H5N1: il dibattito della comunità scientifica

Il dibattito tra chi chiede la pubblicazione integrale della ricerca sul virus H5N1 e chi vuole censurare i “dati sensibili” rimane acceso. Per settimane, questa controversia ha riempito le pagine di Nature e Science senza raggiungere una soluzione soddisfacente per nessuna delle due parti.
Da un lato si trova la comunità dei ricercatori, rappresentata dai due gruppi di ricerca che hanno condotto gli studi. Dall’altro le istituzioni di biosicurezza, in primo luogo il National Science Advisory Board for Biosecurity (NSABB), che supervisiona la biosicurezza per i National Institutes of Health (NIH). Nonostante i NIH abbiano finanziato la ricerca condotta negli Stati Uniti da Yoshihiro Kawaoka, la direttrice dell’istituto, Amy Patterson, ha richiesto in dicembre che i direttori di Nature e Science omettessero porzioni dei dati di ricerca. Data l’estrema contagiosità dell’H5N1, la preoccupazione è impedire che i risultati finiscano nelle mani sbagliate e diventino armi biologiche.
I ricercatori favorevoli alla pubblicazione integrale sostengono che l’accesso mondiale ai risultati permetta alla comunità scientifica globale di prepararsi a una potenziale pandemia di H5N1. La condivisione delle conoscenze, affermano, è essenziale per valutare la reale gravità di una pandemia e consentire una risposta rapida. Sostengono che l’accessibilità dei dati non offra alcun vantaggio ai bioterroristi, che possiedono competenze tecniche per produrre tali virus indipendentemente. Inoltre, suggeriscono che nessuno produrrebbe virus letali per il terrorismo se esistessero già vaccini efficaci.
Ron Fouchier e i colleghi di Rotterdam hanno recentemente usato Nature per proporre la creazione di un forum internazionale dove la comunità scientifica potesse discutere la questione con serenità. Hanno sottolineato che il loro esperimento ha coinvolto “un’adeguata supervisione, strutture di contenimento sicure, personale altamente qualificato e responsabile, minimizzando ogni rischio di rilascio accidentale del virus.” Propongono di chiarire i benefici della ricerca e le misure di riduzione del rischio.
I ricercatori hanno annunciato una pausa di due mesi sul lavoro che potrebbe potenzialmente sintetizzare H5N1 altamente patogeno. Tuttavia, Lynn Klotz e Ed Sylvester dell’Arizona State University hanno calcolato probabilità preoccupanti: “Con 42 laboratori che studiano un patogeno per un anno, c’è una probabilità di fuga del 34%; nell’arco di quattro anni, questa sale all'80%.”
Il forum deve affrontare la questione se i risultati debbano avere accesso ristretto o piena divulgazione a un pubblico scientifico limitato. Fouchier si chiede chi decide: “L’influenza è globale, eppure apparentemente solo gli Stati Uniti e le loro agenzie decidono cosa si pubblica. Se i risultati sono in parte pubblici e in parte riservati, chi determina l’accesso?”
John Steinburner dell’Università del Maryland ha posto una domanda simile: chi decide chi riceve i dati completi della ricerca, e chi controlla che non vengano usati impropriamente?
Kawaoka osserva che il meccanismo di rilascio dei dati proposto dal governo statunitense sarebbe “macchinoso” e richiederebbe molto tempo, e imporre una confidenzialità continuativa all’interno della comunità scientifica si rivelerebbe difficile.
