Valutazione della ricerca

Ricerca sul cancro: il paradosso italiano

La mappa della ricerca sul cancro 2010-2014 che misura su data base Scopus per un numero selezionato di paesi, rispettivamente volume delle pubblicazioni (cerchio grigio), citazioni (cerchio blu) e impatto citazionale per campo (cerchio rosso). Da "Cancer Research. Current trends & Future Directions", Elsevier, 2018.

C'era una volta il paradosso francese, secondo il quale i cugini d'oltralpe mangiano più grassi ma muoiono di meno per malattie cardiovascolari. Oggi, in tutt'altro campo, si parla di paradosso italiano. La ricerca italiana va bene anche se finanziata meno che negli altri paesi. L'ultimo rapporto sulla ricerca oncologica sul cancro pubblicato da Elsevier in base ai dati Scopus (Cancer Research Report di Elsevier) sembrerebbe confermare il paradosso.

ERC: formidabili gli italiani, ma all'estero

"Preparing Scientific Equipment". Credit: photo by National Eye Institute - Licenza: CC BY-SA 2.0.

 

 

 

I ricercatori italiani? I più bravi di tutti, in termini relativi. L’Italia della scienza: non vuole venirci nessuno. Questa è - ancora una volta - la fotografia estrema che emerge dai dati statistici dei Consolidator Grants appena assegnati dell’European Research Council. Si tratta di fondi assegnati a progetti presentati da ricercatori europei e non con esperienza di ricerca successiva al PhD tra 7 e 12 anni da spendersi in uno dei paesi europei.

Chi sta al top delle bioscienze secondo Semantic Scholar

Artificial intelligence. Credit: Seanbatty / Pixabay. Licenza: CC0.

In questi giorni Science ha pubblicato un articolo con la lista dei 10 ricercatori più influenti in campo biomedico, elaborata da Semantic Scholar, un motore di ricerca per la ricerca facilitata di paper accademici, lanciato nel 2015 e sviluppato dall'Istituto Allen per l'intelligenza artificiale (AI2), un ente no prof

Scienza aperta e integrità della ricerca

La cupola del telescopio Hale che si apre al tramonto presso l'Osservatorio Palomar. Credit: Coneslayer / Wikipedia. Licenza: CC BY 3.0.

Il tema della research integrity, termine che si riferisce a una visione complessiva dei principi, valori e comportamenti essenziali per una conduzione responsabile delle attività che concorrono alla ricerca scientifica, ha assunto una notevole importanza nel dibattito internazionale. Questo si lega ai profondi e continui cambiamenti nei processi di produzione e comunicazione scientifica che hanno avuto inizio con l’avvento della rete e dei metodi digitali.

Collaborazioni internazionali: ecco la classifica di Nature. E l'Italia primeggia nella fisica

La collaborazione internazionale fra centri di ricerca oltre a essere senza dubbio un punto di forza per un paese, ci fornisce il polso della situazione su diversi aspetti della ricerca stessa, fra cui quello geopolitico, cioè capire come si stanno muovendo le forze in gioco sulla plancia mondiale. Oltre a dirci se come paese stiamo facendo abbastanza. Per fare un esempio, dai dati emerge che gli Stati Uniti e la Cina stanno hanno all'attivo numerose collaborazioni nell'ambito delle scienze ambientali e del global warming. 

In Italia la ricerca ascolta troppo poco malati e familiari: il caso dell'epilessia

Se a mia figlia mancasse una mano, avrebbe una speranza. Questo ho pensato dopo aver appreso dei risultati del progetto realizzato da INAIL e IIT che in breve tempo ha prodotto la mano robotica. E ho provato un sentimento spontaneo di gioia per coloro ai quali la notizia sarà giunta come l’assoluzione giunge a chi era stato ingiustamente condannato all’ergastolo. Purtroppo, però, nell’orizzonte temporale di mia figlia non c’è la prospettiva di una cura per la sua malattia.

La ricerca scientifica ha bisogno di risorse e trasparenza

Il Convegno “Mind the Gap. Il finanziamento della ricerca in italia” (24 giugno, Aula Magna, Università Statale di Milano) ha riunito alcuni dei più autorevoli esponenti della comunità scientifica per un confronto pubblico, e un contributo operativo, sul tema della governance della ricerca in Italia.

