fbpx Salviamo la ricerca biomedica | Scienza in rete

Salviamo la ricerca biomedica italiana

Primary tabs

Il Gruppo 2003 per la ricerca aderisce al Manifesto "Salviamo la ricerca biomedica" lanciato dai ricercatori Luca Bonini e Marco Tamietto, titolari del progetto ERC Lightup, attaccato con minacce dagli animalisti per aver utilizzato macachi nella ricerca. Al Manifesto stanno aderendo moltissimi ricercatori - fra i quali Erik Kandel, Giacomo Rizzolatti, Silvio Garattini, Jacopo Meldolesi, Ernesto Carafoli, Silvia Priori, molti dei quali del Gruppo 2003 per la ricerca, che negli scorsi mesi è intervenuto in difesa dei due ricercatori minacciati. Invitiamo tutti a firmare dal sito di Research4Life: https://www.research4life.it/ Riportiamo qui di seguito il testo dell Manifesto.

Tempo di lettura: 3 mins

Il progresso della ricerca biomedica per trovare rimedi alle malattie, nuovi farmaci e vaccini, nonché per fornire le basi del sapere medico e veterinario richiede, in molti ambiti, di ricorrere alla sperimentazione animale.

Gli animalisti, che rappresentano meno del 3% della popolazione, rifiutano categoricamente qualsiasi forma di impiego degli animali, sia per l’alimentazione sia per la ricerca scientifica. Costoro stanno esercitando una crescente pressione sull’opinione pubblica, sulla politica e sulla società per l’abolizione della sperimentazione animale. Diffondono notizie false, talora supportate da sedicenti esperti privi di qualsiasi competenza documentata, e alimentano una campagna di sospetto e odio nei confronti di chi opera a favore del progresso scientifico e della salute umana e animale.

Ben 97 su 109 premi Nobel per la Medicina e la Fisiologia (e tutti quelli degli ultimi 30 anni) sono stati assegnati per scoperte che hanno richiesto l’impiego di animali. Dai risultati della sperimentazione animale sono derivati i testi e le basi su cui si formano i nostri medici, veterinari, psicologi e professionisti della salute. Inoltre, la sperimentazione animale ha reso possibili progressi medici rivoluzionari come gli antibiotici, i trapianti d’organo, la terapia di malattie come diabete, il Parkinson, la depressione, le paralisi da lesioni spinali, patologie cardio-vascolari e molte altre. Infine, è indispensabile che tutti i nuovi farmaci siano testati su modelli animali prima che sull’uomo, affinché soltanto quelli risultati più sicuri e promettenti possano essere sperimentati sui pazienti.

L’impiego degli animali per la ricerca è quindi incontrovertibilmente indispensabile.

Tuttavia, persino chi si ciba di carne nutre a volte perplessità rispetto all’impiego degli animali nella ricerca (appena lo 0,001% rispetto agli animali utilizzati a scopo alimentare). Com’è possibile? Cadendo nell’inganno di una equivalenza tra sperimentazione animale e tortura, incarnata nel concetto dispregiativo di “vivisezione”. Si tratta di un’equivalenza insensata, particolarmente in Italia, che è il paese con la legislazione più restrittiva d’Europa in materia di tutela degli animali utilizzati a fini scientifici. Animali come conigli e suini sono sottoposti a cure e tutele largamente superiori quando destinati ad un uso scientifico rispetto a quando allevati a scopo alimentare. I roditori, eliminati in quanto animali infestanti nelle nostre città, rappresentano quasi il 90% degli animali utilizzati per la ricerca, dove sono invece tutelati da rigide normative. Infine, se gli scopi dell’esperimento richiedono la soppressione dell’animale al termine delle procedure, la legge impone che ciò avvenga da parte di personale adeguatamente formato senza arrecare sofferenza. L’impiego di animali per la sperimentazione è delicato, costoso, strettamente controllato dalle autorità competenti e viene evitato ogni qual volta esistano validi metodi alternativi.

Ad oggi, l’uso degli animali è considerato ancora imprescindibile dalla comunità scientifica internazionale in molti settori di ricerca, come gli studi sul cervello, sulle dipendenze patologiche e sui trapianti, minacciati nel nostro Paese da una normativa inadeguata.

Questo manifesto è supportato da scienziati, compresi premi Nobel, e da tante ricercatrici e ricercatori che difendono la dignità e il valore della ricerca. Unisciti a loro per chiedere al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Salute, al Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, e al Parlamento tutto di adottare ogni iniziativa utile per permettere al nostro Paese di adeguarsi alla normativa europea in tema di sperimentazione animale (Direttiva 63/2010), per un maggiore equilibrio tra le esigenze della ricerca scientifica e quelle della protezione degli animali.

Non lasciare che la ricerca nel nostro Paese muoia e che le ricercatrici e i ricercatori italiani siano costretti ad abbandonarlo o a spostare le loro ricerche all’estero.

 


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Il PNRR ha migliorato la sanità pubblica territoriale?

Persona sulle scale in sedia a rotelle

Il 30 giugno scorso si è chiusa formalmente la Missione 6 del PNRR, quella dedicata alla salute. A poco più di un mese di distanza si attendono i dati ufficiali. Verranno a gala i veri nodi: la mancanza di personale, i divari enormi tra Regioni, la carenza di risorse. La partita vera, quella di costruire una sanità territoriale capace di gestire la cronicità, comincia adesso. 

Foto: Nadila Doloh - Pexels

Ormai è tempo per una prima valutazione di impatto della Missione 6, quella dedicata alla salute, del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Il 30 giugno scorso si è sancita la conclusione degli interventi, preceduta da una affannosa corsa alla certificazione del realizzato nel maggior numero possibile di casi.