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POLITICA + SOCIETÀ

Scelte politiche informate dalla scienza, rapporto tra scienza e politica (ma non politica della ricerca), fenomeni sociali (esempio: studio delle reti sociali tramite i dati dei social media), comunicazione della scienza o del cambiamento climatico.

Il ruolo del sistema finanziario nella transizione ecologica

Il settore finanziario può favorire od ostacolare la transizione ecologica a seconda di come reagirà alle politiche di riduzione delle emissioni messe in atto dai governi. Tuttavia, il suo ruolo non viene ancora preso in considerazione nel tracciare i percorsi necessari a rispettare gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi per limitare l’aumento della temperatura globale. In un articolo pubblicato la scorsa settimana su Science, un gruppo di economisti ha proposto un approccio per combinare un modello di rischio climatico finanziario con gli Integrated Assessment Model (IAM), i modelli usati da organizzazioni come l’IPCC o l'IEA per delineare i possibili scenari di transizione e informare le decisioni politiche. Abbiamo parlato con due degli autori della proposta, Stefano Battiston, dell'Università di Zurigo e Ca' Foscari Venezia, e Irene Monasterolo, dell'Università di Vienna.

Nell'immagine: la borsa valori di San Paolo in Brasile, elaborazione di Scienza in rete.

Il settore finanziario può favorire od ostacolare la transizione ecologica a seconda di come reagirà alle politiche di riduzione delle emissioni messe in atto dai governi. Tuttavia, il suo ruolo non viene ancora preso in considerazione nel tracciare i percorsi necessari a rispettare gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi per limitare l’aumento della temperatura globale.

Perché irrobustire e non alleggerire le valutazioni preventive di impatto ambientale e sanitario

Tra le riforme all’attenzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza c’è la procedura di valutazione dell’impatto ambientale. Una semplificazione di questa procedura viene proposta come un requisito fondamentale per accelerare l'attuazione dei progetti previsti dal Piano, ma il rischio è quello di indebolirne la funzione. Per evitarlo gli autori suggeriscono di rendere queste valutazioni più efficienti e veloci sviluppando una sinergia con le valutazioni di impatto strategico, tenendo sempre alta l'attenzione sugli aspetti che riguardano la salute delle popolazioni che abitano nelle aree interessate.

Immagine: pix4free.

Tra le riforme della Pubblica Amministrazione all’attenzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) c’è la procedura di valutazione dell’impatto ambientale, abbreviata con l’acronimo VIA, individuata come “collo di bottiglia” sia a livello di statale (che interessa le opere più rilevanti) che regionale (che interessa opere di competenza regionale). Questa riforma si inserisce tra quelle finalizzate a semplificare e accelerare le procedure direttamente collegate all'attuazione del PNRR e quindi, nelle intenzioni del Governo, da attuarsi in tempi rapidi.

Le prime mosse di Biden per la transizione ecologica

Sono passate due settimane abbondanti dall’insediamento della nuova amministrazione Biden-Harris e già il Presidente ha messo mano seriamente alla politica climatica del paese. Per esempio, rientrando nell’Accordo di Parigi, istituendo una Task Force nazionale per il clima e programmando blocchi e interruzioni di oleodotti e perforazioni alla ricerca di gas e petrolio.

Immagine: Joe Biden firma i primi atti ufficiali da presidente, 20 gennaio 2021 (whitehouse.gov). Elaborazione di Scienza in rete.

Joe Biden, dal giorno del suo stesso insediamento, ha firmato vari ordini esecutivi con l’intenzione di invertire al più presto alcune delle politiche promosse e portate avanti dal predecessore Donald Trump. Tra queste spicca il rientro nell’Accordo di Parigi, come per altro aveva annunciato sin dalla campagna elettorale.