Ricerca di base e ricerca applicata: il quadrante di Pasteur

Con la pubblicazione del nuovo Piano Nazionale per la Ricerca (PNR), al di là delle valutazioni (importantissime!) di merito, si rinfocola ancora una volta l’annoso dibattito sulla differenziazione ricerca di base-ricerca applicata, dibattito che porta spesso ad analisi sulla valenza ed efficacia del finanziamento alla ricerca che lasciano, a mio avviso, il tempo che trovano.

Una ricerca da tre soldi

Nel 2007 il Gruppo 2003 per la ricerca scientifica pubblicò “La ricerca tradita: Analisi di una crisi e prospettive di rilancio”: un primo bilancio assai negativo della ricerca pubblica e privata in Italia. Qual è la situazione della ricerca in Italia quasi dieci anni dopo? Potremmo dire la stessa o forse peggio che nel 2007, vista anche la crisi economica intervenuta nel frattempo. Per usare le parole di allora di Guido Tabellini: “I numeri non suggeriscono nessun ottimismo”.

La protesta del super matematico che fa ricerca senza ottenere fondi

Giuseppe Mingione è uno dei 99 matematici più citati del mondo. In 4 anni ha avuto 3 mila euro di finanziamenti contro il 250 mila dei suoi colleghi stranieri. In una intervista al Corriere della Sera il matematico dell'università di Parma e membro del Gruppo 2003 per la ricerca scientifica spiega le ragioni per le quali ha scelto il boicottaggio della VQR. Pubblicchiamo l'articolo integrale a firma di Orsola Riva.

I 19 ricercatori più influenti del mondo, secondo Thomson Reuters

La nuova edizione di The World Most Influential Scientific Minds 2015 (Thomson Reuters), riporta come al solito il panorama dei più di 3.100 ricercatori più citati fra i circa 9 milioni di ricercatori attivi al mondo, nel periodo 2003-2013. Ma riporta anche i 19 “Hottest”. Infatti, accanto all’archivio della aristocrazia mondiale degli Highly Cited, Thomson Reuters indica quelli che chiama gli Hottest Researchers of Today, individuati fra gli autori degli studi del biennio 2013-14 che sono state citate massivamente subito dopo la loro pubblicazione.

Come far tua la matematica?

n.d.r. Perché la gran parte dei giovani ama la musica e non la matematica? Perché anche studenti che si iscrivono a corsi di laurea scientifici spesso di matematica sanno poco o nulla? Sono gli effetti di un insegnamento a scuola della scienza dei numeri e delle forme non adeguato? La domanda non è nuova e il dibattito oscilla tra chi propugna un insegnamento più serrato della “matematica pura” e chi, all’opposto, è per la “matematica pratica”.

La politica è di nuovo bocciata in scienze, ma non è un nuovo “caso Stamina”

L’assegnazione delle risorse per la ricerca non si fa così. In una lettera alla Stampa, un gruppo di una trentina scienziati italiani di spicco ha espresso il proprio disappunto per lo stanziamento di finanziamenti ancora una volta «destinati in maniera arbitraria, a prescindere da un’accurata valutazione scientifica».

I magnifici sette per il consiglio scientifico d’Europa

Non più un una donna sola al comando – la biologa scozzese Anne Glover, Chief Scientific Adviser (CSA), la cui funzione è stata soppressa lo scorso anno – ma una squadra, o meglio uno Scientific Adviser Mechanism (SAM), di sette scienziati di vaglia, quattro maschi e tre femmine, provenienti da sette diversi paesi ed esperti in sette diverse discipline.

Giovani e ricerca: da qui riparte l’Italia

Sotto lo sguardo attento di Leonardo Da Vinci e Galileo Galilei si è tenuta, oggi nella sala Marconi del CNR, la cerimonia di premiazione del “Premio Giovani Ricercatori Italiani”. 
Il Premio, istituito dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica, è stato assegnato quest’anno a Paola Santini e a Gian Paolo Fadini.

