Venerdì scorso, sull’Eurostar Roma-Padova, mi è capitato come vicino di posto Francesco D’Agostino. Non lo conoscevo personalmente, ma l’avevo visto e sentito più di una volta in televisione, e conoscevo quindi - come, penso, la gran parte dei lettori di SciRe - le sue posizioni in tema di bioetica ed argomenti connessi. Così abbiamo iniziato a parlare, partendo proprio dalla procreazione assistita e dalla diagnosi pre-impianto. Il discorso ci ha subito coinvolto, ed è continuato sino a Firenze, dove lui è sceso. Devo dire che è stata una conversazione molto interessante, che a me è parsa molto istruttiva. Avevamo posizioni diverse, e suppongo molti lettori di SciRe conoscano quelle di Francesco D’Agostino, che ha presieduto per molti anni il Comitato Nazionale di Bioetica. Quanto alle mie, si riconoscono in buona sostanza in quelle che Floriano Papi espone nel suo gustosissimo pezzo pubblicato qualche giorno fa. Bene, abbiamo discusso in modo anche animato, ma sempre molto civile, toccando temi che ancora suscitano accesi dibattiti: dal problema dell’inizio della vita, alla liceità di intervenire prima dell’inizio della gravidanza per porre rimedio -quantomeno- alle malattie monogeniche, al rischio che le metodiche di procreazione assistita portino alla fine alle degenerazioni dell’eugenetica. Soprattutto, abbiamo discusso di quella che, per me, era, e rimane, la gran questione: se cioè l’atto psicologico d’amore e l’atto biologico della procreazione siano tutt’uno o debbano essere considerati momenti separati. Naturalmente si dissentiva, ma ci siamo trovati anche d’accordo su punti forse non secondari. Suppongo che alla fine le nostre opinioni siano rimaste in larga misura quelle da cui eravamo partiti, ma mi è sembrato importante capire il perché di certe convinzioni, per poi condividerle od opporvisi non in base a preconcetti, ma ad informazioni fattuali. Proprio per questo la chiacchierata con Francesco D’Agostino, da cui pure mi dividono molti punti importanti, mi è parsa così interessante. Su temi di così ovvio e generale significato sarebbe gran cosa riuscire a mettere a confronto opinioni anche molto divergenti, a patto però di farlo con lo spirito giusto: non per sopraffare, ma per capire. Vogliamo provare a farlo nei prossimi giorni.
Ernesto Carafoli
Biochimica, Università di Padova