Ricerca e sviluppo, nel 2024 la spesa sale a 31 miliardi: crescono le università, arretrano le piccole imprese
Secondo l'Istat nel 2024 l'Italia ha speso in ricerca e sviluppo 31 miliardi, l'1,40% del Pil. Le università crescono del 13,4%, le piccole imprese perdono il 13,7%.
Nel 2024 l’Italia ha speso in ricerca e sviluppo circa 31 miliardi di euro, il 5,6% in più dell’anno precedente a prezzi correnti. In rapporto al Pil la spesa sale dall'1,37% all'1,40%. Lo dice il report La ricerca e sviluppo in Italia che l’Istat ha pubblicato il 24 settembre, con i consuntivi del 2024 e le stime preliminari per il 2025. Dentro la media ci sono due andamenti opposti: le università crescono molto, mentre nelle imprese aumenta la spesa delle grandi e si riduce quella delle piccole e medie.
Le università crescono più di tutti
La spesa delle università aumenta del 13,4% e arriva al 26,9% del totale nazionale, quasi due punti in più del 2023. Cresce anche il personale: gli addetti alla ricerca, contati in unità equivalenti a tempo pieno, sono il 13,6% in più, e i ricercatori il 15,3% in più. La ricerca delle università è finanziata per l'81,1% dal settore pubblico, e più della metà della spesa va alla ricerca di base.
Aumentano, ma meno, anche le istituzioni private non profit (+7,9%) e le istituzioni pubbliche (+4,7%). In tutto il paese i ricercatori sono circa 179mila in equivalenti a tempo pieno, il 5,4% in più; le donne sono il 37,7% degli addetti alla ricerca.
Nelle imprese spendono le grandi
Le imprese restano il primo attore, con circa 18 miliardi e il 56,6% della spesa, ma crescono solo del 2,4% e perdono quasi due punti di quota. La crescita viene tutta dalle grandi imprese (+6,4%), che da sole fanno il 76% della spesa del settore. Le piccole, sotto i cinquanta addetti, spendono il 13,7% in meno e le medie il 5,2% in meno. L'82,2% della spesa dipende dalle multinazionali, divise a metà fra quelle a controllo italiano e quelle a controllo estero.
Nelle imprese cala anche il personale: gli addetti alla ricerca scendono del 5,9% in equivalenti a tempo pieno. L’Istat vede in questo squilibrio, legato al peso delle piccole e medie imprese nel sistema produttivo, una delle ragioni per cui l’Italia non raggiunge l’intensità di ricerca dei principali paesi europei.
Dove si spende
Oltre il 60% della spesa, 18,9 miliardi, si concentra in quattro regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte. L’aumento più forte è però nel Sud (+8,9%). In rapporto al Pil regionale sono in testa l’Emilia-Romagna (2,32%) e il Piemonte (2,20%), mentre nel Mezzogiorno la spesa resta in genere sotto l'1%. Al Nord prevale la spesa delle imprese, nel Mezzogiorno quella del settore pubblico e delle università.
Che cosa dicono le stime per il 2025
I dati preliminari indicano per il 2025 una riduzione della spesa delle imprese (-2,6%) e un aumento per le istituzioni pubbliche (+6,2%) e per il non profit (+6,4%).
Il report dà conto anche degli stanziamenti pubblici per la ricerca, cioè di quanto amministrazioni centrali, regioni e province autonome mettono a bilancio. Nel 2024 sono stati circa 13,5 miliardi, stabili rispetto all’anno prima (+0,5%); il 40,7% arriva alle università attraverso il Fondo di finanziamento ordinario. Per il 2025 le previsioni iniziali si fermano a circa 13,1 miliardi, il 3,2% in meno.
Il report completo, con le tavole e la nota metodologica, è fra i documenti raccolti nella pagina della Rete delle Società scientifiche italiane.
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