Diritto allo studio: ancora troppe borse “virtuali"

Nell'anno accademico 2013-14, l'ultimo di cui possediamo i dati, sono stati oltre 46mila gli studenti universitari italiani dichiarati idonei a ricevere una borsa di studio, ma che non l'hanno ricevuta, che non sono cioè fra i cosiddetti “beneficiari”. In media, su 10 studenti considerati idonei, i borsisti effettivi sono solo 7. E le cose vanno sempre peggio: negli anni della crisi il numero di studenti idonei per una borsa di studio a livello universitario è scesa del 4,16%, e il numero dei borsisti addirittura del 9,17%.

Una proposta per migliorare il VQR 2011-2014

Ben poche le innovazioni sostanziali contenute nel draft della Valutazione della Qualità della ricerca (VQR), che riguarda il quadriennio 2011-2014. Piuttosto, un piccolo ma significativo passo indietro rispetto alla precedente VQR, che abbracciava un periodo più lungo, 6 anni, dal 2004 al 2010.  

Valutazione Anvur, atto secondo

“Con la nuova Vqr avremo un quadro aggiornato di dati sulla qualità della nostra ricerca”, queste le parole del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini dopo aver firmato il decreto con le linee guida per Valutare la ricerca 2011-2014. Insomma, parte il secondo capitolo della Valutazione firmata Anvur i cui risultati sono attesi per ottobre 2016.
Ed ecco la prima novità, con il nuovo esercizio si riduce il numero di anni presi in considerazione: dai 7 della prima tornata si passa ai 4 della seconda.

Regole certe per far rientrare i cervelli in fuga

Sono circa trecentomila i professionisti italiani che attualmente lavorano all'estero, ma certamente il numero che include anche i ricercatori è sottostimato. Non bisogna dimenticare che queste persone sono state formate in Italia e hanno rappresentato per tutti coloro che pagano le tasse una spesa alta, che viene offerta gratuitamente ad altri paesi in concorrenza con noi. Non è certo un buon affare.

Un ricercatore su due invecchia restando precario

Sono circa 10.160 i giovani che hanno conseguito il titolo di dottore di ricerca nel 2013, ma ben pochi sono quelli destinati a fermarsi definitivamente all'università. A elaborare la triste profezia è l'ADI (Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani), che in uno studio pubblicato nel 2014 afferma che il 96,6% degli attuali assegnisti di ricerca italiani rilevato nel 2013, verrà alla fine espulso dal sistema accademico.

Premio Giovani Ricercatori: i vincitori e le motivazioni

Il 5 aprile sono stati pubblicati i risultati del Premio Giovani Ricercatori Italiani, organizzato dal Gruppo 2003 per la ricerca Scientifica.
A vincere la prima edizione sono stati Paola Santini, ricercatrice presso INAF - Osservatorio Astronomico di Roma e Gian Paolo Fadini, ricercatore presso il dipartimento di Medicina del Policlinico Universitario di Padova.

Horizon 2020: per ora l'Italia delude

CORDIS ha pubblicato i primi dati di partecipazione al programma Horizon 2020. I dati riguardano i 2.399 progetti avviati a partire dal primo gennaio 2014, e le relative 10.200 partecipazioni, per un ammontare di circa 3 miliardi e 500 milioni di euro erogati (una media di circa 350.000 euro per ogni partecipazione). Su 94 paesi che hanno partecipato finora il Regno Unito precede tutti per numero di partecipazioni (1.406) ma è la Germania a contare il maggior numero di finanziamenti ricevuti.

Berlino insegna, senza ricerca non si mangia

“Politici e leader della maggior parte dei paesi del mondo hanno perso completamente i contatti con la realtà della ricerca” comincia così un commento di Amaya Moro-Martin, pubblicato su Nature qualche mese fa “sembrano non sapere che quanto più la ricerca  è forte tanto meglio andrà l’economia” e questo è specialmente vero per i paesi dove la crisi si sente di più. “I politici invece cosa fanno? Tagliano la ricerca e così rendono  questi paesi ancora più vulnerabili.

