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Alessandro Moretta (1954-2018)

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Il 17 febbraio scorso se ne è andato Alessandro Moretta. Aveva 64 anni e lottava ormai da tempo con la malattia. Lo ricordiamo come amico e fratello, e come grande immunologo votato alla ricerca di base e traslazionale.

Laureatosi a Genova, ha lavorato a Losanna, quindi Brescia e poi ancora a Genova presso l’IST e infine al Centro di Eccellenza per la Ricerca Biomedica (CEBR). Non si può studiare la storia dell’immunologia degli ultimi trent’anni senza incontrare più volte il suo nome come protagonista di scoperte cruciali. Prima la clonazione delle cellule T ha gettato nuova luce sulle malattie infettive e i disturbi immunomediati. Le sue ricerche sulle cellule Natural Killer lo hanno portato a mettere a punto gli anticorpi monoclonali e a fornire le basi per lo sviluppo di terapie innovative delle leucemie attraverso l’ottimizzazione del trapianto di midollo, in modo da impiegare al meglio le cellule immunitarie contro il tumore.

Sarà a breve pubblicato sul numero ora in stampa di Nature immunology un ricordo di Alessandro in cui abbiamo cercato di sintetizzare i principali risultati della sua ricerca di immunologo che qui abbiamo appena accennato.

Oltre alle sue intuizioni scientifiche ci mancheranno ora la sua arguzia e il suo sorriso.


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Anche i terremoti piccoli sono importanti

strada con grossa crepa dovuta a terremoto in california

In alcune sequenze sismiche si osserva una correlazione tra le magnitudo di scosse successive, facendo sperare di poter migliorare i modelli per la previsione probabilistica dei terremoti. Tuttavia, secondo un gruppo di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, quando i dati indicano la presenza di una correlazione è solo perché le scosse più piccole sfuggono alle registrazioni.

Nell’immagine una strada di Fort Irwin, California, il 5 luglio 2019, dopo che tre scosse di magnitudo tra 6,4, 5,4 e 7,1 partirono dalla città di Ridgecrest, cento chilometri più a nord. Credit: Janell Ford/DVIDS.

I sismologi si chiedono da sempre se un terremoto grande preannunci l’arrivo di un terremoto ugualmente grande o più grande. Si interrogano cioè sull’esistenza di una correlazione tra la magnitudo delle scosse registrate durante una sequenza sismica. Secondo un gruppo di sismologi dell’Università di Napoli Federico II, se questa correlazione c’è è dovuta solo al fatto che non sappiamo rilevare tutti i terremoti piccoli durante le sequenze. Tenendo conto dei terremoti mancanti, la correlazione scompare, e con lei la possibilità di trovare eventi precursori di grandi terremoti.