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Sanità pubblica

Piano Nazionale della Prevenzione: proposta per una strategia

È stato pubblicato di recente il nuovo Piano nazionale della Prevenzione 2020-2025 che guiderà il settore nei prossimi anni. In preparazione del Piano, un gruppo di lavoro interdisciplinare istituto dal Consiglio Superiore di Sanità sotto il coordinamento di Paolo Vineis ha redatto nel 2019 il documento che qui pubblichiamo. Esso verte sui principali obiettivi di salute e gli interventi di prevenzione - anche non strettamente sanitari - ispirati da alcuni concetti chiave, quali l'attenzione ai primi anni di vita, le disuguaglianze di salute e le politiche  ispirate alla logica dei co-benefici ambiente-salute. Ci sembra utile pubblicare questo documento a commento e integrazione del corposo Piano Nazionale della Prevenzione.

Commento al Piano Nazionale della Prevenzione 2020 – 2025

Coordinatore: Prof. Paolo Vineis

Redatto da Paolo Vineis, Lucia Bisceglia, Luca Carra, Roberto Cingolani, Francesco Forastiere, Francesco Musco, Rodolfo Saracci (l’elenco completo dei membri del gruppo di lavoro è al termine del documento)

luglio 2019

INDICE

Premessa
1 Prevenzione delle malattie in Italia
1.1 La malattia e la salute in Italia. Morti prevenibili
1.2 L’importanza dei primi anni di vita

La parabola di Halicin, il superantibiotico che nessuno vuole produrre

A febbraio sono stati pubblicati i risultati di uno studio nel quale, grazie all'intelligenza artificiale, gli autori sono riusciti a individuare un nuovo antibiotico, potente ed efficace contro i batteri resistenti. È un risultato importante anche perché la produzione di nuovi antibiotici ha languito negli ultimi decenni, nonostante il problema della antibiotico-resistenza stia assumendo dimensioni preoccupanti. D'altra parte, gli antibiotici funzionano in maniera opposta al mercato, ossia se è usati per un periodo breve, finché l’infezione scompare, e va tanto meglio quanta meno gente lo usa. Quali sono le possibili soluzioni? Che lezione possiamo trarne anche per Covid-19? Crediti immagine: Karolina Grabowska/Pexels. Licenza: Pexels License

A febbraio 2020 la rivista Cell ha pubblicato i risultati di una ricerca particolarmente rilevante: un gruppo dell’MIT di Boston ha individuato un nuovo antibiotico molto potente e particolarmente efficace contro batteri resistenti usando l’intelligenza artificiale. I ricercatori hanno utilizzato un approccio non convenzionale: hanno addestrato l’algoritmo con 2500 molecole, con struttura e bioattività diverse alla ricerca delle caratteristiche che rendono queste molecole efficaci contro E. coli.

Il sistema sanitario alla sfida della cronicità

L’Italia ha licenziato il Piano nazionale cronicità nel 2016, avendo accumulato un ritardo di almeno una quindicina d’anni rispetto agli altri paesi ricchi più virtuosi, ma non si può dire che questo strumento sia già in grado di incidere in maniera significativa sulla gestione della cronicità. Come spesso succede abbiamo realtà che si sono organizzate di conseguenza, ma ci sono anche Regioni che non l’hanno nemmeno preso in mano. Manca il personale dedicato, per esempio l’infermiere di quartiere, figura mitica che dovrebbe essere cardine di quell’assistenza territoriale indispensabile per una buona gestione della cronicità. Il fatto è che l’approccio del nostro, pur lodevole, Servizio sanitario nazionale guarda all’indietro. L’organizzazione, le competenze e anche la visione del proprio ruolo che la maggioranza degli operatori di sanità pubblica hanno ancora davanti agli occhi è quella delle grandi acuzie. “È in questa rete di cure che finiscono i malati cronici”, sottolinea Rinnenburger, generando inappropriatezza, come la mamma portata al pronto soccorso dalla figlia che non sapeva a chi altro rivolgersi.

“Ma perché ha portato qui sua madre, che è cronica?”, chiede l’infermiera di Pronto Soccorso a una figlia preoccupata. La risposta è semplice e disperata: “Non sapevo a chi rivolgermi”. Sarebbe ingeneroso dire che questa è la realtà per tutti i malati cronici nel Servizio sanitario nazionale, ma è innegabile che essere malati cronici nel secondo decennio del secondo millennio in Italia non è una cosa semplice. Per nessuno: pazienti, familiari e sanitari.

Vaccinazioni: dubbi di mamma

Solo il 9 per cento delle madri non ha dubbi sull'utilità e sicurezza dei vaccini, molte le incerte e una su cinque con forti pregiudizi. I numeri cambiano a favore delle vaccinazioni quando le informazioni passano da medici di famiglia e altri operatori sanitari. E soprattutto se medici e infermieri sono loro stessi vaccinati. Le statistiche da due studi italiani. Immagine: Demetrio Cosola, La vaccinazione nelle campagne, 1894 pastello su carta telata. Chivasso, Palazzo Santa Chiara.

Un’indagine italiana pubblicata su European Journal of Public Health sul rapporto delle future madri con le vaccinazioni evidenzia che solo il 9% è completamente convinta della loro efficacia, importanza e sicurezza mentre il 20% mostra di avere pregiudizi sulla maggior parte degli argomenti legati al tema.

Sugar tax all’italiana

O la si fa bene o non la si fa. La sugar tax inserita nella legge di bilancio 2020 manca per ora dei requisiti essenziali per renderla efficace in termini di sanità pubblica. Una tassa sulle bevande zuccherate ha un senso, infatti, solo se concepita per contrastare seriamente il fenomeno dell’obesità infantile, non per fare cassa. Per funzionare dovrebbe avere un’aliquota massima 4-5 volte più alta, colpire i prodotti in modo proporzionale al loro contenuto in zucchero. Va inoltre preparata con cura, lasciando il tempo all’industria di riformulare i propri prodotti e all’opinione pubblica di comprenderne i suoi veri scopi di salute. Parola di Franco Sassi, docente all’Imperial College di Londra e fra i promotori della analoga, ma meglio concepita, tassa britannica.

La tassa che il governo Conte bis si appresta a inserire nella manovra finanziaria riguarda non più snack e merendine bensì le bevande zuccherate (sugar tax), una tassa assolutamente legittima e utile. Dipende però come la si concepisce, perché in campo fiscale il diavolo sta nei dettagli.