Sergio Ferrari

Già vice Direttore Generale dell'Enea, dopo aver diretto in quell'Ente il Dipartimento per la Ricerca Intersettoriale Tecnologica e poi la Direzione Centrale Studi. Delegato del Governo italiano dal 1976 al 1984 presso il Comitato per la Ricerca Scientifica e Tecnologica della CEE. Membro dal 1996 al 1999 del Comitato Tecnico-Scientifico del Murst e del CIRA.

Dieci miliardi al Mezzogiorno, ma per far cosa?

Se si avverasse l'ipotesi secondo la quale il governo sembrerebbe intenzionato a iscrivere dieci miliardi di euro nella legge di bilancio del 2018 sotto l'obiettivo “Mezzogiorno”, si potrebbe pensare di essere di fronte ad una inversione di marcia rispetto a una politica economica che da molti anni aveva fatto finta che non esistesse più la questione “Mezzogiorno”; non ultimo il caso del Progetto Industria 4.0, dove non esisteva più nemmeno la parola Mezzogiorno.

La strategia energetica non convince senza un piano dell'innovazione

Linee ad alta tensione [Photo: energymixreport.com].

L'elaborazione della nuova Strategia Energetica Nazionale è stata avviata nei mesi iniziali dell'anno in corso con una comunicazione informativa in sede parlamentare e poi con una Nota con la quale il Ministro Calenda e poi anche Galletti, fornivano alcune indicazioni circa gli indirizzi che il Governo intendeva assumere in materia di politica industriale e di politica energetica.

Poca ricerca nella strategia energetica italiana

Mappa dell’inquinamento luminoso in Europa. Credits: Avex 2013 / Frédéric Tapissier.

Il Documento del Governo del 10 maggio scorso in materia di Sistema Energetico Nazionale 2017 intende fornire, in attesa e come preparazione del testo finale, lo stato attuale dei lavori, presentando le linee di politica generale per il settore, oltre al lungo elenco di attori che sono stati interpellati dal Governo.

Ricerca e declino in Italia

No Future, Southampton, Banksy.

Secondo l'ex premier Matteo Renzi, “in Italia i fondi per la ricerca non sono più bassi, a livello pubblico, della media europea.” (Il Fatto Quotidiano, 21 maggio 2017). Peccato che i numeri raccontino un'altra storia.

Does French research system risk to end up like in Italy?

The Scientific Council of CNRS (Comitè National de la Recherche Scientifique) has raised alert toward the political power and the civil society in France in regard to the risks that the research system is running as a consequence of poor availability of human and financial resources. This appeal/alarm is supported by two publications.

Economia e ricerca nella Società della Conoscenza

Da alcuni anni vengono evidenziate, in occasioni diverse, due questioni apparentemente tra loro divergenti. Il riferimento è da un lato alle affermazioni intorno allo stato dell’economia mondiale e, anche, di quella italiana, che traducono una valutazione a dir poco molto critica, e dall’altro alle indicazioni di ordine certamente più accademico e teorico, ma sempre in materia di sviluppo economico e sociale, del tutto differenti nella qualità e nelle prospettive che vengono avanzate e che sembrerebbero offrire uno scenario del tutt

Fotovoltaico, lo 'scandalo' continua

In Italia l’obiettivo della riduzione delle emissioni da combustibili fossili verrà raggiunto, se tutto procederà come si è avviato, da un lato caricando sulla bolletta degli utenti gli incentivi per installare pannelli fotovoltaici e, dall’altra, comprando all’estero – prevalentemente dalla Cina e dalla Germania - i relativi impianti.

Più conoscenza per lo sviluppo: il bilancio di un convegno

L’incontro-dibattito organizzato da LEFT al Piccolo Eliseo di Roma il 12 febbraio scorso doveva essere un’occasione di incontro tra addetti al settore della ricerca e rappresentanti del mondo politico, per verificare sino a che punto e su quali questioni si poteva riscontare una convergenza o meno, sul che fare nell’ipotesi di un governo che dovesse trovare i partiti politici presenti all’incontro in una posizione di formale responsabilità.

Ricerca e innovazione nel "Progetto Monti"

Come è noto il Progetto che il Presidente Monti ha affidato al paese per proseguire la sua opera parla anche di Scuola, Università, Ricerca, Cultura e di Rivitalizzare la vocazione industriale dell’Italia.

