Covid-19/

COVID-19/Epidemiologia

Equivoci virali

Alberto Zangrillo, San Raffaele di Milano.

Mi è successo nella mia casa in campagna: entravano delle formiche da una trave del tetto nella stanza da bagno e per più giorni ho cercato di bloccarle con dell’insetticida. Giorno dopo giorno, si stavano diradando tanto da farmi credere di essere sparite e quindi che ormai fosse il caso di smettere con l’insetticida. Al ritorno dopo due weekend, ahimè, la brutta sorpresa: il bagno ne era totalmente invaso e ho dovuto fare un intervento ben più radicale nel sottotetto.

I polmoni dopo l’uragano Covid

Tutti i mezzi di comunicazione hanno dato grande rilievo all’intervento di sostituzione polmonare magistralmente e pionieristicamente effettuato su un ragazzo diciottenne (quindi, fortunatamente, su un organismo in partenza sano) dall’equipe di Chirurgia toracica e Trapianti di polmone del Policlinico di Milano, diretta da Mario Nosotti; un intervento del genere è stato tentato solo in pochi altri casi in Cina e in un singolo caso a Vienna, la scorsa settimana.

La Lombardia ha controllato l'epidemia meno del Veneto?

Se i nebbioni  erano la tradizione invernale della Valpadana, quest’anno il record è stato ben più negativo perché la Valpadana ha visto più che altrove l’esplosione dell’epidemia da coronavirus Covid-19. E in queste giornate di ripresa delle attività, anche di quelle relative alla polemica politica, c’è chi ha voluto sostenere che la Regione Veneto sia stata molto più accorta ed efficace nel contenere la diffusione del contagio e chi ha accusato, anche in Parlamento, la Lombardia di non averlo sufficientemente contrastato.

Perché si muore sempre meno di Covid?

L'immagine è un particolare dell'infografica con cui il New York Times del 24 maggio ha illustrato lo straordinario articolo dedicato ai quasi 100mila morti di Covid negli Stati Uniti. "An Incalculable Loss".

In Italia si muore sempre meno di Covid. Ieri (24 maggio) la Protezione civile ha segnalato 50 decessi (0 decessi in Lombardia salvo verifiche). Ma se i morti son sempre meno, possiamo sperare che anche in presenza di una ripresa delle infezioni la mortalità resti contenuta? Non potrebbe darsi il caso che, come accaduto fin dall’inizio in Germania, alla crescita degli infetti corrisponda una linea solo in leggera salita dei morti, quindi uno scenario diverso e per molti versi tranquillizzante?  O ci stiamo illudendo?

Contagio a grappoli e da superdiffusori

Cerith Wyn Evans, "...the Illuminating Gas", Hangar Bicocca, Milano, 23/5/2020. Fotografia di Renata Tinini.

Nel mese di marzo, le autorità sanitarie locali sono state informate che tre membri del coro amatoriale della contea di Skagit, vicino a Washington, erano risultati positivi al coronavirus e che altri 25 avevano sintomi compatibili con l’infezione. Dall’indagine sanitaria è poi emerso che, su 61 partecipati al coro, 53 erano sintomatici, di cui 33 confermati positivi al virus; tre sono stati ricoverati e due sono morti.

SARS-CoV-2: il mistero di un virus perfetto

In pochi mesi abbiamo imparato moltissimo di SARS-CoV-2. Ma un punto rimane ignoto: la sua origine.
Crediti immagine: Miroslava Chrienova/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Il virus alla base dell’attuale pandemia, il SARS-CoV-2, fino a pochi mesi fa un totale sconosciuto, ora lo è sempre meno, grazie al fatto che una consistente parte della ricerca mondiale, non solo biomedica, è stata orientata e reimpostata sul virus e sui temi a esso collegati. Nonostante ciò, vi è un aspetto che rimane sconosciuto e oscuro: l’origine del virus. Questo aspetto è di fondamentale importanza non solo dal punto di vista scientifico generale ma anche per le possibili ricadute sulla prevenzione e sui rapporti internazionali.

