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Ambiente

Lo stato di salute della biodiversità

La biodiversità globale continua a diminuire. Lo confermano con dati alla mano due importanti report, il Living Planet Index del WWF e il Global biodiversity outlook della Convention on Biological Diversity. Ma siamo in tempo per invertire il trend, abbandonando, dicono gli esperti, il concetto di business as usual.

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Il 2020, l’anno che passerà alla storia come l’anno della pandemia, doveva essere un anno dedicato alla biodiversità. Segna infatti il termine della decade della biodiversità, un piano strategico globale, siglato nell’ambito della Convention on Biological Diversity delle Nazioni Unite (CBD) articolato in cinque traguardi e 20 target, gli Aichi target, mirati a una riduzione dell’impatto antropico sulla natura da raggiungere entro il 2020.

Ripuliamo l'oceano urbano

Secondo una stima recente, utilizziamo circa 32 mila km2 di mare in porti, piattaforme petrolifere, eolico offshore e altre infrastrutture; superficie destinata ad aumentare con gli anni. Come rendere sostenibile lo sfruttamento del mare? Con infrastrutture ibride tra ingegneria e natura, quindi, avendo coraggio e facendo investimenti.

Oceano urbano. Tutti i mari e gli oceani del pianeta sono collegati in un’unica massa d’acqua ed è per questo che si parla di Oceano e non oceani. Ma perché urbano? Proprio perché indica quella parte di oceano che entra nelle nostre città, nella nostra vita quotidiana. A partire dalle coste su cui sorgono porti, spiagge e quartieri fino ad arrivare alle acque profonde dove estraiamo petrolio e gas, peschiamo o costruiamo parchi eolici offshore. Questo è l’oceano urbano ed è da sempre una parte integrante della nostra civiltà.

Il futuro della sostenibilità secondo l’Agenzia europea per l’ambiente

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La sostenibilità non è solo una questione ambientale, ma anche sociale, economica e istituzionale. Per pianificare il futuro bisogna tenere conto dell'impatto sulle risorse dell'invecchimento della popolazione, della comparsa di nuove tecnologie e di possibili strumenti economici.
L'Agenzia Europea per l'Ambiente ha pubblicato un rapporto su questi temi: abbiamo intervistato uno degli autori, Giovanni Marin.

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Il 24 giugno 2020, l’Agenzia Europea per l’Ambiente ha pubblicato un rapporto intitolato L'invecchiamento della popolazione, le tecnologie emergenti e la sostenibilità fiscale possono influenzare il percorso dell'UE verso un futuro sostenibile. Abbiamo contattato Giovanni Marin, uno degli autori, per porgli qualche domanda.

Vincenzo Balzani: tre transizioni per uscire dalla crisi ecologica e sociale

Non possiamo auspicare, uscendo dalla pandemia, di tornare alla situazione normale, quella caratterizzata dalla crisi ecologica e sociale. Sono tre le transizioni che Vincenzo Balzani, professore emerito di Chimica dell'Università di Bologna, membro dell'Accademia dei Lincei e coordinatore del comitato energiaperlitalia, ha individuato come necessarie per uscirne: energia, economia e, non ultima, cultura.

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Quella mattina ero l'ultimo a parlare e sulla tabella di marcia eravamo in ritardo. Per ragioni di tempo, ho pensato quindi di evitare l'introduzione del mio discorso, passando subito al dunque. In questo modo, sono poi riuscito a dire tutte le cose più importanti.

Green New Deal: se non ora quando?

La crisi da Covid-19 è già stata paragonata alla crisi climatica, e il paragone è appropriato. La pandemia però deve anche far accelerare la tanto attesa transizione ecologica: un Green New Deal è ormai inevitabile e la riorganizzazione del paradigma economico dovrà essere pretesa, visto che, ancora una volta, quest'ultimo ha esibito la sua inadeguatezza nel rispondere a non contemplati shock esterni.
Nell'immagine: la parlamentare statunitense Alexandria Ocasio-Cortez di fronte al Campidoglio degli Stati Uniti. Credti: Senate Democrats/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY 2.0

C’è chi ha già paragonato queste settimane di crisi da Covid-19 alla crisi climatica in atto: è un paragone appropriato. Il ruolo della scienza, della comunicazione e della politica sono pressocché analoghi, se non fosse per la scala dei tempi. La crisi climatica dovrà essere affrontata con la stessa volontà usata per la crisi da coronavirus, perché i poderosi effetti negativi si svilupperebbero su scala annuale e decennale (e non settimanale e mensile come per il virus) rendendo praticamente impossibile rimediare a danno avvenuto.