Relazione sulla ricerca - CNR

In Europa si può fare di più

La Relazione sulla ricerca pubblicato dal CNR il 15 ottobre 2019 contiene un'analisi dettagliata delle prestazioni del sitema italiano in relazione agli obiettivi fissati dai programmi di finanziamento europeo alla ricerca. Perché portiamo a casa meno degli altri paesi? Perché soffriamo la competizione nell'eccellenza? Perché invece il CNR è forte in Europa? L'Italia arranca ma avanza e Brexit ci può aiutare ma non basta: bisogna attuare le misure necessarie se non si vuole perdere il treno del prossimo programma quadro in partenza nel 2021.

I programmi europei che si sono succeduti dal 2004 a oggi sono stati per l’Italia -oltre che un benefico flusso di euro- un’occasione per creare connessioni e dotarsi di infrastrutture più efficienti. L'Italia è cresciuta sia in termini di partecipazione sia di quantità di finanziamenti ma resta fanalino di coda rispetto agli altri grandi paesi dell'Unione.

Ricercatori, cercasi elisir di giovinezza

I ricercatori più anziani sono meno produttivi di quelli più giovani? E in base all'età, qual è la distribuzione ideale degli studiosi all'interno del sistema ricerca? Queste sono alcune delle domande che si sono posti gli autori della Relazione sulla ricerca e l'innovazione in Italia del CNR, presentata martedì 15 ottobre a Roma, alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e del presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche Massimo Inguscio. Di seguito si riporta la sintesi di uno dei capitoli della relazione, che affronta il tema inerente alla struttura demografica dei ricercatori italiani e al processo di ricambio generazionale.

In Italia si investe poco in ricerca, i ricercatori sono relativamente pochi (140mila tempo pieno equivalenti, anche la metà che in altri paesi di popolazione raffrontabile alla nostra), sono meno pagati e in media più vecchi. Che conseguenze ha la struttura demografica dei nostri ricercatori sulla qualità della ricerca, e quali sono le prospettive future?

Un’unica voce: sulla ricerca cambiamo rotta

Il 15 ottobre è stata presentata la nuova Relazione sulla ricerca e l’innovazione in Italia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, con dati e proiezioni aggiornati al 2018. Conclusione: la ricerca italiana continua a stagnare da ormai un decennio, anche se con qualche segnale di risveglio. Serve una svolta. Il premier Conte: seguirò personalmente la partita.

La presentazione della Relazione sulla ricerca e l’innovazione in Italia del Consiglio Nazionale delle Ricerche è stata l’occasione per tutte le autorità presenti di lanciare l’emergenza ricerca in Italia, invitando il premier Conte, presente nell’Aula magna del CNR, a invertire un trend decennale che vede il paese fermo all’1,2-1,3% dell’investimento in R&S sul PIL, circa la metà della media dell’investimento OCSE.