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L'improvvisazione scientifica e terapeutica ai tempi di Covid-19

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Durante un webinar, Laura Duggan, grande anestesista e divulgatrice di FOAMed (Free Open Access Meducation, su casi della medicina d’urgenza), rivolse a tutti i partecipanti l’appello “first, don’t do dumbshit”, (traducibile in “prima di tutto, non fate cagate”) e Scott Weingart, altro illustre FOAM educator, aggiunse “don’t forget the awesome clinicians you are”, non dimenticate i clinici eccezionali che siete: ambedue avevano colto il pericolo, nella spaventosa novità della pandemia, dell’agire improvvisando, sull’onda dell’emozione e della necessità.

Tutti i colpi di scena della serie Idrossiclorochina

Il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus ha sospeso per motivi precauzionali legati a uno studio pubblicato dal Lancet la sperimentazione su Idrossiclorochina, poi riavviata una volta sconfessato e ritirato la studio. Nel frattempo però due nuovi studi bocciano la molecola. Il serial continua...

La vicenda dell’idrossiclorochina si sta configurando come una vera e propria soap opera: non tutti quelli che hanno guardato una delle fiction televisiva a lunga serialità sanno che questo modo di definirle fa riferimento ai prodotti pubblicizzati nelle prime produzioni statunitensi. Alcune grosse aziende che fabbricavano saponi, come la P&G, addirittura producevano le serie.

Errori cognitivi e terapie: il caso degli ACE inibitori

Un recente editoriale del New England Journal of Medicine invita i medici  a sorvegliare sui possibili errori cognitivi cui li espone la massiccia esposizione a informazioni in arrivo da fonti di varia affidabilità, come è avvenuto nel caso dell'allarme lanciato a marzo sulla potenziale pericolosità delle terapie antipertensive con ACE inibitori e sartani.
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Durante la Grande depressione, Franklin D. Roosvelt ammoniva: “Assumi un metodo e perseguilo. Se fallisce, ammettilo con franchezza e provane un altro. Ma, in ogni modo, tenta qualcosa”.

Novità positive su Remdesivir e altri farmaci

L'FDA ha approvato il Remdesivir per la terapia dei pazienti con Covid-19: si tratta di un farmaco che impedisce la replicazione del virus, e i trial in corso sono una decina. Il Remdesivir non è, comunque, l'unico farmaco che può aiutarci contro Covid-19, come spiegano Enrico Bucci ed Ernesto Carafoli in quest'articolo, e lo stesso Remdesivir potrebbe essere sostituito da un farmaco che agisce in modo analogo ma, da studi condotti sui topi, sembra essere ancora più potente.
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Possiamo dirlo? Era ora: qualche giorno fa la notizia è finalmente arrivata con tutti i crismi dell’ufficialità, e con il fragore internazionale che si meritava: il Remdesivir mostra attività interessante e utile, ed è ora il primo farmaco anti-Covid-19 ufficialmente approvato da FDA. Ne siamo contenti, avendo suggerito a più riprese le potenzialità di questo farmaco (vedi articoli in fondo).

Quando l’eparina è utile per i malati di Covid?

Il 28 marzo è stato pubblicato il più ampio studio retrospettivo finora condotto con l’intento di definire le caratteristiche cliniche e di laboratorio che distinguono chi ha una prognosi infausta da chi ha maggiori possibilità di sopravvivere (la guarigione, nel senso di restitutio ad integrum, come anche l’immunità alla reinfezione, esula da queste prime valutazioni). Lo studio ha selezionato, in due ospedali di Wuhan, i 191 pazienti adulti ricoverati tra dicembre e gennaio che avevano concluso la loro degenza (137 in quanto dimessi e 54 perché deceduti).

Colchicina e Ivermectina, nuove speranze anti SARS-CoV-2

A chi ama camminare in montagna sarà capitato di rammaricarsi nel veder far capolino nei pascoli quel fiorellino viola della famiglia delle liliacee che segnala l’imminente fine dell’estate e che, non a caso, si chiama Colchicum autumnale. È un fiore velenoso, come lo è il bucaneve (Galanthus nivalis), il narciso che gli fa quasi da contrappunto, preannunciando la primavera, e da cui si estrae la galantamina, il principio attivo che rallenta il deterioramento cognitivo del morbo di Alzheimer.

Storia della clorochina e dei suoi antenati

In questi giorni si parla insistentemente di vecchi farmaci che potrebbero essere utili contro il coronavirus: il più frequentemente citato, e discusso, è indubbiamente la clorochina, quasi sempre nominata assieme alla sua stretta parente, l'idrossiclorochina. Sembra di capire, a un chimico come me, digiuno di biologia e di patologia, che di clorochina e idrossiclorochina si continuerà sempre di più ad occuparsi, nel corso della presente emergenza.

L'ossigeno e le altre cure

Continuano a circolare nei media voci secondo cui i sanitari sarebbero riluttanti a mettere in ventilazione meccanica i pazienti anziani, perché scelgono di salvare al loro posto i giovani. Che ciò non risponda al vero dovrebbe essere creduto confidando nel rigore etico della classe medica; tuttavia è più facile comprenderlo se si approfondiscono alcune nozioni. 

