fbpx La bufala del crollo della produzione scientifica italiana | Scienza in rete

La bufala del crollo della produzione scientifica italiana

Primary tabs

Tempo di lettura: 3 mins

Questa è la storia di una bufala la cui anatomia è oramai chiara, ma la cui genesi lascia aperti diversi interrogativi. Il 22 agosto 2011, Corrado Zunino su Repubblica lancia l’allarme:

"per la prima volta in trent’anni la produzione scientifica dell’Italia ha smesso di crescere e dà segnali di arretramento … Sul piano quantitativo le pubblicazioni italiane hanno conosciuto un percorso di crescita dal 1980 (erano 9.721) al 2003 (sono diventate 39.728, quattro volte tanto). Nei cinque anni successivi si è proceduto tra depressioni e fiammate fino al 2008: 52.496 articoli italiani resi pubblici nel mondo, un record. L’anno dopo, il 2009 (ultimo dato conosciuto), il crollo: dodicimila pubblicazioni in meno, poco sopra quota 40 mila, bruciata la crescita di cinque stagioni."

La fonte sarebbe l’articolo “Is Italian science declining?” di Cinzia Daraio e Henk F. Moed. in stampa sulla rivista Research Policy. Il 24 agosto, il sottoscritto denuncia che la notizia è una bufala e nel blog Univeritas ne svela l’origine, dovuta all’interrogazione nel primo semestre 2010 di un database non ancora assestato per quanto riguardava le pubblicazioni 2009. Infatti, se si procede ad una verifica, i numeri forniti da Repubblica non trovano riscontro. In particolare, il Web of Science della Thomson Reuters, citato come fonte nell’articolo Daraio-Moed, riporta più di 51.000 documenti italiani relativamente al 2009. Anche i dati Scopus (Elsevier), messi a disposizione da SCImago, non evidenziano alcun crollo, vedi Fig. 1.

Documenti scientifici 1996-2010
Figura 1.
Italia: Documenti scientifici 1996-2010 (Fonte SCImago, 23/08/11)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’uso da parte di Daraio e Moed di dati incompleti è evidente se si esamina la Fig. 2, che riporta la Figura 9 dell’articolo “Is Italian science declining”, in cui per tutte le nazioni, il numero di pubblicazioni per 1000 abitanti mostra un tracollo dal 2008 al 2009.

is Italian Science declining?
Figura 2.
Fonte: C. Daraio, H.F. Moed, "Is Italian Science declining?". Si noti che l'ultimo dato relativo al 2009 è nettamente inferiore a quello del 2008 per tutte le nazioni. Nel caso di CH (Svizzera) e UK (Regno Unito) sono aggiunte delle frecce rosse per evidenziare l'anomalia.

Dopo che Roberto Ciccarelli sul Manifesto e Pietro Greco sull’Unità danno conto dell’inconsistenza dello scoop, Cinzia Daraio scrive una una lettera a Pietro Greco. In essa, prende le distanze dalla notizia del crollo, precisando che l’articolo “Is Italian science declining?” non contiene né le affermazioni sul crollo né i numeri pubblicati sul quotidiano. Inoltre, pur confermando l’uso di dati non assestati, rivendica la correttezza delle analisi contenute nell’articolo Daraio-Moed, nel quale mediante tecniche di analisi non influenzate, a suo dire, dall’incompletezza dei dati 2009 vengono evidenziati indizi che “potrebbero segnare l’inizio del declino”. Tali indizi non mi sembrano conclusivi e meriterebbero una discussione a parte. Per il momento, riporto in Fig. 3 le serie storiche, desunte da SCImago, dei documenti citabili e delle percentuali mondiali di produzione scientifica.

documenti citabili
Figura 3
. Serie storiche 1996-2010 dei documenti citabili e della percentuale sul totale mondiale (fonte: SCImago). Dati raccolti in data 10/9/2011. Il dato 2010 potrebbe essere soggetto ad assestamenti.

Come osservato da Ciccarelli sul Manifesto, la Daraio è una stretta collaboratrice di Andrea Bonaccorsi, uno dei massimi esperti italiani nel campo della valutazione e membro dell’ANVUR, mentre Moed è una figura di rilievo internazionale negli studi bibliometrici e Senior Scientific Advisor di Elsevier. Verrebbe da pensare che la colpa della bufala sia tutta di Corrado Zunino che ha frainteso il contenuto dell’articolo scientifico di Daraio e Moed. Le cose non sono così semplici: Zunino ha citato numeri che, come dimostra la concordanza con la figura 9 dell’articolo “Is Italian science declining” (vedi Fig. 2), sono riconducibili alla ricerca di Daraio e Moed. Inoltre, Zunino non poteva procurarsi quei numeri da solo, in quanto essi non erano reperibili né in rete né nell’articolo scientifico. Come ricordato dalla Daraio, gli addetti ai lavori sanno che il dato riferito all’anno precedente non è definitivo, perchè soggetto a successive integrazioni. Allora, da chi e per quale ragione è stato messo in mano al giornalista di Repubblica quel numero sbagliato che, smascherato da un blogger pignolo, si è rivelato una “polpetta avvelenata”?


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Early warning sismico: un test a posteriori sull’ultimo grande terremoto in Turchia e Siria

edifici crollati nella provincia turca di Hatay

I sistemi di allerta sismica precoce puntano ad avvertire con secondi o decine di secondi di anticipo che è in arrivo un terremoto pericoloso. Si basano sul fatto che quando la crosta terrestre si frattura, si generano due tipi di onde. Le prime, longitudinali, solitamente non causano danni e viaggiano più velocemente delle seconde, trasversali che invece possono causare danni anche significativi agli edifici e quindi alle persone. I sistemi di allerta precoce processano il segnale delle prime onde e prevedono se e dove, nell’area circostante l’epicentro, è probabile che le seconde siano distruttive. Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo alla prova un approccio innovativo all’allerta precoce sfruttando i dati relativi alla prima delle due scosse che hanno colpito la regione tra Turchia e Siria a febbraio del 2023. Quella sequenza sismica ha causato quasi sessantamila morti, lasciando un milione e mezzo di persone senza casa. Nell’immagine: edifici crollati nella provincia turca di Hatay il 7 febbraio 2023. Credit: Hilmi Hacaloğlu/Voice of America.

Un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II ha messo a punto un sistema per l’allerta sismica precoce e lo ha testato retrospettivamente sulla prima delle due scosse che hanno colpito la regione al confine tra Turchia e Siria il 6 febbraio del 2023. Considerando una soglia di intensità sismica (l’effetto del terremoto su persone e cose) moderata, il sistema si è dimostrato in grado di prevedere la zona da allertare con un anticipo che varia da 10 a 60 secondi allontanandosi dall’epicentro da 20 a 300 chilometri, con una percentuale molto contenuta di falsi allarmi.