Ecco come frenare la “folle” corsa del cancro

E’ una storia questa che ha inizio negli anni ’90 quando Alberto Mantovani, oggi direttore scientifico Humanitas, scopre la molecola Ptx3: una proteina, appartenente a una nuova famiglia di pentrassine.
Da quel momento Mantovani ha incominciato a studiare ogni aspetto di questa proteina: dalla sua prima applicazione nelle diagnosi, alla scoperta del suo ruolo nelle infezioni contro il batterio Aspergillus fumigatus, al ruolo nella risposta immunitaria.

L’Europa: il Robin Hood al contrario della conoscenza

L’Europa della conoscenza è sempre più frammentata. E i suoi 28 diversi frammenti invece che a convergere tendono a divergere. Il grande progetto di Antonio Ruberti – creare un’Area Europea della Ricerca – non si sta realizzando.
E nell’Unione anche la rete dell’alta formazione non solo non viene ulteriormente ordita, ma si sta sfilacciando, arrotolandosi intorno a un numero sempre più piccolo di grossi nodi.

I precari a vita dell’università

Giovedì scorso, 4 dicembre, è stata presentata a Roma, nell’ambito di un’iniziativa della Federazione Lavoratori della Conoscenza della Cgil, un’indagine sul lavoro precario nelle università italiane.
I precari nelle università sono lavoratori molto qualificati (hanno la laurea e spesso un PhD, molti hanno superato valutazioni e concorsi, tanti hanno lavori di prestigio su riviste scientifiche con peer review internazionali), che svolgono un lavoro di formazione e di ricerca.

La scienza in Europa. Un viaggio tra passato e futuro

Con il primo volume del trittico che Pietro Greco (La scienza e l’Europa. Dalle origini al XIII secolo, L’Asino d’Oro) sta dedicando alla scienza e all’Europa, ovvero, più in generale, alla relazione scienza-società nel corso della storia, si inaugura felicemente anche in Italia il filone pubblicistico in cui alta divulgazione scientifica e rigorosa saggistica si fondono senza mai confondersi.

Un consigliere strategico per l'Europa

Pare proprio che Jean-Claude Juncker, il nuovo Presidente della Commissione Europea, abbia deciso di chiudere l’ufficio del Chief Scientific Adviser (Csa), il consigliere scientifico capo. Così a fine gennaio prossimo la biologa molecolare scozzese Anne Glover non avrà più una posizione a Bruxelles. O, almeno, non una posizione all’altezza di quella occupata negli ultimi tre anni.

Rosetta e la politica italiana della ricerca scientifica

Nonostante la non sempre adeguata copertura che ne è stata data sui media italiani, la missione europea Rosetta, che ha effettuato nei giorni scorsi il primo accometaggio nella storia, ha tenuto il mondo con il fiato sospeso ed è stata, a tutti gli effetti, uno straordinario successo scientifico, tecnologico e organizzativo.

Quei fiori sulle macerie del muro di Berlino

Il crollo del muro di Berlino, il 9 novembre 1989, ha aperto un varco tra mondi fino ad allora incomunicanti: tra l’Est e l’Ovest del pianeta. Tra il blocco sovietico e il blocco occidentale. Tra le democrazie liberali a economia di mercato e le cosiddette “democrazie popolari” (in realtà insopportabili dittature) a economia centralmente pianificata.
E, anche, tra la grande comunità scientifica dei paesi liberi e la comunità scientifica dei paesi comunisti.

L’Europa a quattro velocità

"Hanno scelto l’ignoranza", titola il manifesto appello che nove ricercatori europei, tra cui il nostro Francesco Sylos Labini (nostro nel senso sia di italiano che di collaboratore di Scienzainrete, oltre che fondatore e colonna di Roars) hanno pubblicato nei giorni scorsi anche su Nature, mettendo nero su bianco un’inquietudine che serpeggia nella comunità scientifica del Vecchio Continente.

Ricerca: la richiesta del Consiglio scientifico del Cnr

Nel luglio 1945, mentre la guerra si era appena conclusa in Europa ma continuava in Asia e nel Pacifico, Vannevar Bush – il consigliere scientifico del presidente  degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt, da poco defunto – rendeva pubblico un rapporto, Science. The Endless Frontier, che è considerato l’atto inaugurale sia della moderna politica della scienza, sia della moderna economia fondata sulla conoscenza.

