Facciamo luce sull’Universo…

Read time: 2 mins

Agli inizi dell’astronomia gli uomini hanno potuto osservare e studiare solo gli astri che emettono radiazione a cui il nostro occhio è sensibile: la luce.

Così come per quanto riguarda il suono, il nostro orecchio è sensibile solo ad alcune frequenze, mentre alcuni animali, ad esempio delfini e pipistrelli, ne percepiscono anche altre, allo stesso modo, oltre alla radiazione luminosa, che l’occhio vede, esistono radiazioni che riusciamo a percepire solo con appositi strumenti, ad esempio i radiotelescopi.
L’atmosfera terrestre costituisce però uno schermo per la maggior parte delle radiazioni non visibili. Attualmente, grazie alla conquista spaziale, è stato possibile osservare il cielo al di là dell’atmosfera terrestre, ricavando nuove informazioni.

Le immagini che seguono mostrano la stessa galassia, Centaurus A, vista in base alle diverse radiazioni: a sinistra, utilizzando strumenti sensibili a raggi X, in centro, con radiazione visibile, a destra, l’immagine è stata ottenuta tramite radiotelescopio. La prima e l’ultima immagine ottenuta sono in falsi colori: si associa ad un diverso livello di intensità di radiazione un diverso colore.

Enormi getti di materia sono visibili solo osservando la galassia in X e radio: il meccanismo alla base della loro creazione e la loro composizione sono tuttora argomento di forte dibattito, ma l’analisi dell’Universo con radiazioni diverse dal visibile ne permettono lo studio.
Ancora, se avessimo la possibilità di osservare il cielo rivelando la radiazione gamma (più energetica dei raggi X) con i nostri occhi, potremmo verificare come ogni giorno nel cielo appaia una sorgente nuova, così energetica da abbagliarci, e che dopo pochi secondi, sparisce nel nulla. Sono i gamma ray burst, gli oggetti più energetici dell’Universo, probabilmente generati dall’accrescimento di materia su un buco nero.

Per chi volesse seguire in tempo reale la caccia ai lampi gamma, è disponibile l’app della NASA Swift, che invia un’allerta ad ogni nuovo lampo.

Buona esplorazione dell’Universo invisibile!

 di Anna Camisasca

altri articoli

Se il lupo riporta la palla

La capacità dei cani d'interpretare i segnali di comunicazione umani, come l'incitamento a riportare un oggetto, è solitamente considerata un effetto della domesticazione. Uno studio recentemente pubblicato su iScience, però, riporta che anche i cuccioli di lupo possono (seppur di rado) decidere di riportare una pallina da tennis che viene loro lanciata. I risultati del lavoro suggeriscono che questa capacità sia già presente nei lupi e abbia rappresentato un target per la pressione selettiva durante il corso del processo di domesticazione.
Crediti immagine: Christina Hansen Wheat

"Dai, su, riportala qui!": tutti ogni tanto proviamo a lanciare una pallina (o un bastoncino, o un peluche...) a un cane. C'è chi la ignora, magari perché ha di meglio da fare, chi le corre dietro ma poi non la riporta, e chi invece torna soddisfatto dal suo essere umano, stringendo in bocca l'oggetto del gioco.