Prima di entrare nel merito e necessario riprendere testualmente questi messaggi:

Incominciamo intanto dal tema relativo alla “Ricerca e Innovazione”.

Uno sviluppo invisibile

Il Governo ha preparato un decreto in materia di fonti energetiche rinnovabili che modifica il precedente sistema degli incentivi. Viene indicato un dimezzamento degli attuali livelli a partire dall’anno prossimo con un carico sulle bollette degli utenti, che dovrebbe passare dagli attuali sei miliardi di euro all’anno, a tre miliardi a partire dall’anno prossimo.  

Incentivi sì, ma per l'innovazione

In un recente convegno sull’efficienza energetica il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha fatto delle affermazioni che valgono la pena di essere evidenziate e ricordate: “dobbiamo incentivare tutto quello che si può incentivare in ricerca, innovazione e sviluppo”, “non rappresentano uno spreco di risorse. Possiamo dire però che probabilmente c’è stato uno spreco di risorse legate agli incentivi che hanno privilegiato i consumi finali e non gli investimenti”.

Difficoltà della ricerca o dello sviluppo?

Dunque, dopo l’intervento di Cinzia Duraio e i successivi approfondimenti, non possiamo escludere segnali di difficoltà da parte del sistema di ricerca nazionale ricavati anche dall’andamento del numero delle pubblicazioni. Sarebbe interessante poter misurare questi andamenti da parte dei vari paesi riferiti non solo al numero totale delle pubblicazioni ma, particolarmente, al numero delle pubblicazioni che riscontrano dati ed esperienze sperimentali, che implicano, cioè, il funzionamento di strutture costose.

Il linguaggio, la scienza e la società

L’intervento di Rino Falcone su queste pagine è relativo al disegno di legge in materia di Lingua Italiana dei Segni (LIS), richiama giustamente l’attenzione sui rischi di una approvazione parlamentare di un testo che, come conclude Falcone, “rischia di assumere...la paradossale descrizione dei limiti in cui la politica italiana sta restringendo la propria capacità di comprensione del mondo.”

Il catastrofismo è un problema malposto

La contraddizione tra gli andamenti demografici che presentavano ritmi incrementali geometrici e quelli relativi alle risorse alimentari, la cui produzione presentava una progressione aritmetica, o comunque, con una dinamica inferiore, ha trovato un referente storico di particolare autorevolezza in Thomas Robert Malthus.

Riavvicinare il sistema produttivo alla ricerca

In  una  recente recensione del Rapporto della Royal Society di Londra, Knowledge, networks and nation. Global scientific collaboration in the 21 century, Pietro Greco su Scienzainrete, citando gli elementi essenziali contenuti in quel Rapporto riportava anche gli aspetti di più diretto interesse italiano.

Due erano, in sintesi, le questioni che emergevano:

Innovazione e crisi

Anche in relazione ai recenti dibattiti sollevati dalla crisi economica internazionale e dalla specificità aggiuntiva della crisi italiana in materia di competitività e di produttività del lavoro, segnalata anche dalla questione Fiat, si sono andate recuperando questioni che sembravano sommerse nella storia. Tra queste: la caduta tendenziale del saggio del profitto di marxiana concezione e la misura della produttività del lavoro come indicatore della competitività tra sistemi produttivi.

La "rivoluzione verde" è iniziata, ma in tono minore

I segni più evidenti che, dopo tante parole, la “rivoluzione verde” sollecitata dalla crisi climatica sia effettivamente in fase di avvio, si possono ritrovare nell’andamento degli scambi commerciali in materia di tecnologie energetiche rinnovabili: nel decennio 1999-2008 mentre il commercio internazionale di prodotti manifatturieri è aumentato di 2,5 volte, gli scambi di prodotti/impianti per la generazione di energia con fonti rinnovabili è aumentato di 5 volte.

Il caso Glaxo

La questione è quella della società Glaxo, anzi GlaxoSmithKline, che è intenzionata a chiudere i laboratori di ricerca che possiede in Italia.  

La GSK è una multinazionale del settore farmaceutico – la seconda al mondo – nata e con sede in Gran Bretagna e presente in Italia sin dal 1932, attualmente con circa 3000 dipendenti dei quali circa 620 costituiscono il Centro di ricerche ubicato a Verona.