Il testo è breve, poche decine di pagine, ma molto denso e molto articolato. È possibile riassumerlo in quattro punti.

Enti di ricerca: Mettiamo più “R” nel MIUR

Affermazione paradossale e provocatoria, ma vera: il problema del riordino degli Enti Pubblici di Ricerca (EPR) italiani non ha niente a che fare con gli EPR stessi. È piuttosto la questione del sistema italiano della ricerca che vogliamo e dobbiamo affrontare e riordinare, partendo dalle radici, non dalle foglie (o fiori o frutti) dell’albero, anche se questi ultimi sono i suoi prodotti visibili e apprezzabili, prodotti che vengono dal lavoro appassionato di migliaia di ricercatori che sono rimasti in Italia (nonostante tutto).

Lo strano caso dell’Abilitazione Scientifica Nazionale

Fra qualche mese saranno pubblicati i risultati della Abilitazione Scientifica Nazionale 2013.
Per avere la abilitazione, requisito per essere ammessi ai concorsi di professori di prima e seconda fascia, bisogna superare tre soglie stabilite dall’Anvur: numero di pubblicazioni, numero di citazioni e indice H o analogo.

Le vie tortuose dell’accreditamento dei dottorati

Da qualche settimana una sparuta minoranza di professori universitari è alle prese con un incubo. Si tratta di coloro che sono alle prese con il problema dell’accreditamento dei dottorati presso il ministero, in particolare i coordinatori dei dottorati stessi. Che cosa significhi bene questo accreditamento, non è chiaro, e soprattutto nessuno pare sappia rispondere alla domanda: che cosa succede a un dottorato che non viene accreditato?

Un viaggio nella governance della ricerca europea

La ricerca europea è fondamentale per garantire la competitività futura delle nostre economie, come riconosciuto da tutti gli Stati membri al momento dell'adozione dell’obiettivo 3% del PIL da investire in ricerca e sviluppo. A tutt’oggi, però, gli investimenti in ricerca dei 28 paesi dell’Unione sono sotto il 2% del PIL e anche i finanziamenti pubblici non superano la media dello 0,7%.

Il web rivela il calo d'interesse verso l'università

Gli ultimi dati rilasciati dall’Anvur hanno, fra le altre cose, evidenziato un calo di immatricolazioni del 20% dal 2004, che è particolarmente allarmante tenendo conto del basso rapporto fra laureati e popolazione complessiva osservato in Italia (stessa fonte).
Appare quindi sensato porsi la domanda se, vista la comune percezione di un declino generalizzato nel nostro Paese, la diminuzione di immatricolazioni

La ricerca italiana in Europa: una sfida da vincere

Ricerca italiana in Europa: come è andata negli scorsi anni? Come prepararci ai prossimi appuntamenti?
Erano queste le due domande sul tavolo del workshop che si è tenuto l’11 febbraio scorso presso la sede del CNR di Roma, sotto l’egida del Gruppo 2003.

Scienza e innovazione in Italia: 
qualche numero per capire

Nonostante l'Italia investa poco in ricerca, i suoi ricercatori si difendono, almeno a giudicare dal numero di pubblicazioni citate a livello internazionale. Critico è invece il passaggio dalla ricerca alle applicazioni industriali, almeno a leggere le statistiche di brevetti, start up e altri indicatori. Eppure è proprio il combinato di capacità di ricerca, innovazione, dinamismo industriale e capacità di conquistare nuovi mercati che può riavviare il Paese, recuperare occupazione e reggere una competizione internazionale sempre più intensa. 

Il sesto senso degli scienziati

Più che 'sesto senso' forse dovrebbe essere il senso critico, ma non è scontato che sia tuttora patrimonio di tutti coloro che si occupano di scienza. L’articolo di quattro pagine “Trouble at the lab” che in data 19 Ottobre 2013 il settimanale londinese The Economist ha dedicato alla cattiva condotta scientifica, nonché alle sue cause, conseguenze e rimedi, lo conferma e lo rivela alla pubblica opinione.

Università, turn over e polemiche: chi ha ragione?

Sta facendo molto discutere la tabella che il Ministero dell’Istruzione ha reso pubblica nei giorni scorsi che traduce in numeri le disposizioni contenute nel “Decreto criteri e contingente assunzionale delle Università statali per l’anno 2013” del 9 agosto scorso che regola il turn over dei docenti negli atenei pubblici.

Alla ricerca della qualità: il modello Telethon

Sono passati alcuni giorni da quando la Commissione medico scientifica di Telethon ha assegnato i nuovi finanziamenti relativi al bando 2013. La strada che porta alla selezione dei progetti è molto articolata e rigorosa. Il processo Telethon è lo stesso di quello adottato dal National Institute of Health degli Stati Uniti, considerato il migliore al mondo perché premia solo e unicamente il merito.

Il CNR e la valutazione dell'ANVUR

Luigi Nicolais, il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, non ha nascosto una certa delusione. Il CNR, che proprio quest’anno festeggia il suo novantesimo compleanno, non è uscito bene dalla Valutazione sulla Qualità della Ricerca effettuata dall’ANVUR (l’Agenzia nazionale per la Valutazione dell’Università e della Ricerca), i cui risultati sono stati resi noti nei giorni scorsi.

Valutazione Anvur: ecco la mappa della ricerca italiana

“Si tratta del più grande esercizio di valutazione della ricerca nel suo genere mai realizzato a livello internazionale. E’ una radiografia che mettiamo a disposizione del Paese. La parola d’ordine in questi due anni di lavoro è stata la trasparenza. Tutti potranno, a partire da oggi, consultare i dati prodotti”, con queste parole Stefano Fantoni presidente ANVUR, ha aperto la giornata in cui sono stati presentati i dati della Valutazione della Qualità della ricerca (VQR) 2004-2010.

Le prime tre lezioni da trarre dal rapporto ANVUR

L’ANVUR, l’Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca, ha presentato oggi a Roma il rapporto finale sulla Valutazione della Qualità della Ricerca 2004-2010. Si è trattato di un esteso lavoro che ha riguardato l’attività di ricerca di 95 università, di 12 Enti Pubblici di Ricerca vigilati dal MIUR (il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) e di 26 enti cosiddetti “volontari”. Ciascuno di questi soggetti è stato valutato per le proprie attività di ricerca in 14 diverse aree disciplinari.

Ecco il metodo adottato dalla Regione Sardegna

Dal momento dell’entrata in vigore della normativa inerente la promozione della ricerca scientifica in Sardegna, sono passati 5 anni con la pubblicazione di 7 bandi pubblici. La dotazione finanziaria varia da bando a bando e a seconda dell’area disciplinare di riferimento prevede quasi sempre il cofinanziamento da parte dell’ente aggiudicatario.

La ricerca è una cosa da professionisti

La maratona Telethon ha garantito anche quest'anno 30 milioni di euro (qualcosa in più è previsto a chiusura del bilancio a giugno) buona parte dei quali andranno a finanziare le ricerche di punta sulle malattie genetiche. Una buona conferma economica, dunque, con qualche preoccupazione dovuta alla crescita di quasi un terzo delle domande di grant, molte delle quali multicentriche.

Valutazione, l'esperienza dell'Ateneo di Torino

Nel giugno 2012 Gaetano di Chiara e Maria Grazia Roncarolo per il Gruppo 2003 hanno scritto un interessante articolo dal titolo La valutazione della ricerca scientifica in Italia: una valutazione della valutazione. Gran parte delle osservazioni e delle proposte presentate in quel documento sono assolutamente condivisibili e rappresentano un utile dibattito su un tema oggi assai discusso nelle Università italiane.

ANVUR e incidenti di percorso: un appello a Stefano Fantoni

Da qualche tempo è sorta la paura che un andamento non proprio lineare e cartesiano della valutazione della ricerca possa avere come conseguenza se non una sua “dismissione”, almeno un suo forte ridimensionamento. Non si possono non condividere le considerazioni di Alberto Mantovani a partire dal titolo del suo intervento, che riprende un tema caro a Rita Levi Montalcini.

