
Ieri è stato assegnato il premio Nobel per la Fisica 2026 a Francis Halzen, dell'University of Wisconsin-Madison, per contributi decisivi all'osservatorio IceCube e la scoperta di neutrini ad alta energia provenienti dallo spazio.
Abbiamo intervistato Lucia Votano: fisica associata all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, si occupa di fisica astroparticellare e in particolare di neutrini; è stata direttrice del Laboratorio INFN del Gran Sasso; al momento partecipa all’esperimento Juno, un osservatorio gigante di neutrini nella Cina meridionale.
Di seguito riportiamo i principali esperimenti che servono a rilevare neutrini che vengono citati nell'intervista
- IceCube (Polo Sud, ghiaccio antartico): rivela i neutrini tramite la luce blu dell'effetto Cherenkov, raccolta da fotomoltiplicatori calati nel ghiaccio a partire da circa 1000 metri di profondità. Ha misurato per primo neutrini di altissima energia (fino all'ordine del PeV, cioè di 1015 elettronvolt), galattici ed extragalattici, con un flusso isotropo.
- Baikal (lago Bajkal, Russia): l'esperimento dell'INR (Institute for Nuclear Research) è stato tra i primissimi a usare acqua e in parte ghiaccio per rivelare neutrini, con un'idea che risale agli anni '60. Baikal-GVD ha poi confermato il flusso isotropo di neutrini di alta energia dopo IceCube.
- KM3NeT (acque del Mediterraneo): è un analogo di IceCube nell'acqua e non è ancora completato, dell’INFN. Nonostante questo, ha misurato il neutrino più energetico mai osservato, oltre 200 PeV, circa due anni fa. La sua origine non è ancora chiara.
- Kamiokande e Super-Kamiokande (Giappone): i due esperimenti al mondo capaci di misurare i geoneutrini, quelli prodotti dai decadimenti radioattivi di uranio, torio e potassio nella Terra.
- Borexino (Gran Sasso): è il secondo esperimento che ha misurato i geoneutrini.