Archiviato Trump, ecco la Green Revolution targata Joe Biden

Il piano di rivoluzione green dell'amministrazione Biden-Harris è ben strutturato, dell'ordine di un paio di triliardi di dollari di investimenti e ben supportato anche dagli elettori. Ora bisogna implementarlo, continuando a tenere conto sia della scienza che dell'opinione pubblica.

Superato lo shock della tentata espugnazione del Capitol Hill da parte del mob trumpiano, Joe Biden si prepara all'inseduiamente come nuovo presidente degli Stati Uniti. E sarà, con molta probabilità, il primo a ricoprire la carica di presidente vantando già un punto a favore: il supporto popolare per la sua missione climatica, ampiamente testimoniato dai sondaggi condotti nei mesi precedenti la tornata elettorale.

Non c'è transizione col gas naturale

Il gas naturale può essere un combustibile fossile di transizione? Volendo dare una risposta brevissima, potremmo dire: in linea di massima, no. Le emissioni indirette, tra cui quelle «fuggitive», compensano le migliori prestazioni della combustione del gas rispetto a petrolio e carbone; e, in ogni caso, non abbiamo tempo per «passare dal gas» per arrivare a zero emissioni nette al più al 2050.

Immagine: Pixabay License.

Nel 2019 abbiamo prodotto globalmente un po’ più di 100 quad di energia. Ovvero, quasi 30 mila miliardi di chilowattora (30.000.000.000.000 kWh). La produzione globale di energia è in aumento dal secondo Dopoguerra e, ancora, è principalmente proveniente dall’utilizzo di combustibili fossili, cioè carbone, petrolio e gas naturale (nota: «gas naturale» e «gas metano» sono la stessa cosa).

Politiche energetiche: opportunità eccezionale di ripresa

Eolico

L'Agenzia Internazionale dell'Energia ha proposto un piano di rilancio per il periodo 2021-2023 che unisca transizione energetica e creazione di posti di lavoro. È necessario un impegno politico ben strutturato, anche considerando il fatto che la COP26 è stata posticipata di un anno causa Covid-19.

Immagine: turbine eoliche; licenza: Pixabay License.

Tra le varie proposte di ripresa post-Covid c'è il rapporto propositivo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia. Una serie di misure di ripresa per decarbonizzare l'economia da attuare, secondo l'Agenzia, nei prossimi tre anni. Considerando il fatto che la pandemia ha causato il posticipo della COP26 (organizzata da Regno Unito e Italia) di un anno, diventa sempre più necessario un piano ben strutturato; vediamo di cosa si tratta.

Energia per l’Italia – appello al voto del 4 marzo 2018

Credits: Chris Potter -  www.ccPixs.com - License: CC BY-SA 2.0.

Fra gli italiani che si avvicinano alle elezioni è diffusa la percezione della profonda crisi socioeconomica in cui versa il Paese, segnato da una mai così ampia diffusione della povertà e della disoccupazione, mentre al contempo fasce ristrette della popolazione godono di ricchezze sempre maggiori, nel segno di una crescente diseguaglianza tra i livelli sociali della popolazione, tra i diversi territori, e tra le diverse generazioni.

La strategia energetica non convince senza un piano dell'innovazione

Linee ad alta tensione [Photo: energymixreport.com].

L'elaborazione della nuova Strategia Energetica Nazionale è stata avviata nei mesi iniziali dell'anno in corso con una comunicazione informativa in sede parlamentare e poi con una Nota con la quale il Ministro Calenda e poi anche Galletti, fornivano alcune indicazioni circa gli indirizzi che il Governo intendeva assumere in materia di politica industriale e di politica energetica.

Lettera aperta sul cambiamento climatico

Il Presidente Gentiloni durante la conferenza stampa conclusiva del summit G7 a Taormina, 27 maggio 2017. Credit: redazione de 'La Sicilia'.

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni

e, p.c.,


al Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda


al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Gianluca Galletti


al Ministro per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Maurizio Martina

al Ministro dell’Economia e Finanze, Pietro Carlo Padoan

al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin