Roberta Villa

Medico e giornalista, Roberta Villa ha collaborato per più di vent’anni con le pagine di Salute del Corriere della Sera e con molte altre testate cartacee e online, italiane e internazionali.

Per l’agenzia di giornalismo scientifico Zadig ha preso parte tra l’altro a progetti europei (TELL ME, ASSET), nel corso dei quali ha approfondito il tema delle vaccinazioni, come caso tipico di interazione tra scienza e società in cui è fondamentale il ruolo della comunicazione, anche in risposta a bufale e fake news.

Nel 2014, insieme ad Antonino Michienzi, ha pubblicato un e-book inchiesta sul caso Stamina, dal titolo “Acqua sporca”, e nel 2017 il libro “Vaccini. Il diritto di non avere paura”, distribuito con il Corriere della Sera.

Collabora con l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC).

Per la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO) fa parte del team che produce il sito “Dottore, ma è vero che…”.

È molto attiva sui social network e nel suo canale YouTube sta sperimentando un approccio semplice e confidenziale alla divulgazione, partendo dal tema dei vaccini e dalla sua esperienza personale di madre di sei figli.

Obbligo vaccinale al nido: è la soluzione giusta?

Al nido si potranno iscrivere solo bambini in regola con le vaccinazioni. Tutti (o quasi) plaudono alla decisione del Consiglio regionale dell’Emilia Romagna che il 22 novembre, con il solo voto contrario del Movimento 5 Stelle, ha inserito questa clausola in una legge di riforma dei servizi educativi per la prima infanzia.

Il mondo della ricerca a caccia di metodi complementari alla sperimentazione animale

C’è un equivoco frequente, quando si parla di sperimentazione animale: da un lato si immagina il mondo della ricerca che si barrica a difendere l’uso delle cavie in laboratorio, e dall’altro un sottobosco alternativo, non meglio definito, ma ignorato, anzi osteggiato, dalla cosiddetta “scienza ufficiale”, che, forse in cantina o nel garage di casa, ha messo a punto metodi che già potrebbero sostituire perfettamente gli animali con colture cellulari e programmi al computer, ma che non vengono diffusi per difendere interessi superiori.