Valutazione, anche gli Usa piangono

Valutare la ricerca non è facile. Neppure negli Stati Uniti, paese considerato all’avanguardia nel settore. Neppure per gli US National Institutes of Health (NIH), che hanno un sistema di valutazione considerato un modello. Solo una piccola parte dei progetti selezionati dall’agenzia federale americana si dimostra, infatti, eccellente. E solo una minima parte dei progetti americani eccellenti hanno superato il sistema di valutazione NIH.

Lettera aperta al Prof. Fantoni, Presidente dell'ANVUR

Egr. Prof. Fantoni,

premesso il riconoscimento per l’estrema fatica che il suo compito richiede, vorremmo farle presente alcune obiezioni circa le modalità di valutazione e di formazione delle graduatorie per l’abilitazione a professore di I e II fascia. Siamo certi che il problema le è ben noto, ma non è possibile, riteniamo, eluderlo ulteriormente. Il riferimento è al fatto che l’uso esclusivo, o in gran parte prevalente, dei criteri bibliometrici sia una forma non del tutto corretta e spesso ingiusta di selezione.

Se il Paese mette la scienza all'angolo

In questo periodo c’è stata molta attenzione nel discutere la messa in moto da parte del MIUR di una Agenzia, l’ANVUR, destinata a valutare i risultati scientifici dei vari gruppi di ricerca italiani. Nessun dubbio sulla importanza di questa attività, come d’altra parte il Gruppo2003 ha indicato nel suo Manifesto costitutivo e ribadito in più occasioni. E’ giusto ritornare a premiare il merito, ma questo merito va valutato considerando che in Italia, a differenza di altri Paesi, esistono condizioni impari di competizione e povertà delle risorse disponibili. 

Effetti linguistici della valutazione della ricerca

Stilare classifiche degli atenei è diventata una necessità in quei paesi dove parte del finanziamento statale alle università è distribuito sulla base di periodiche valutazioni della ricerca scientifica. In Italia, ad esempio, si è iniziato nell’ultimo decennio: al VTR (Valutazione Triennale della Ricerca), esercizio pilota condotto dal Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca fra il 2001 e il 2003, è succeduto il VQR 2004-2010 (Valutazione della Qualità della Ricerca) guidato dall’Agenzia di valutazione del sistema universitario e della ricerca.

Se il genio sfugge alla rete della valutazione oggettiva

“... la Commissione si trova unanime nel riconoscere la posizione scientifica assolutamente eccezionale del Prof. Majorana Ettore, che è uno dei concorrenti. E pertanto la Commissione decide di inviare una lettera e una relazione a S.E. il Ministro per prospettargli l'opportunità di nominare il Majorana professore di Fisica Teorica per alta e meritata fama in una Università del Regno, indipendentemente dal concorso …”

Salvare le eccellenze

Per fortuna che c’è l’Anvur, l’Agenzia nazionale per la valutazione della ricerca, ci dicevamo fino a ieri. Ha appena lanciato un megaprogramma di valutazione degli enti di ricerca per poi presentare al governo una lista ragionata dei «buoni e dei cattivi». Un lavoraccio per valutatori e valutandi, ma tutti l’abbiamo fatto volentieri, soprattutto noi degli enti di ricerca.

Una "valutazione della valutazione"

L'istituzione di un sistema di valutazione della qualità della ricerca è una misura irrinunciabile per un paese che voglia investire nell’innovazione e rimanere competitivo. L'entrata in funzione dell'Agenzia per la valutazione dell'Università e della Ricerca (Anvur) dimostra che anche l'Italia si sta finalmente muovendo nella direzione della valutazione della ricerca e questo fatto non può che essere accolto positivamente.

Arriva il"knowledge-broker"

Il 13 e 14 giugno a Parigi la Rete ERA-ENVHEALTH promuove la Conferenza ‘sharing a vision for environment and health research in Europe’. Negli ultimi quattro anni una rete di 16 partner di dieci paesi hanno condiviso le conoscenze e la progettualità in materia di ambiente e salute, finanziando anche progetti su ambiente e salute nei paesi aderenti, che si sono aggiunti a quelli della UE.

