Venerdì scorso, sull’Eurostar Roma-Padova, mi è capitato come vicino di posto Francesco D’Agostino. Non lo conoscevo personalmente, ma l’avevo visto e sentito più di una volta in televisione, e conoscevo quindi - come, penso, la gran parte dei lettori di SciRe - le sue posizioni in tema di bioetica ed argomenti connessi. Così abbiamo iniziato a parlare, partendo proprio dalla procreazione assistita e dalla diagnosi pre-impianto. Il discorso ci ha subito coinvolto, ed è continuato sino a Firenze, dove lui è sceso.
Ormai l’avrete capito, a noi piace "battere il ferro" anche
quando non è più caldo. Il discorso della diagnosi pre-impianto raccoglie in sé
molti concetti che la morale e l’etica considerano in modo talvolta opposto
rispetto a quello della scienza. Per questo abbiamo tentato di iniziare un
dibattito per il quale ci siamo resi disponibili ad un incontro-scontro,
assolutamente pacifico, di idee. Quando inizia la vita? A che punto può l’embrione
essere considerato “persona”? Quanto è
giusto controllare il concepimento attraverso i metodi di procreazione
assistita?