La Corea nell'economia della conoscenza

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Le cronache di questi giorni ce ne parlano come di un paese impegnato intorno al 48° parallelo in un confronto militare tanto pericoloso quanto anacronistico, l’ultimo della guerra fredda. Da sessant’anni la Corea del Sud è formalmente in stato di belligeranza con l’altra Corea, quella del Nord. Ma in tutti questi anni Seul ha accettato e vinto anche un’altra sfida, entrare da protagonista assoluta nell’economia della conoscenza. E se il confronto militare con i fratelli del nord in questi sei decenni è rimasto in condizioni di stallo, nella sfida economica Seul sta ottenendo risultati che hanno pochi analoghi al mondo.

Basta scorrere i più aggiornati rapporti internazionali per rendersene conto. Il Total Economy  Database pubblicato dal Conference Board and Groningen Growth and Development Centre ci dice che, dopo la Cina (6,6% di crescita media annua del Pil), la Corea del Sud (5,7% di crescita media annua del Pil) è il paese che ha fatto registrate la maggiore crescita economica nell’ultimo ventennio analizzato: tra il 1985 e il 2005. Secondo gli analisti dell’OECD e del R&D Magazine, tra il 2000 e il 2007 ha avuto una crescita media del Pil del 4,7%; dopo una flessione nel 2008 (2,3%) e nel 2009 (0,2%) e risalita nel 2010 ai valori consueti (4,5%).

Anche per questo, secondo il Fondo Monetario Internazionale, il reddito annuo pro capite dei coreani (29.800 dollari) ha superato quello degli italiani (29.400 dollari) ed è il terzo tra i grandi paesi asiatici, dopo Taiwan e il Giappone.

I motivi di queste performance sono diversi. Ma molti analisti sostengono che il principale è la “fiducia” che la Corea del Sud riserva all’educazione, alla ricerca scientifica e all’innovazione tecnologica. Settori dove il paese asiatico vanta performance eccezionali.

L’ultimo rapporto OECD sull’alta educazione, per esempio, ci dice la Corea del Sud vanta  il maggior numero al mondo di giovani laureati nella fascia di età di età compresa tra i 25 e i 34 anni: il 60%. La media dei paesi OECD (ovvero delle massime economia mondiali) non arriva al 40%. L’Italia arriva appena al 20%.

Il risultato coreano è tanto più eccezionale, perché conseguito negli ultimi lustri. Nella fascia di età più adulta al lavoro (quella compresa tra i 55 e i 64 anni), infatti, i laureati coreani superano appena il 10%: la metà della media OECD e quanto la media italiana. Il che significa che negli ultimi venti anni, in seguito a un preciso programma di istruzione di massa, il tasso di laureati in Corea è aumentato a una velocità senza pari al mondo.

Il 35% dei laureati coreani  hanno conseguito il titolo nell’ambito delle scienze naturali o dell’ingegneria. Solo la Cina al mondo vanta una percentuale maggiore. In Italia le lauree in scienza e ingegneria sono il 20% del totale. Questo significa che in Corea il 20% di tutti i giovani di età compresa tra i 24 e i 35 anni ha una laurea scientifica o tecnica, contro il 4% degli italiani.

Agli alti investimenti, in risorse economiche e umane, nell’alta educazione la Corea accompagna alti investimenti nel campo della ricerca scientifica e tecnologica. Secondo i dati più recenti pubblicati dal R&D Magazine quest’anno la Corea ha investito in ricerca e sviluppo (R&S) 42,9 miliardi di dollari: il che la colloca al quinto posto assoluto nel mondo. Sopra la Francia e sopra la Gran Bretagna. A mero titolo di paragone, l’Italia – che pura ha sia una popolazione sia un Pil superiore – risulta aver investito 18,7 miliardi di dollari: molto meno della metà.

Anche in termini relativi la Corea del Sud è al quinto posto al mondo: la spesa in R&S rispetto al Pil è pari secondo il R&D Magazine al 3,0% e viene solo dopo quella di Israele, Svezia, Finlandia e Giappone. Se consideriamo questa spesa nella sua dinamica storica, vediamo che solo Cina e Giappone hanno aumentato l’intensità della spesa in R&S con la medesima intensità.

Il 73% degli investimenti sono a opera delle imprese. Solo il 25% a opera dello stato. Questo significa da un lato che i fondi pubblici per la ricerca ammontano a circa lo 0,8% del Pil (un terzo più della spesa pubblica italiana e in linea con quella di altri paesi avanzati). E dall’altro che la Corea ha una forte specializzazione produttiva nel campo delle tecnologie avanzate: il che, come abbiamo detto, spiega in gran parte le sue performance economiche.

Una misura di questa vocazione produttiva è quella della reazione alla crisi internazionale. La Corea del Sud, per uscire dalla crisi, ha dedicato una parte rilevante del “pacchetto di stimolo” (investimenti pubblici eccezionali) nel 2008 e nel 2009 alle nuove tecnologie verdi e alle energie rinnovabili: 27,8 miliardi di dollari. Il che la pone, secondo la PEW Charitable Trust al terzo posto nel mondo per investimenti assoluti – dopo i giganti Usa (66,6 miliardi di dollari) e Cina (46,9 miliardi di dollari) – e al primo posto per investimenti relativi: 5% del Pil, davanti a Cina (3% del Pil) e Stati Uniti (0,9% del Pil).

Non c’è dubbio. La Corea del Sud crede nell’innovazione. La insegue con lucidità e determinazione. E ottiene anche ottimi dividendi.

-Conference Board and Groningen Growth and Development Centre, Total Economy  Database, gennaio 2007, htpp://www.ggdc.net
- National Science Board, Science and Engineering Indicators 2010, National Science Foundation, 2010
- Education at a glance 2010, OECD, 2010
- Science, Technology and Industry Outlook 2010, OECD, 2010
- 2011 Global R&D Funding Forecast, R&D Magazine, 2010

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