Le piante hanno un’intelligenza? Parrebbe proprio di sì, a giudicare dal programma della nuova edizione di Evolution Day dedicata appunto al variegato mondo dei vegetali e alla loro “intelligenza” (Milano, Museo di storia naturale, 10-12 febbraio. Scienzainrete farà la diretta streaming dell'evento).
E' opinione comune nel
milieu scientifico che il principio di precauzione sia
difficilmente applicabile e contrario ai buoni principi della
scienza. Difficilmente applicabile perché pretenderebbe di non
consentire l'immissione sul mercato di nuove tecnologie fino a quando
non se ne sia dimostrata la loro sicurezza sotto tutti i possibili
profili: cosa ovviamente impossibile.
Immediatamente dopo la fine del Summit di Durban, l'editorialista del Corriere della Sera Pierluiigi Battista aveva ironizzato sul cambiamento climatico, sul clima di catastrofismo che accompagnerebbe le campagne per la mitigazione del cambiamento climatico e la comunità scientifica dei climatologi, a suo avviso "inaffidabile e manovriera" (vedi anche il post su Scienzainrete). Ma la comunità dei climatologi non ha porto l'al
Mai tante crisi tutte insieme: clima, ambiente, energia, risorse naturali, cibo, rifiuti, economia. Eppure la minaccia della catastrofe non fa paura a nessuno. Come fare? Ci vuole una nuova intelligenza collettiva. Stop a dibattiti tra politici disinformati o in conflitto d'interessi. Se aspettiamo loro sarà troppo tardi, se ci arrangiamo da soli sarà troppo poco, ma se lavoriamo insieme possiamo davvero cambiare. Luca Mercalli racconta il suo percorso verso la resilienza, ovvero la capacità di affrontare serenamente un futuro più incerto. Come?
L’astrofisico Giovanni Bignami crede che nei prossimi anni l'uomo farà scoperte sensazionali, che cambieranno la nostra visione del mondo, dell’Universo e della nostra stessa vita. Pensa infatti che si troveranno finalmente le risposte a molti degli interrogativi che assillano gli scienziati di oggi. Prima del prossimo passaggio della cometa di Halley potremmo per esempio aver svelato i misteri che circondano la materia oscura, aver trovato altre forme di vita nell’Universo o aver imparato a sfruttare in modo efficente energie pulite e inesauribili.
Che cosa deve dare la scienza alla società in cambio dei soldi che riceve
per svolgere le sue ricerche? Le risposte sono ovvie. Prima di tutto deve
produrre conoscenza, che è un bene comune, un bene per tutti. Poi deve aiutare
l’economia a far crescere il PIL, inventando nuovi beni da produrre e da
vendere. Poi deve dar luogo ad applicazioni in campo medico, nella produzione
di energia, nella protezione dell’ambiente, e così via. Ma oggi, più di prima,
la scienza deve dare alla società qualcosa di più: deve aiutare la società a
governare sé stessa.
In
occasione ventennale del suo riconoscimento giuridico (1991-2011) la Fondazione
Romeo ed Enrica Invernizzi in collaborazione e con il coinvolgimento di tre
Università tradizionalmente sostenute
- Bocconi, Cattolica e degli Studi di Milano - annuncia tre nuovi importanti
progetti di ricerca scientifica su argomenti fondamentali per l'umanità: la nutrizione, la produzione di cibo e la sua
sostenibilità economica, sociale ed
ambientale.
Questo articolo non
presenta dati e quasi nemmeno citazioni perché diventerebbe alquanto pesante da
scrivere e da leggere e la logica è forse più chiara così. Comunque, le
evidenze esistono: il CIRF nel suo Manuale ne ha raccolte molte, e diversi
progetti europei stanno approfondendo i diversi fronti con profusione di
informazioni.
Cronache e
riflessioni degli ultimi tempi si interessano sempre più a fenomeni legati allo
sfruttamento e alla svendita dei beni comuni. È accaduto, prima, con l'acqua –
soprattutto in occasione del referendum di giugno – e, ultimamente, con il
territorio, minacciato dal crescente consumo di suolo. Media e cittadini
tendono però a considerare il territorio collegandolo al paesaggio, mentre le
dinamiche vincolate all'agricoltura faticano a essere rappresentate e
percepite.