Come fare una domanda di finanziamento ad AIRC

Il 20 gennaio 2012 sono usciti i bandi per chiedere un finanziamento all’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (AIRC). Si tratta di un appuntamento annuale molto atteso da chi si occupa di ricerca sul cancro, data l’importanza dei quasi 100 milioni di Euro, erogati nel solo 2010 dal sistema AIRC-FIRC, per la comunità della ricerca oncologica italiana.

Luci e ombre del finanziamento della ricerca

Non c’è dubbio che il Ministero della Salute abbia instaurato, quando era Ministro Ferruccio Fazio, un sistema meritocratico e qualitativo per la valutazione dei progetti di ricerca nell’ambito dei bandi della Ricerca Finalizzata e Progetti Giovani Ricercatori (vedere su l'articolo su Scienza in Rete, 19 Luglio u.s.).

Valutare la ricerca italiana con pochi numeri

Ormai da un mese è partito il processo di valutazione dell’accademia italiana che va sotto il nome di VQR2004-2010. [1] Viene gestito dall’ANVUR, che ha istituito 14 panels GEV (Gruppi di Esperti di Valutazione), uno per ciascuna delle 14 aree in cui il CUN aveva diviso l’accademia italiana. [1] Gli oltre 400 esperti GEV sono stati scelti sulla base della loro competenza e altri criteri, fra cui una proporzione di persone affiliate all’estero (circa 20%) che è equivalente a quella presente nella lista dei Top Italian Scientists (TIS). [2]

L’ANVUR: si parte. Finalmente!

Signori, si parte. Cinque anni dopo la sua costituzione, l’ANVUR – l’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca – ha pubblicato lo scorso 7 novembre il bando per la «Valutazione della Qualità della Ricerca 2004-2010 (VQR 2004-2010). Un passo importante, auspicato anche dal Gruppo 2003 nei suoi sette suggerimenti al neopresidente del Consiglio Mario Monti (vedi editoriale).

L’ANVUR e la trasparenza delle procedure

Tra breve partirà l’esercizio di Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) condotto dall’ANVUR. E tra 2-3 anni avremo un quadro aggiornato della produzione scientifica delle Università e degli enti di ricerca italiani. I risultati di questo esercizio saranno il riferimento per la distribuzione della parte premiale delle risorse del Fondo di Finanziamento Ordinario.

Perché l'ANVUR non convince

Le nostre istituzioni pubbliche ci hanno ormai abituato alla presentazione di plurime versioni di documenti relativi ad atti che richiederebbero, prima di essere resi pubblici, attenta ponderazione. Emblematica in questo senso è stata la manovra finanziaria estiva, presentata in diverse versioni, una peggio dell’altra, prima di essere approvata.

Ecco come vaglia il merito la Cariplo

Un altro passo verso la buona valutazione della ricerca. Viene sempre dal settore privato, e si tratta della Fondazione Cariplo. Dopo che Telethon ha aperto la strada, importando il sistema di peer-review ispirato ai National Institutes of Health degli Stati Uniti, considerato il migliore al mondo, il modello meritocratico e imparziale sta prendendo piede tra le “funding agencies” private.

Vogliamo dire qualcosa di serio sulla valutazione?

Non so, forse sarà stato l’inizio effettivo dell’attività dell’ANVUR, o qualche notizia giunta da fuori, vedi le valutazioni comparative dell’OCSE: sta di fatto che parlare di valutazione sembra ora essere divenuto una moda. Non passa giorno senza che qualche giornale ne scriva, e se si vuole sentirne discettare sui links elettronici non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Difficoltà della ricerca o dello sviluppo?

Dunque, dopo l’intervento di Cinzia Duraio e i successivi approfondimenti, non possiamo escludere segnali di difficoltà da parte del sistema di ricerca nazionale ricavati anche dall’andamento del numero delle pubblicazioni. Sarebbe interessante poter misurare questi andamenti da parte dei vari paesi riferiti non solo al numero totale delle pubblicazioni ma, particolarmente, al numero delle pubblicazioni che riscontrano dati ed esperienze sperimentali, che implicano, cioè, il funzionamento di strutture costose.