fbpx La tassa sulla stupidità | Scienza in rete

La tassa sulla stupidità

Tempo di lettura: 2 mins

Tra le varie notizie ferragostane non posso non notare (da matematico qual sono) le informazioni sulla continua crescita del montepremi del Superenalotto, sul conseguente aumento del numero delle giocate e sul crescente numero di stranieri che vengono in Italia appositamente per giocare. Anche perché, sulla spiaggia, il parere del matematico in proposito viene richiesto spesso. Dal punto di vista strettamente matematico, la risposta  è semplicissima: il comportamento che ottimizza lo stato futuro del nostro portafoglio è non giocare. Prendendo un esempio più elementare,  immaginate di giocare a testa o croce con queste regole. Se esce testa guadagnate quaranta centesimi, se esce croce perdete un Euro.  Proponendo questo gioco a una qualunque persona sana di mente vi sentireste apostrofare malamente.  

Se però riusciste a proporre qualcosa di ugualmente svantaggioso (per il giocatore) ma meno evidente, allora potreste anche guadagnare dei bei soldini. Ma non a caso praticamente tutti i governi di tutti gli stati del pianeta vi proibiscono di farlo; oppure, se ve lo permettono, vi chiedono di spartire i guadagni (con tasse, tangenti e quant'altro). 

Il grande studioso italiano Bruno de Finetti (uno dei padri fondatori del moderno Calcolo delle probabilità) chiamava il gioco del Lotto Tassa sulla stupidità. Questo forse è uno dei motivi per cui gli uomini di scienza (che in generale vivono di stipendi bassini, e spagazzano tutte le tasse fino all'ultimo centesimino) non fanno troppa propaganda a queste cose. Ci si dice: perché dovremmo spingere per l'abolizione dell'unica tassa che possiamo evitare di pagare? E certo ci viene da sorridere vedendo interviste televisive con giocatori italiani che protestano vivacemente perché i tedeschi vogliono pagare anch'essi la nostra tassa sulla stupidità. 

Naturalmente, la matematica non è tutto. Se pagando un Euro vi comprate il diritto a sognare per qualche giorno di diventare supermilionari, allora potreste comunque dire di aver fatto un buon acquisto: il valore commerciale del diritto a sognare è difficile da stabilire, e la matematica non è certo lo strumento adeguato per farlo.  

Quindi, cari giocatori, BUONA FORTUNA!

 


Scienza in rete è un giornale senza pubblicità e aperto a tutti per garantire l’indipendenza dell’informazione e il diritto universale alla cittadinanza scientifica. Contribuisci a dar voce alla ricerca sostenendo Scienza in rete. In questo modo, potrai entrare a far parte della nostra comunità e condividere il nostro percorso. Clicca sul pulsante e scegli liberamente quanto donare! Anche una piccola somma è importante. Se vuoi fare una donazione ricorrente, ci consenti di programmare meglio il nostro lavoro e resti comunque libero di interromperla quando credi.


prossimo articolo

Come non pubblicare in medicina: perché le riviste rifiutano i lavori

macchina da scrivere

Tra errori clamorosi, vizi strutturali e nuove sfide come l’intelligenza artificiale, il nuovo libro di Luca De Fiore, "Come non pubblicare in medicina" (Il Pensiero Scientifico Editore, 2026), ribalta con ironia le regole della pubblicazione scientifica per mostrarne i limiti più profondi. Non solo un manuale per evitare brutte figure , ma una riflessione su un sistema imperfetto e sempre più bisognoso di trasparenza, ma ancora necessario.

«Gentile direttore del New England Journal of Medicine…»: peccato che l’indirizzo fosse quello dell’editor di Jama. È successo mille volte, racconta Robert M. Golub: il destinatario era lui, all’epoca executive deputy editor della seconda rivista, e tutte le volte che ha letto un’intestazione così clamorosamente sbagliata ha pensato che gli autori della mail non dovessero essere campioni della cura del dettaglio. Succede. Come succede di dimenticarsi le tracce delle revisioni ancora visibili o di inciampare in sciatterie di formattazione, e anche molto peggio.