Sorvegliare e pulire: eccessi da sanificazione

Il Panopticon, struttura ideata dal filosofo Jeremy Bentham per sorvegliare i carcerati.

Paura del contagio da superfici, oggetti, tastiere di computer, borse della spesa, abiti… Una certa giustificazione c’è: ottimi lavori scientifici dimostrano che, in condizioni sperimentali controllate, il maledetto SARS-CoV-2 riesce a sopravvivere per un certo tempo [1-2-3]. E tuttavia, la probabilità di infettarsi toccando superfici, tastiere, maniglie, sedili è infinitamente piccola, risibile nella vita reale.

Confrontare e scegliere i modelli per orientarsi nell'epidemia

Hans Hartung. Musée d'Art Moderne de Paris. "P1973-B21" / "P1973-B73" / "P1973-B71" / "P1974-A49" / "P1974-A40" / "P1974-A37" / "P40-1975-H2" / "P40-1981-H12" / "P40-1971-H9" - Acryliques sur carton baryté (Foto di Renata Tinini).

Gli dei conoscono il futuro, gli uomini ciò che accade, i saggi ciò che si avvicina (Filostrato, Vita di Apollonio di Tiana, VIII, 7)

Enigma giapponese

Il Giappone è stato uno dei primi paesi al di fuori della Cina a essere stato colpito da SARS-CoV-2; ha una densità abitativa oltre doppia rispetto a New York City e una popolazione con prevalenza di ultra sessantacinquenni. Nonostante questo, e nonostante abbia imposto meno blocchi rispetto ai paesi occidentali, è stata tra le nazioni meno colpite da Covid-19. Le ragioni non sono note, ma in quest'articolo Simonetta Pagliani ripercorre le ipotesi che sono state proposte.
Crediti immagine: Masashi Wakui/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Casi per milioni di abitanti nelle prefetture del Giappone (12 maggio).

Il 3 gennaio 2020, un cittadino cinese di trent'anni, di ritorno in Giappone da Wuhan con febbre, è stato ricoverato e scoperto positivo al virus SARS-CoV-2. Sono seguiti altri casi alla spicciolata e il Giappone ha cominciato a temere per le Olimpiadi, in calendario a Tokyo dal 24 luglio al 9 agosto, che avrebbero richiamato milioni di persone, tra atleti, tecnici e spettatori.

La scarsa intelligence dell’Imperial e di altri modelli

In nessun'altra epidemia della storia degli ultimi cinquant’anni v’è stata una tale produzione di modelli matematici sull’epidemia prodotti da epidemiologi, fisici, economisti, assicuratori, matematici di ogni tipo. Una folla, anche se finora pochissimi hanno visto i loro risultati pubblicati su riviste scientifiche.

Covid-19 e i bambini

A parte l'assenza di tamponi positivi fra i bambini sotto i 10 anni nello studio di Vo' Euganeo (e dell'1% fra i ragazzi), altre osservazioni segnalano infezioni dei bambini, che anche se asintomatici possono essere infettivi. Il rischio di morte è praticamente nullo, ma si sono verificati casi di manifestazioni dermatologiche e un aumento di casi della malattia di Kawasaki, anche se parliamo di casi rari. Tutti questi elementi vanno considerati per decidere quando far  tornare bambini e ragazzi a scuola, anche per consentire ai genitori di riprendere il lavoro.
Crediti: "Corona virus" di Sofia Carra.

Non c’è dubbio che riprendere la frequenza nelle scuole di ogni grado è un diritto e una necessità, innanzi tutto psicopedagogica, ma anche (e non banalmente) di “parcheggio sociale” per i genitori che lavorano. Averla posticipata a settembre risponde, però, a un’altra necessità, strettamente sanitaria, che mette in gioco il principio di precauzione.

