Diagnosi pre-impianto. E l'amore?
- Blog di Ernesto Carafoli e Laura Fedrizzi
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Pare che la bufera sul caso di diagnosi pre-impianto approvato in Italia nei giorni scorsi (uno dei primi), e su cui speravamo di iniziare una discussione, si sia repentinamente calmata dopo una burrasca mediatica di qualche giorno. Ed è un peccato che sia così, perché il tema è proprio uno di quelli che meritano una discussione completa. Vediamo quindi di estendere un poco la provocazione, tenendoci strette le nostre convinzioni personali.
Dunque, un primo punto fondamentale della diagnosi pre-impianto, ed è un punto che in molti naturalmente suscita problemi, è la divaricazione tra l’atto d’amore nel rapporto uomo-donna, e l’atto biologica della creazione. E’ con tutta evidenza un punto fondamentale, e non vale dirsi che in un’umanità futura, magari tra secoli, la divaricazione sarà considerata normale. Occorre parlare di noi oggi, non tra qualche secolo, e per noi di oggi il problema, religione o non religione, esiste.
Un secondo punto fondamentale è la manipolazione di quello che, anche nello stadio di morula, è definito come embrione, con il corollario non solo dell’eliminazione dell’“embrione” geneticamente tarato, ma anche dell’eliminazione di molti “embrioni” sani, date le percentuali di successo nel re-impianto nell’utero. Anche su questo punto, che su quest’ultimo aspetto va peraltro a braccetto con il tema della fecondazione assistita in vitro, i problemi di ordine morale-psicologico sono evidenti.
Di fronte a tutto questo abbiamo il dato certo che sarebbe possibile, oggi, non in futuro, oggi, eliminare con la diagnosi pre-impianto, almeno le malattie cromosomiche e le malattie accertatamente monogeniche. Questo l’abbiamo già scritto giorni fa. Ma occorre ridirlo, perché è un punto che va pensato e ripensato. Non basta dire che il genitore deve saper accettare, deve offrire egualmente amore, etc. Ci mancherebbe. Pare giusto anche ascoltare chi si voglia mettere dalla parte del nascituro condannato ad una vita infelice quando non anche ad una morte prematura e sovente atroce. Dopodiché, la scelta deve essere rispettata. Ma non ci pare giusto procedere per assiomi, convinti di avere la verità in tasca. Forse sarebbe opportuno, su queste cose, avere qualche osservazione da chi ci legge…
Ernesto Carafoli
Biochimica, Università di Padova





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