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Giorno della Memoria

I bambini e i libri salvati di Villa Emma

Crediti immagini: Fondazione Villa Emma

I fascismi hanno questo in comune con i virus: che, nelle comunità umane, possono essere latenti ma mai assenti. Per tenere l'infezione sotto controllo servono prevenzione e cura che, nel primo caso, coincidono e si chiamano istruzione e lavoro. L’Europa, che prima dell'attuale ha contratto quell'altra malattia con un enorme carico di morti, sicuramente ha sviluppato gli anticorpi di memoria, che però sembrano avere un tempo di decadenza dell’ordine al massimo di un paio di generazioni.

La sinfonia n° 13 di Šostakovič

L'annientamento della popolazione ebraica sul posto, al di fuori dei campi di sterminio, che i nazisti perpetrarono nella loro avanzata verso est dal mar Baltico al mar Nero, copre numericamente quasi la metà della Shoah. Babij Jar è un burrone non lontano da Kiev che, quando i tedeschi occuparono la città ucraina nel settembre del 1941, divenne la tomba della popolazione ebraica residente. E di intellettuali, partigiani ucraini, soldati prigionieri, addirittura calciatori della Dinamo che non si erano voluti far battere dalla squadra delle Forze Armate tedesche, ladri comuni, decine di migliaia di rom. A questo luogo, o meglio a ciò che rappresenta, Evgenij A. Evtušenko dedicò un poema, i cui versi sono stati immortalati dalla loro inclusione nella sinfonia n° 13 di Dmitrij D. Šostakovič. Poiché la sua intenzione era di rendere omaggio alle vittime innocenti non solo del nazismo, ma anche dello stalinismo, Šostakovič chiese poi a Evtušenko altri testi da introdurre nella sinfonia, che furono poi modificati su pressione di Nikita Chruščëv: “Vorrei scrivere una sinfonia per ciascuna delle vittime, ma è impossibile ed è per questo che dedico a tutte loro la mia musica”.
L'articolo di Simonetta Pagliani in occasione del Giorno della Memoria.
Crediti immagine: armenanno/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Il 16 ottobre pioveva su Roma

Birkenau

Crediti: RonPorter/Pixabay. Licenza: CC0

Il 27 gennaio del 1945 venne liberato, ad Auschwitz, Cesare Di Segni, nato a Roma il 5 agosto del 1899, venditore ambulante di abbigliamento, catturato nel rastrellamento del ghetto il 16 ottobre del 1943; fu l’unico a resistere in quel campo (ma morì poco dopo il rimpatrio nell’ottobre del 1945), mentre altri 14 uomini, fra cui suo figlio Lello, ce la fecero in campi diversi, dove gli ebrei romani non destinati immediatamente al gas furono in parte smistati; sopravvisse una sola donna, sua nipote Settimia Spizzichino, mentre Fiorella Anticoli ed Enrica Spizzichino, che furono anch’esse lib