Le cicogne e il pistolero texano

La pandemia di Covid-19 ha portato con sé un grande interesse per l'epidemiologia, che ha ricevuto un'attenzione senza precedenti anche dai media e dagli amministratori. Ma non si può nascondere una certa preoccupazione per l'uso distorto o scorretto che si è a volte fatto dei suoi metodi, e in particolare delle trappole rappresentate dalle correlazioni non-senso (come quella che associa i nuovi nati con la presenza di cicogne) e dalla tendenza a disegnare l'obiettivo dopo averlo "colpito" (la cosiddetta sindrome del pistolero texano).

La pandemia da Covid-19 ha portato con sé molte novità, nella società e nel mondo scientifico. Tra le tante, le parole "epidemiologia" ed "epidemiologo" sono salite alla ribalta, come mai prima era stato. Una sorpresa anche per gli stessi epidemiologi, da sempre attivi per educare alla disciplina e valorizzarne l’utilità.

R0, un mito da superare

L'indice R0, che descrive la trasmissione in una popolazione completamente suscettibile e il cui valore si può modificare a seguito di modifiche nei contatti sociali oppure a seguito della riduzione del numero di persone suscettibili (si parla di Rt), è sicuramente importante, perché fornisce l’informazione sintetica di quanti casi secondari vengono generati. Ma va conosciuto, anche nei suoi limiti: ad esempio, è difficile calcolarlo senza avere la data d'insorgenza dei sintomi, e non tutti hanno le stesse probabilità di contagio. Ciò fa sì che allo stato attuale non sembri sufficiente a descrivere l’intensità di contagio a livello nazionale, mentre è invece urgente sapere quando si sono ammalati e come si contagiati i nuovi casi registrati ogni giorno.
Crediti immagine: Alexas_Fotos/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Da quando è scoppiata la pandemia, qualsiasi italiano sa che è importante che il tasso R0 scenda sotto il valore di uno. Magari non tutti hanno bene consolidato il concetto ma come, durante le gare di vela di Luna Rossa tutti usavamo termini nautici con la massima disinvoltura, ora persone comuni, giornalisti, politici ed “esperti” citano l’indice di riproduzione di base come l’argine scientifico a qualsiasi contro argomento di altra natura.

Epidemiologia dei necrologi

Immagine: pagine dei necrologi dell'Eco di Bergamo, tratta da A deluge of death in northern Italy, Reuters graphics, 25 marzo 2020.

I morti da Covid comunicati ieri (26 marzo 2020) dalla Protezione civile sono stati 662 [1]. Tutta Italia però vuole conoscere un altro dato: quante persone muoiono al giorno per tutte le cause rispetto all’anno precedente. Questo numero, infatti, ci sembra raccontare gli effetti dell’epidemia molto meglio dei morti per e con Covid. 

Incidenza e prevalenza della positività: come contare i nuovi contagi

Rappresentazione grafica dei nuovi positivi incidenti (in rosso), dei casi positivi prevalenti (giallo), e dei non più positivi (deceduti in nero e guariti in verde).

I dati ufficiali sull’epidemia di Covid-19 in Italia vengono pubblicati sul sito del Ministero della Salute e aggiornati quotidianamente a partire dalle informazioni fornite dalla Protezione civile. È questa la fonte a cui fanno riferimento generalmente sia le dichiarazioni di autorità che i media e le analisi descrittive di indole generale.

Covid-19: Misurare le cose giuste e comunicare subito

Negli ultimi anni vi è stata molta pressione per rendere sempre più veloci e utili per risposte rapide i nostri flussi informativi correnti, a partire dalle schede nosologiche ospedaliere e dai dati di mortalità (ospedalieri e territoriali, inclusi i decessi fuori regione). Quest'urgenza è spesso stata motivata da episodi locali, quando proteste e stampa hanno fatto saltare sulla sedia governatori, sindaci e direttori generali. Adesso, nel momento della crisi epidemica, sembra che non esistano più.

Emergenza governance sui dati di Covid-19

Mappa della Protezione civile, distribuzione dei casi per provincia, 24 marzo 2020.

