Il welfare salva (ancora) la salute degli europei

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Peace Love Doctor, Bansky. Credit: Thomas Hawk / Flickr. Licenza: CC BY-NC 2.0.

Nonostante tutto - la crisi, i tagli, la disoccupazione - le disuguaglianze di salute diminuiscono in Europa, a partire dalla mortalità. Lo afferma uno studio appena pubblicato da PNAS e coordinato dall’epidemiologo dell’Erasmus University Medical Center di Rotterdam Johan Mackenbach, insieme ad altri ricercatori del progetto Lifepath.

Il risultato dell’analisi statistica condotta sulle serie di mortalità condotta in 17 paesi dal 1980 al 2014 non era scontata. Negli Stati Uniti, infatti, gli ultimi anni sono stati segnati dalle cosiddette “morti per disperazione” fra i bianchi di mezza età e con un basso livello di istruzione. Morti associate anche all’aumento dei casi di suicidio e overdose dovuti all’abuso di antidolorifici oppiacei che si è diffuso come un’epidemia nel paese.

E’ proprio partendo da questi dati inattesi che il gruppo di Mackenbach ha allestito questo studio in Europa su 9,8 milioni di morti negli ultimi 34 anni in 17 paesi, in cui si sono esaminati anche i casi di morbilità riportata da 350.000 persone provenienti da 27 paesi, dal 2002 al 2014.

Risultato: non solo la mortalità non è cresciuta, ma anzi continua a scendere in tutti i paesi considerati. Italia compresa. E a trarne vantaggio sono soprattutto le persone con un basso livello di istruzione.

«Il nostro studio dimostra che, nonostante la recessione, nella maggior parte dei paesi europei c’è stato un miglioramento della salute fra le persone meno istruite. Addirittura, nell’Europa dell’Est questo miglioramento ha ribaltato la tendenza negativa degli ultimi decenni»., spiega l’epidemiologo olandese. «Questo è dovuto probabilmente al fatto che questi paesi sono stati in grado di salvaguardare il loro sistema di welfare, incluso il sistema sanitario».

Andamento del tasso di mortalità per 100.000 della clsse più svantaggiata (in termini di istruzione)

A giudicare dal grafico sopra riportato, il trend decrescente nella mortalità non si è arrestato nemmeno negli anni grami della recessione. L’Italia, che partiva da percentuali migliori di quasi tutti gli altri paesi già dagli anni ottanta, ha ulteriormente migliorato la propria situazione. I paesi dell’Est, che hanno risentito dall’uscita dal blocco sovietico negli anni novanta, hanno recuperato almeno in parte lo svantaggio probabilmente proprio grazie agli aiuti economici ricevuti dall’odiata Unione Europea.

«Una simile inversione di tendenza non era mai stata riportata finora. Questo è probabilmente il nostro risultato più importante», spiega Mackenbach. «Sembra che le politiche finalizzate all’abbassamento della mortalità, in quei paesi, abbiano finalmente raggiunto anche le fasce meno istruite della popolazione. Ciò significa che quando si introducono nuove strategie sanitarie, bisogna monitorare con attenzione le disuguaglianze di salute dovute alle condizioni socioeconomiche».

Non si può escludere che effetti sulla mortalità si possano vedere dal 2012 in poi. Non è un caso, per esempio, che fenomeni tipici della crisi come licenziamenti e fallimenti abbiano lasciato una traccia nella salute mentale, e in particolare sul numero dei suicidi, in crescita. Il fenomeno non è tuttavia sufficiente per trascinare verso un saldo negativo il dato di mortalità generale, grazie anche alla diminuzione della probabilità di morire per cause come incidenti stradali e abuso d’alcol.

«Gli effetti a breve termine della crisi sulla vita delle persone non sono stati abbastanza forti da vanificare i progressi fatti negli ultimi anni nella prevenzione, stili di vita e sostanziale tenuta del welfare anche grazie all’appartenenza all’Unione europea. Ed è questo segnale politico che rende questo studio così importante», conclude Paolo Vineis, dell’Imperial College di Londra e altro autore dell’articolo.

 
Fonte
Johan P. Mackenbach et al. “Trends in health inequalities in 27 European countries,” PNAS 4/6/2018. (Link a Eurekalert) (link a PNAS)

 

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