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Il cervello predittivo. La tensione del conoscere tra incertezza e aspettativa

Il nostro cervello è così dedito alla gestione dell'incertezza che può essere considerato un organo predittivo. Più precisamente, il modello del paradigma predittivo suggerisce che la nostra conoscenza del mondo sia sempre guidata dal bilanciamento di due principi, uno di ordine economico, che spinge al contenimento del dispendio energetico, e uno di ordine evolutivo, vincolato alla necessità di apprendimento.

Crediti immagine: Brain photo created by freepik - www.freepik.com

L’incertezza, in generale, non piace agli esseri viventi, tanto meno agli umani che si sono adoperati per millenni a erigere mura di conoscenza contro i fantasmi dell’indeterminatezza. Oggi sappiamo che l’incertezza è decisamente sgradevole perché è l’ostacolo con cui i nostri sistemi cognitivi si scontrano quotidianamente.

Adolescenti: poca corteccia molto rischio

adolescenti

Convincere gli adolescenti a seguire i vari comportamenti anti-Covid-19 al rientro a scuola, ma anche in tutti gli altri ambienti, è una questione che deve fare i conti con le caratteristiche di sviluppo del cervello sotto i vent'anni circa. Le neuroscienze ci danno una spiegazione che dovrebbe essere presa maggiormente in considerazione.

Immagine: Pixabay License.

In questa fase della pandemia hanno trovato un piccolo spazio, grazie alla regolare ripartenza delle scuole, nonostante i timori. Gli interrogativi legati alla loro sicurezza sono emersi da subito: indosseranno la mascherina quando necessario? Manterranno il distanziamento fisico? Saranno consapevoli dei rischi che questo virus comporta a loro stessi e, soprattutto, ai loro genitori e nonni? Fra tutti i periodi della vita, infatti, ce n’è uno che pare il più controverso.

Teoria della mente per le grandi scimmie

La teoria della mente presuppone la capacità di attribuire ad altri individui pensieri e conoscenze. Nonostante decenni di ricerche al riguardo, non è ancora chiaro se possa essere attribuita anche ad animali non umani. Un nuovo studio pubblicato da PNAS supporta l'ipotesi che sia presente nelle grandi scimmie (bonobo, scimpanzé e oranghi), che sono in grado di fare inferenze dalla propria esperienza per capire come si comporterà un altro individuo. Crediti: Susanne Jutzeler, suju-foto/Pixabay. Licenza: Pixabay License

La teoria della mente presuppone la capacità di attribuire ad altri individui pensieri e conoscenze. Nonostante decenni di ricerche al riguardo, non è ancora chiaro se possa essere attribuita anche ad animali non umani. Un nuovo studio pubblicato da PNAS supporta l'ipotesi che sia presente nelle grandi scimmie (bonobo, scimpanzé e oranghi), che sono in grado di fare inferenze dalla propria esperienza per capire come si comporterà un altro individuo.