L’appello di Epidemiologia e Prevenzione e l’editoriale di commento di Scienza in rete sollecita tutti a concorrere a uno sforzo di assessment rapido delle evidenze critiche per la gestione di sanità pubblica dell’emergenza di ora e delle implicazioni per i mesi prossimi. Al centro dell’appello c’è l’accessibilità tempestiva e aperta al dato.

I numeri del Covid-19 in Italia: maneggiare con cura

I dati forniti sui numeri di Covid-19 in Italia non sono di semplice interpretazione: ad esempio, il numero dei contagiati fornito quotidianamente dalla Protezione Civile non corrisponde al numero reale dei nuovi infetti, ma rispecchia quelli identificati dal SSN; inoltre, il periodo d'incubazione, seguito da quello necessario per i test e il passaggio del risultato a chi lo comunica fa sì che ci sia per forza un certo ritardo. Con queste premesse, proviamo qui a rispondere ad alcune delle domande sull'epidemia: la situazione italiana è peggiore di quella di altri Paesi? Le misure di contenimento funzionano, e quando vedremo il risultato? Cosa succederà alla fine dell'epidemia?
Crediti immagine: HubertPhotographer/Pixabay. Licenza: Pixabay License

In merito ai dati cui verosimilmente il pubblico italiano può accedere agevoin modo agevole andando oltre le fonti puramente giornalistiche sono ad esempio i bollettini dell’Istituto superiore di Sanità (ISS), aggiornati ogni tre giorni, e, a un livello più elevato, i dati dettagliati messi a disposizione dalla Protezione Civile ogni sera. Questi numeri includono il numero aggiornato di contagiati, guariti, deceduti e altro.

Possiamo predire l’andamento dell’epidemia sulla base dei dati attuali?

Al momento non disponiamo di un accurato tasso di letalità, né del numero esatto dei contagi, nè di una diagnosi certa per i decessi causati da COVID-19. Queste condizioni rendono arduo, se non impossibile, creare un modello predittivo dell'epidemia. Poter stimare con più precisione il numero dei positivi attraverso più test sembra una strategia percorribile, ma non priva di insidie e limiti. Perché sia efficace, l'allargamento del numero di tamponi a soggetti asintomatici dovrebbe essere applicato in modo epidemiologicamente rilevante sul territorio nazionale e dovrebbe prevedere il coinvolgimento di epidemiologi e modellisti in modo che possano raccogliere informazioni utili sull’andamento dell’epidemia.

Ogni giorno seguiamo i numeri che ci fornisce la Protezione civile (nuove infezioni, nuove guarigioni, nuovi decessi) dopodiché dividiamo il numero dei deceduti per quello del numero totale delle infezioni e otteniamo un indice di letalità (Case fatality rate, CFR”) e lo compariamo a quello di altre nazioni. Per esempio, se lo facciamo oggi (sui dati di ieri) risulta che il CFR italiano è 2.978/35.713 = 0,083 (8,3%), mentre, per esempio, quello della Corea del Sud è 91/8565 = 0,010 (1%), molto più basso…giusto?

Quarantena di massa yo-yo per un anno?

Lo studio di Neil Ferguson di Imperial College e colleghi, basato anche sui drammatici dati italiani e rivolto ai governi del Regno unito e degli Stati Uniti, ipotizza uno scenario di “quarantena di massa” molto esteso nel tempo per fronteggiare l’epidemia montante di COVID-19. Abbiamo riassunto lo studio e chiesto ad alcuni esperti italiani il loro parere, nello stile del Science media center britannico (1), sperando di contribuire a un dibattito approfondito su misure che potrebbero riguardare anche il nostro Paese.

Avete capito bene. Secondo uno studio, condotto su dati in UK and USA, reso noto ieri e firmato dal noto epidemiologo dell’Imperial College Neil Ferguson, per evitare il peggio la soluzione più efficace potrebbe essere quella di proseguire con un isolamento collettivo fino a luglio. Poi interromperlo per un mese. Quindi riprenderlo per due mesi. Poi interromperlo per un altro mese. Poi riprenderlo di nuovo per due mesi.

