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Crisi climatica

La transizione ecologica, un impegno di rinnovamento sociale non più revocabile

Questo è un anno decisivo per la lotta alla crisi climatica, e i cambiamenti che ci aspettano investiranno tanto i grandi sistemi quanto la vita di ogni singolo cittadino. Ma quanto le nostre democrazie potranno spingere sull’acceleratore della “rivoluzione verde”, fintanto che la maggioranza della popolazione sembra mancare di una chiara percezione della posta in gioco riguardo la risposta alla crisi climatica? Psicologi, sociologi ed esperti della comunicazione del rischio potrebbero aver già trovato una risposta.

Il 2021 è un anno decisivo per la lotta alla crisi climatica. In direzione della COP 26 del prossimo novembre, gli Stati Uniti d’America sono da poco rientrati nell’accordo di Parigi, la Cina promette di raggiungere zero emissioni nette entro il 2060, mentre l’Europa punta a realizzare lo stesso obiettivo nel 2050, con un traguardo intermedio di riduzione delle emissioni del 55% nel 2030.

Un anno da (non) dimenticare. Non solo per la pandemia

Oltre alla pandemia, c'è un altro aspetto del 2020 da ricordare: a livello globale è stato infatti l’anno più caldo da quando esistono le misure (insieme al 2016) e costellato da numerosi eventi meteorologici estremi in ogni parte del globo. Carlo Cafaro, ricercatore all'Università di Reading (UK) ne passa in rassegna alcuni, evidenziandone le caratteristiche eccezionali e spiegando i possibili collegamenti con i cambiamenti climatici.

Crediti immagine: Karsten Winegeart/Unsplash

L’anno appena concluso rimarrà indubbiamente nella storia. La pandemia da SARS-CoV-2, dichiarata tale dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nel marzo 2020, sta ancora, purtroppo, mettendo a repentaglio la vita della popolazione mondiale. L’attenzione mediatica che giustamente ha ricevuto questa emergenza sanitaria sta rischiando purtroppo di far passare inosservato un altro importante motivo per il quale il 2020 è stato eccezionale.