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Salute Capitolo 3 di 5

H5N1, è giusto pubblicare le ricerche

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha deciso che i due controversi studi sul virus influenzale H5N1 saranno pubblicati integralmente. La decisione è arrivata dopo un incontro di due giorni a Ginevra al quale hanno partecipato 22 esperti di biosicurezza provenienti da tutto il mondo. “Secondo il gruppo di esperti,” spiega Antony Fauci, “i rischi terroristici sono inferiori ai benefici che possono derivare dalla ricerca in termini di vaccini preventivi, test diagnostici e farmaci antivirali.”

Ma la pubblicazione di questi studi è davvero giustificata? La ricerca dovrebbe essere resa pubblica innanzitutto perché l’intento degli esperimenti non era creare un “virus del terrore,” ma rispondere a domande sul perché l’H5N1 si trasmette tra gli uccelli ma non tra gli esseri umani. Fouchier e Kawaoke hanno solo dimostrato che il loro virus modificato può passare tra i furetti, un modello ottimale per l’influenza, ma non tutti i ceppi del virus influenzale hanno la stessa virulenza negli esseri umani e nei furetti. “Ad oggi, non sappiamo nemmeno se l’influenza che abbiamo creato abbia la capacità di trasmettersi da uomo a uomo,” spiega Fouchier, “proprio perché nessuno è mai stato infettato.”

Nel 2009, il virus H1N1 causò gravi infezioni negli esperimenti sui furetti ma fu relativamente lieve negli esseri umani. Perché un virus causi una pandemia, non deve solo trasmettersi tra gli esseri umani ma anche mantenere la virulenza. Non c’è ancora alcuna prova che l’H5N1 mantenga questa proprietà nei furetti dopo passaggi multipli. Una delle principali preoccupazioni riguardo a questo studio riguarda il possibile uso improprio e il rilascio accidentale.

Tuttavia, l’H5N1 circola già naturalmente, costituendo una minaccia attraverso continue mutazioni che potrebbero causare pandemie, come accadde con l’influenza spagnola, che non fu creata dall’uomo ma uccise circa 50 milioni di persone. Poiché le mutazioni che conferiscono all’H5N1 la trasmissibilità nei mammiferi possono emergere naturalmente, la diffusione dei dati è fondamentale perché attirerà ricercatori a studiare i meccanismi sottostanti e permetterà di testare i vaccini contro i ceppi mutati dell’H5N1. Naturalmente, i terroristi potrebbero sfruttare queste informazioni.

Eppure la pubblicazione dei dettagli della ricerca non è essenziale per i bioterroristi, poiché qualsiasi criminale con risorse sufficienti potrebbe condurre esperimenti simili con solo informazioni parziali trapelate. Inoltre, perché usare un ceppo modificato di H5N1 quando la sequenza genetica del letale virus dell’influenza del 1918, trasmissibile tra esseri umani, è già disponibile? Nel 2006, le sequenze genetiche sono state pubblicate sia su Science che su Nature, descrivendo in dettaglio le mutazioni specifiche che permettono all’emoagglutinina virale H5 di legarsi ai recettori umani. Usare l’influenza come arma biologica sembra “piuttosto discutibile” perché, una volta rilasciata, la sua diffusione globale sarebbe praticamente impossibile da contenere. L’influenza non rispetta confini. Inoltre, se i gruppi terroristici possiedono la capacità di impiegare un virus come arma, probabilmente hanno conoscenze sufficienti per svilupparlo indipendentemente. Infine, censurare questi studi pone un rischio enorme per la scienza stessa: limitare la diffusione impedisce solo il progresso.

Come nota Giovanni Boniolio: “Occultare la sezione metodologica significa stravolgere la scienza stessa. Una delle sue caratteristiche fondamentali è la riproducibilità dei risultati e dei metodi, che devono essere resi pubblici per il potenziale scrutinio intersoggettivo.” Gli scienziati sarebbero scoraggiati dal perseguire linee di ricerca temendo la censura e il taglio dei finanziamenti. L’umanità non può permetterselo; solo non limitando la ricerca possiamo essere preparati quando la natura colpisce.

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