L'insostenibile delicatezza dei modelli previsionali

I modelli previsionali usati per capire l'andamento di Covid-19 sono soggetti a un margine d'incertezza, ed è molto difficile prevedere, con livello accettabile di affidabilità o limiti stretti di incertezza (che andrebbero sempre riportati) quando inizierà la riduzione significativa della velocità di crescita e quando si raggiungerà l’apice e la discesa. Questo li rende materia di comunicazione estremamente delicata perché, oltre alle distorsioni del significato si possono ingenerare reazioni impattanti sulle misure di sanità pubblica.

Sono talmente d’accordo con chi, anche su Scienza in rete, ha fatto presente le incertezze e la delicatezza di uso in questa fase dei modelli previsionali, che non intendo iscrivermi tra coloro che pure premettendo le incertezze poi non riescono a rifuggire la tentazione di dare qualche previsione.

COVID-19, punti fermi (dell’OMS) e domande aperte

Se su SARS-CoV-2 abbiamo alcuni punti fermi, restano anche questioni aperte, ad esempio sul ruolo di geni specifici del virus, soprattutto in termini di modulazione della sua contagiosità, o perché bambini e adolescenti appaiano relativamente resistenti. In questo, la ricerca scientifica ricopre un ruolo chiave.
Crediti immagine: NIAID/Flickr. Licenza: CC BY 2.0

Questa settimana, il Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato che l’attuale diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2, agente causale della malattia respiratoria nota come “Covid-19”, ha raggiunto lo stato di pandemia.

Il complesso dialogo fra matematica e pandemie

Può la matematica dare un contributo alla situazione presente e a quella futura, ossia alla nascita di nuove pandemie?
Nell'immagine: particelle virali colorate di viola in micrografia elettronica in un paziente COVID-19. Photo by NPR - Hannah A Bullock and Azaibi Tamin/CDC/Science Source

Le scienze biologiche sono impegnate, con medici, biologi, immunologi, esperti in farmacologia ed altri ancora, nel comprendere la complessa dinamica della nascita, diffusione e possibile controllo del virus Covid-19. Da questi studi la società auspica che ne derivi un controllo della diffusione, quindi un intervento diretto sulla situazione attuale, e successivamente un contributo alla derivazione di vaccini intesi a evitare il ripetersi di situazioni analoghe.

È pandemia, e le incertezze sul futuro restano

L'OMS ha formalmente etichettato come pandemia l'epidemia di Covid-19. restano però delle domande aperte su come questa evolverà in Italia; incertezze piccole e grandi, intrinseche all'epidemia. Ma scopo della ricerca è ridurre il più possibile il margine d'incertezza.
Crediti immagine: Vektor Kunst/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Ieri l’Organizzaione Mondiale della Sanità ha formalmente etichettato l’epidemia di Covid-19 come pandemia. Significa che l’epidemia si sta generalizzando a gran parte del mondo. La definizione di pandemia è 

un’epidemia che si verifica a livello mondiale, supera i confini nazionali e coinvolge un numero di persone molto elevato

Che cosa vorremmo sapere e sappiamo solo in parte? Esaminiamo brevemente quattro domande cui si vorrebbe trovare risposta nel piu’ breve tempo possibile.

#tuttiacasa!

Le criticità nel contenimento dell’epidemia di Covid-2019 stanno venendo fuori in maniera prepotente, basta guardare il drammatico documento prodotto il 7 marzo da medici e infermieri lombardi che stanno sacrificandosi nella prima linea di argine al contagio. Nonostante questo, finita per fortuna l’orgia di polemiche politiche utilizzanti emergenza per fini di consenso, si stanno tuttavia ancora ascoltando voci che invocano la necessità di “non farsi condizionare dall’ansietà e mantenere una vita normale”.

