificare la distribuzione modale della mobilità, da attuarsi
anche attraverso l’istituzione dei mobility manager, e volti a
promuovere la mobilità ciclabile e pedonale, il miglioramento del
trasporto pubblico, anche ferroviario, la diffusione delle i zone a
traffico limitato, la riorganizzazione dei parcheggi e l'istituzione di
“blocchi” temporanei della circolazione concertati su vasta scala.
3.
Interventi mirati a ridurre le emissioni in atmosfera, soprattutto
attraverso le limitazioni alla circolazione per i mezzi più inquinanti e
la sostituzione dei veicoli per il trasporto pubblico con modelli
alimentati a metano, Gpl, elettricità o ibridi.
4. Sviluppo di sinergie per
sviluppare soluzioni di Intelligent Transportation Systems integrate,
in tema di logistica dei trasporti e distribuzione urbana delle merci.
5. Interventi
mirati a modificare i modelli di vita, che promuovano una
partecipazione effettiva dei cittadini, da attuarsi attraverso campagne
informative, concorsi e eventi (es. domeniche ecologiche etc.),
educazione ambientale, siti internet. ecc.
5.
Definizione e attivazione in tutta l’area di un sistema di sorveglianza
ambientale e sanitaria per valutare l’esposizione delle fasce più
sensibili (bambini, ammalati, anziani) e verificare l’efficacia degli
interventi proposti, e introduzione della misura del Black Carbon come
indicatore della qualità dell’aria.
(Margherita Fronte)
Uniti contro lo smog padano
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