AVIGAN e le terapie a furor di popolo

Un video su YouTube, una proposta che non trova nessun riscontro in letteratura scientifica e, per dirla con le parole di De Andrè, una freccia che "come dall'arco scocca, vola veloce di bocca in bocca". Ma gli scienziati, che sono conservatori, si fidano ancora del metodo scientifico...
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Ci risiamo! Sembra un sequel del caso Stamina, quando 3 milioni di euro furono destinati per una sperimentazione, mai partita, intesa a provare quello che gli scienziati sapevano e dicevano, cioè che non era una cura. Cambia il contenuto ma non il metodo. Nell’emergenza e nella paura viene spontaneo smanettare o agitarsi o ignorare le regole e le buone pratiche, per cui i richiami al metodo scientifico cadono inascoltati e nelle società/economie fondate sulla conoscenza paradossalmente la mentalità tribale torna in auge.

Una terapia anti taglio per fermare l'infezione da SARS-CoV-2

Parte della struttura cristallina, a risoluzione 1,75 Å, dell'enzima della proteasi del coronavirus SARS-CoV-2. Da Science.

Sono sempre le proteine a giocarsi i ruoli fondamentali nei processi chimici e biologici del nostro organismo. Possono avere nomi diversi, ma sempre di proteine si tratta. Una settimana fa, sulla rivista Science, è stato pubblicato lo studio di un ampio team, guidato dal virologo Rolf Hilgenfeld dell'Università di Lubecca, che ha decodificato la struttura tridimensionale (3D) di una speciale proteina, detta proteasi principale di SARS-CoV-2. 

Perché nessuno parla di farmaci anti-Covid-19?

Nella gestione dell'emergenza da Covid-19, è di assoluto rigore parlare di alcuni aspetti: primo, che il contenimento del contagio è fondamentale ma non ha valore terapeutico, e servono metodi attivi per opporsi al virus; secondo, tra questi ultimi il vaccino non può essere atteso in modo messianico, perché il suo sviluppo - ammesso che si riesca a svilupparlo - richiederà tempo. E dunque, terzo, cosa fare nell'attesa, adesso, per contenere e se possibile neutralizzare Covid-19?

Scriveremo arrabbiati. Regola vuole che non lo si faccia, ma il dormirci sopra da almeno una settimana nel nostro caso non è servito. Quindi lo facciamo, se si vuole chiedendo scusa. Qual è il punto? Semplicemente che vi sono cose di fondo sulla presente emergenza, e sono cose importanti, che informatori e informatrici di professione, ed epidemiologi esperti, nemmeno sfiorano. E delle quali sarebbe invece di assoluto rigore parlare. Eccole:

Quarantena fuori casa e accelerazione sui farmaci

Lavoratori preparano i letti al centro congressi di Wuhan, riconvertito in ospedale da campo [via China Daily].

È stata presentata ad Harvard l’analisi statistica su un campione di 26mila contagi nella città di Wuhan, l’epicentro dell’epidemia. Dai dati sulle incidenze (il numero di nuovi contagi al giorno), avevamo già appreso nelle scorse due settimane che dall’inizio della quarantena, in tutta la Cina, sono trascorsi 12 giorni prima di osservare un abbassamento della curva delle incidenze (dal 23 gennaio al 5 febbraio). Auspico, come tanti altri, un esito simile invocando un parallelismo dinamico. 

Le terapie per Covid-19, la lotta entra nel vivo

Il vaccino sarebbe senz'altro la fine vittoriosa della storia di SARS-CoV-2; tuttavia è difficile ottenere vaccini efficaci contro i virus a RNA,come questo. Ci sono però composti che aiutano a contrastare la malattia, fornendo un armamentario ai farmacologi e ai medici: Enrico Bucci ed Ernesto Carafoli li descrivono qui, spiegandone il meccanismo d'azione.
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In realtà noi ne abbiamo parlato sin dall’inizio nei nostri interventi, ma per la comunicazione, anche da parte degli esperti, il mantra ha continuato a essere lo stesso, ossessivo: contro Covid-19 non abbiamo nulla, al di fuori dell’attesa messianica del vaccino. Allora, vediamo di mettere qualche puntino sulle “i,”, per completare e aggiornare i nostri ultimi interventi: anche perché possiamo fornire alcune notizie fresche.

Clorochina e remdesivir, i dati sui farmaci per SARS-CoV-2

Enrico Bucci ed Ernesto Carafoli precisano alcuni aspetti dell'uso di clorochina e remdesivir nel trattamento di SARS-CoV-2, raccogliendo gli articoli e le evidenze cliniche disponibili.
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Ci è stato chiesto da Scienzainrete di integrare il paragrafo 1 del nostro articolo “Alcuni punti fermi sul coronavirus”. Era il paragrafo in cui scrivevamo che la dichiarazione ossessivamente ripetuta dei media e da taluni esperti, secondo la quale non esiste al momento alcun presidio terapeutico contro il Covid-19, era falsa.

Un’immunoterapia contro SARS-CoV2?

Alla ricerca di una terapia contro SARS-CoV-2, il nuovo coronavirus, un team di ricercatori capitanato da Alberto Mantovani lancia una sfida: sfruttare l'immunità innata, la prima - e più aspecifica - linea di difesa del nostro organismo. Una proteina, in particolare, è sotto la lente dei ricercatori. Si tratta della pentrassina 3, scoperta dallo stesso Mantovani, che si è vista essere attiva contro altri coronavirus.

L'articolo è stato aggiornato alle ore 16:45 del giorno 19/02/2020