L’evoluzione dell’epidemia da coronavirus in Italia

Nel febbraio 2020 è stato identificato nel Nord Italia un focolaio di infezione da coronavirus SARS-nCOV-2, le cui proporzioni suggeriscono un notevole stato di avanzamento pregresso al momento dell’identificazione del primo paziente (20 febbraio). A partire da tale data è stato rilevato giornalmente un numero sempre crescente di casi di infezione, tanto da superare in dieci giorni il numero di mille soggetti trovati infetti. Contrariamente a quanto ventilato in qualche sede, l’epidemia in corso è ancora nella sua fase iniziale. Pertanto, lungi dall’abbandonare le misure di mitigazione necessarie, in questo momento è più che mai opportuno proseguire secondo alcune importanti raccomandazioni.

Nel febbraio 2020 è stato identificato nel Nord Italia un focolaio di infezione da coronavirus SARS-nCOV-2, le cui proporzioni suggeriscono un notevole stato di avanzamento pregresso al momento dell’identificazione del primo paziente (20 febbraio). A partire da tale data è stato rilevato giornalmente un numero sempre crescente di casi di infezione, tanto da superare in dieci giorni il numero di mille soggetti trovati infetti.

Covid-19: letalità, mortalità, guarigione… maneggiare con cura

Le parole sono importanti. Tasso di letalità, è il rapporto tra morti per una malattia e il numero totale di soggetti affetti dalla stessa malattia. Tasso di mortalità, è il rapporto tra il numero di morti sul totale della popolazione media presente nello stesso periodo di osservazione (e non sul numero di malati). Quindi parlare mortalità del 2 o 3% per il Covid-19 senza dire che cosa è il 100, è un errore macroscopico e non può che generare disorientamento, confusione, paura: si pensi che la mortalità per tutte le cause nel Nostro Paese è circa 1 su 100 abitanti. La distinzione tra tasso di letalità e tasso di mortalità non è semantica ma sostanziale sia per fare chiarezza sull’impatto nella popolazione sia per decidere azioni di sanità pubblica. Mappa in tempo reale della Johns Hopkins University

 

Tra le tante imprecisioni che si sentono e si leggono in questi giorni, purtroppo anche da parte di addetti ai lavori, una riguarda l’uso piuttosto disinvolto di letalità e mortalità come sinonimi. La così detta letalità, una abbreviazione usata per il tasso di letalità, è il rapporto tra morti per una malattia e il numero totale di soggetti affetti dalla stessa malattia.

Coronavirus e salute umana. Dalla SARS al nuovo virus di Wuhan

Coronavirus

L’ultima emergenza globale che riempie i notiziari e le pagine dei quotidiani è una malattia respiratoria, in alcuni casi grave e anche mortale, causata da un nuovo Coronavirus (CoV) definito “2019-nCoV” scaturito dalla città di Wuhan, in Cina. Come le altre epidemie da CoV pericolose per la salute umana, causando la SARS e la MERS, anche quest’ultima è quasi sicuramente una zoonosi, ovvero una patologia innescata dal “salto di specie” di un virus da un serbatoio animale all’uomo. E’ da sottolineare che prima della SARS questa famiglia di virus era considerata di scarsa rilevanza per la salute umana causando principalmente il banale raffreddore (Immagine: coronavirus, 1975; crediti:  Centers for Disease Control and Prevention's Public Health Image Library).

SARS-CoV

Alla fine di gennaio 2003 ricevemmo un campione biologico (sputo) di un paziente italiano tornato dalla Cina e ricoverato al Dipartimento di Malattie Infettive dell’Ospedale “Luigi Sacco” di Milano con sintomi respiratori gravi e dove fu diagnosticato affetto da questa nuova patologia virale (“Severe Acute Respiratory Syndrome, SARS”). Rapidamente isolammo il virus su colture di cellule VERO (prive della capacità di sintetizzare interferone e quindi molto permissive alle infezioni virali) (Figura 1) e, altrettanto rapidamente, lo sequenziammo (1); fu il seco