AAA ingegneri cercasi per la ricerca sul cancro

Read time: 3 mins

«Cerchiamo ingegneri!». L’appello di Marco Foiani, direttore scientifico di IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare), che ha promesso borse di studio e posti di lavoro ben retribuiti, non poteva che suscitare un caloroso applauso nell’aula del Politecnico di Milano gremita di studenti, in occasione delle Giornata per la ricerca sul cancro di AIRC.

Una scelta non casuale quella di organizzare l’incontro nell’ateneo milanese, che, pur non ospitando facoltà di tipo biomedico, da tempo intrattiene proficui rapporti strategici di collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, come entrambi i rettori hanno confermato .  «Occorre mettere in contatto le due culture» ha raccomandato Giovanni Azzone, rettore del Politecnico di Milano, incalzato da Enrico Decleva, rettore dell’Università Statale che ha toccato un punto dolente: «Le prospettive per la ricerca devono diventare prospettive di lavoro e di vita per i giovani» ha detto. 

E in un momento in cui i finanziamenti pubblici si fanno purtroppo sempre più esigui, diventa tanto più importante l’impegno di AIRC nel sostenere la ricerca sul cancro, anche grazie ai fondi raccolti in giornate come queste.

L’anno scorso, anche grazie all’appoggio della RAI e del mondo del calcio, solo in questa occasione sono stati raccolti 5,8 milioni di euro, che sono stati investiti soprattutto in finanziamenti per i giovani con le formule ormai tradizionali messe a punto dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul cancro: non solo borse di studio in Italia e per esperienze all’estero, ma anche per i progetti My First AIRC grant e Start Up, che consentono ai giovani ricercatori che hanno dimostrato le loro capacità oltre frontiera di tornare a fare ricerca in Italia, creando il proprio laboratorio.

«Non potete dire che vi hanno rubato il futuro» ha messo in guardia gli studenti Mario Calabresi, direttore della Stampa, che ha partecipato con attenzione a tutto l’incontro, nonostante la delicata situazione politica in atto. «Anzi, in un certo senso siete da invidiare, perché vi affacciate al mondo del lavoro in un momento in cui il Paese non può più continuare a disdegnare la cultura scientifica come ha fatto finora. Io stesso ho assunto un ingegnere come giornalista. Non possiamo più fare a meno delle vostre competenze».

Soprattutto non può più farne a meno la ricerca biologica, e quella contro il cancro in particolare, dopo che la decodificazione del genoma, 10 anni fa, ha totalmente rivoluzionato l’approccio alla malattia.

«Fino ad allora studiavamo un gene per volta» ha spiegato Foiani. «Oggi valutiamo le interazioni tra migliaia di geni contemporaneamente». Ecco perché è indispensabile la bioinformatica.

Ma anche al scienza dei materiali e altre branche le cui applicazioni finora hanno esulato dalla biologia e dalla medicina: le nanotecnologie, per esempio, che permettono di  concentrare un farmaco a livello del tumore in concentrazioni che non sarebbero tollerabili dall’organismo, richiedono ingegneri che producano le nano particelle sui cui caricare le sostanze terapeutiche.

Le nuove avanzate tecnologie introdotte nella diagnostica richiedono poi l’intervento di molte altre figure professionali che progettino e gestiscano le apparecchiature, garantendo la loro efficacia e la sicurezza dei pazienti. Un ruolo di rilievo in questo senso è ricoperto per esempio dai fisici medici, che proprio oggi hanno presentato ai media la loro professione in un workshop che si è tenuto sempre a Milano, presso l’Università statale in via Festa del Perdono.

«Ma non basta» ha concluso Foiani: «in questi team multidisciplinari occorre anche un manager capace di gestire le diverse professionalità, di conciliare ricercatori che per loro formazione parlano linguaggi diversi». Un’impresa non facile, ma che in molte realtà di eccellenza che non mancano nemmeno in Italia, anche grazie ad AIRC, si comincia oggi a realizzare.

altri articoli

Tieni alla ricerca? Vota Europa

Crediti: Etereuti/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Un'indagine commissionata da Fondazione Bracco a Eumetra per captare gli orientamenti degli opinion leader sui temi di Unione europea e ricerca scientifica ha mostrato che chi dovrebbe orientare l’opinione pubblica in realtà si allinea quasi perfettamente a essa: poco più della metà degli intervistati pensa che l'Italia non abbia beneficiato dall'ingresso in UE, e ben il 32% ritiene che l'Europa non sia essenziale per lo sviluppo scientifico del nostro Paese. Quest'idea può derivare dal fatto che l'Italia, negli ultimi anni, ha contribuito in media per il 9,47% del bilancio europeo della ricerca ma ne ha riportato a casa l’8,27%. Bisogna però tener conto della crescita in termini di competenze e di collaborazione transnazionale che queste risorse hanno generato e che vanno a riverberare su altri ambiti, principalmente innovazione ed economia