World university ranking debate

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Just as happened in Italy after the VQR report has released, a counter-assessment was also given to the Jiao Tong University ranking, concerning the best universities in a global scenario, published on august 2013. "That ranking does not reflect our academic system" were the words of Genvieve Fioraso, French Minister of Higher Education and research. It seems that Fioraso did not intend to contest the French universities rank - which, indeed, earn position with respect to the latest rankings - but rather the criteria used to analize an academic system different than countries for what concer internal organization. The Shanghai ranking is based on four criteria: quality of teaching (ie how many faculty of a university have received a Nobel Prize or Fields Medal); quality of the academic staff (based on the rankings highly cited) scientific production (impact factor ), productivity (the first three criteria in relation to the total number of teachers). Doubts about the reliability of the Shanghai's ranking became more strong when compared with other three major rankings concerning the quality of universities around the world. Those are in disagreement, for example, even for the top positions.



(click on the image above to open the graph)


Consulting the data, the most obvious differences are about the percentage of presence of individual countries in the rankings, the top positions (MIT QS, Harvard for the other three, as well as Johns Hopkins is ranked second only to the Taiwan Ranking). According to observers, those scenarios are so different beacause of the approaches to assessment variables based on different parameters used for individual methods. 
The Asian rankings, for example, are guilty of favoring studies in English and those with impact factor related to a small group of scientific journals.

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La sinfonia n° 13 di Šostakovič

L'annientamento della popolazione ebraica sul posto, al di fuori dei campi di sterminio, che i nazisti perpetrarono nella loro avanzata verso est dal mar Baltico al mar Nero, copre numericamente quasi la metà della Shoah. Babij Jar è un burrone non lontano da Kiev che, quando i tedeschi occuparono la città ucraina nel settembre del 1941, divenne la tomba della popolazione ebraica residente. E di intellettuali, partigiani ucraini, soldati prigionieri, addirittura calciatori della Dinamo che non si erano voluti far battere dalla squadra delle Forze Armate tedesche, ladri comuni, decine di migliaia di rom. A questo luogo, o meglio a ciò che rappresenta, Evgenij A. Evtušenko dedicò un poema, i cui versi sono stati immortalati dalla loro inclusione nella sinfonia n° 13 di Dmitrij D. Šostakovič. Poiché la sua intenzione era di rendere omaggio alle vittime innocenti non solo del nazismo, ma anche dello stalinismo, Šostakovič chiese poi a Evtušenko altri testi da introdurre nella sinfonia, che furono poi modificati su pressione di Nikita Chruščëv: “Vorrei scrivere una sinfonia per ciascuna delle vittime, ma è impossibile ed è per questo che dedico a tutte loro la mia musica”.
L'articolo di Simonetta Pagliani in occasione del Giorno della Memoria.
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La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945. Fummo Charles ed io i primi a scorgerla: stavamo trasportando alla fossa comune il corpo di Sómogyi, il primo dei morti fra i nostri compagni di camera. Rovesciammo la barella sulla neve corrotta, ché la fossa era ormai piena, ed altra sepoltura non si dava: Charles si tolse il berretto, a salutare i vivi e i morti. Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo.