COVID-19

Il vero atto di resistenza è stare a casa, non in scooter

"A differenza dei disciplinati sudditi del biopotere, l’intellettuale fa invece resistenza e compie il sacrificio di godersi per un paio d’ore lo spettacolo di una città deserta e bellissima". Ma può farlo solo grazie alla maggioranza disciplinata che prova proteggere anche la sua salute. Il commento di Cristian Fuschetto all'articolo di Edoardo Cicelyn sul Corriere del Mezzogiorno.
Crediti immagine: Pexels/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Come la salute anche la libertà è una di quelle cose di cui ti accorgi davvero solo quando non ce l’hai più. Come mura dotate di uno strano senso dell’ironia, ci vai a sbattere contro solo quando scompaiono. Lo sperimentiamo in questi giorni, in cui ordinanze di ministri, governatori, sindaci hanno ridotto a tal punto le libertà personali che il gesto di andare a buttare l’immondizia comincia con l’essere vissuto con spirito clandestino.

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Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 27 marzo)

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L’analisi delle sequenze temporali della frazione dei contagiati osservati rispetto alla popolazione della provincia rileva che 71 delle 107 province, presentano una diminuzione del tasso di crescita, come si osserva ad esempio per Novara nella figura 1. Abbiamo comunque considerato solo le province in cui la riduzione del tasso di crescita inizia almeno tre giorni prima del 27 marzo, ultimo giorno per cui abbiamo i dati misurati. Altre province presentavano un picco, ma era dopo il 24 marzo e sono state scartate.

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L’epidemia, la scienza e l’informazione: non perdiamo questa occasione

Un'immagine del Festival della Scienza di Genova.

La crisi da coronavirus rafforzerà la fiducia dei cittadini nella scienza?

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AVIGAN e le terapie a furor di popolo

Un video su YouTube, una proposta che non trova nessun riscontro in letteratura scientifica e, per dirla con le parole di De Andrè, una freccia che "come dall'arco scocca, vola veloce di bocca in bocca". Ma gli scienziati, che sono conservatori, si fidano ancora del metodo scientifico...
Crediti immagine: Christian Trick/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Ci risiamo! Sembra un sequel del caso Stamina, quando 3 milioni di euro furono destinati per una sperimentazione, mai partita, intesa a provare quello che gli scienziati sapevano e dicevano, cioè che non era una cura. Cambia il contenuto ma non il metodo. Nell’emergenza e nella paura viene spontaneo smanettare o agitarsi o ignorare le regole e le buone pratiche, per cui i richiami al metodo scientifico cadono inascoltati e nelle società/economie fondate sulla conoscenza paradossalmente la mentalità tribale torna in auge.

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Una terapia anti taglio per fermare l'infezione da SARS-CoV-2

Parte della struttura cristallina, a risoluzione 1,75 Å, dell'enzima della proteasi del coronavirus SARS-CoV-2. Da Science.

Sono sempre le proteine a giocarsi i ruoli fondamentali nei processi chimici e biologici del nostro organismo. Possono avere nomi diversi, ma sempre di proteine si tratta. Una settimana fa, sulla rivista Science, è stato pubblicato lo studio di un ampio team, guidato dal virologo Rolf Hilgenfeld dell'Università di Lubecca, che ha decodificato la struttura tridimensionale (3D) di una speciale proteina, detta proteasi principale di SARS-CoV-2. 

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Epidemiologia dei necrologi

Immagine: pagine dei necrologi dell'Eco di Bergamo, tratta da A deluge of death in northern Italy, Reuters graphics, 25 marzo 2020.

I morti da Covid comunicati ieri (26 marzo 2020) dalla Protezione civile sono stati 662 [1]. Tutta Italia però vuole conoscere un altro dato: quante persone muoiono al giorno per tutte le cause rispetto all’anno precedente. Questo numero, infatti, ci sembra raccontare gli effetti dell’epidemia molto meglio dei morti per e con Covid. 

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Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 25 marzo)

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L’analisi delle sequenze temporali della frazione dei contagiati osservati rispetto alla popolazione della provincia rileva che 69 province, poco meno di 2/3 delle 107 province presentano una diminuzione del tasso di crescita, come si osserva a esempio per Novara nelle figure 1 e 2.

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Un dibattito tra esperti sull’epidemia

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Emergenza governance sui dati di Covid-19

Mappa della Protezione civile, distribuzione dei casi per provincia, 24 marzo 2020.

L’appello di Epidemiologia e Prevenzione e l’editoriale di commento di Scienza in rete sollecita tutti a concorrere a uno sforzo di assessment rapido delle evidenze critiche per la gestione di sanità pubblica dell’emergenza di ora e delle implicazioni per i mesi prossimi. Al centro dell’appello c’è l’accessibilità tempestiva e aperta al dato.

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Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 23 marzo)

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L’analisi delle sequenze temporali della frazione dei contagiati osservati rispetto alla popolazione della provincia rileva che 57 delle 107 province presentano una diminuzione del tasso di crescita, come si osserva ad esempio per Brindisi nelle figure 1 e 2 (le curve per tutte le province sono scaricabili qui). Abbiamo comunque considerato solo le province in cui la riduzione del tasso di crescita inizia almeno tre giorni prima del 23 marzo, ultimo giorno per cui abbiamo i dati misurati.

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Cronistoria del calvario lombardo: un primo studio

Il primo studio scientifico sull'esordio dell'epidemia in Lombardia, sui principali dati epidemiologici e sull'impatto di COVID-19 sul sistema sanitario e sugli ospedali.

Lo aspettavamo da tempo e finalmente è uscito. I protagonisti della sanità lombarda impegnati in questo durissimo braccio di ferro con Covid-19, che dal 20 febbraio è dilagato nella regione più ricca d’Italia, mettendo in ginocchio ospedali, medici e sistema sanitario, hanno postato su Arvix la pubblicazione “The early phase of the COVID-19 outbreak in Lombardy, Italy” in cui delineano ciò che fino ad ora hanno potuto capire dell’epidemiologia della malattia pandemica.

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Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 22 marzo)

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In questo documento sono descritti i risultati relativi all’analisi per tutte le province di ciascuna regione. I risultati sostituiscono o integrano quelli nel documento del 21 marzo. I dati utilizzati sono quelli aggiornati alle 18 del 22 marzo 2020 e sono stati scaricati dal sito https://github.com/pcm-dpc/COVID-19/tree/master/dati-province.

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Ilaria Capua: ritratto di un virus scippatore

Incontro Ilaria Capua inevitabilmente online, da dove mi accoglie sorridente e combattiva. Forse un po’ stanca di dover parlare solo di virus (“io mi occupo anche d’altro”), ma sarebbe strano il contrario. Anche perché le sue opinioni, che sembrano eruttare da un vulcano, generano una girandola di ipotesi apparentemente fertili, talvolta controcorrente. Come l'immagine del virus "opportunista e scippatore", che ha preso l'aereo per diffondersi nel mondo e attacca dove il sistema, e le persone, sono più fragili. Sentiamo cosa ha da dirci.

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I numeri del Covid-19 in Italia: maneggiare con cura

I dati forniti sui numeri di Covid-19 in Italia non sono di semplice interpretazione: ad esempio, il numero dei contagiati fornito quotidianamente dalla Protezione Civile non corrisponde al numero reale dei nuovi infetti, ma rispecchia quelli identificati dal SSN; inoltre, il periodo d'incubazione, seguito da quello necessario per i test e il passaggio del risultato a chi lo comunica fa sì che ci sia per forza un certo ritardo. Con queste premesse, proviamo qui a rispondere ad alcune delle domande sull'epidemia: la situazione italiana è peggiore di quella di altri Paesi? Le misure di contenimento funzionano, e quando vedremo il risultato? Cosa succederà alla fine dell'epidemia?
Crediti immagine: HubertPhotographer/Pixabay. Licenza: Pixabay License

In merito ai dati cui verosimilmente il pubblico italiano può accedere agevoin modo agevole andando oltre le fonti puramente giornalistiche sono ad esempio i bollettini dell’Istituto superiore di Sanità (ISS), aggiornati ogni tre giorni, e, a un livello più elevato, i dati dettagliati messi a disposizione dalla Protezione Civile ogni sera. Questi numeri includono il numero aggiornato di contagiati, guariti, deceduti e altro.

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Tutti uguali davanti alla pandemia?

Siamo davvero tutti uguali di fronte all'epidemia di Covid-19? Gli effetti diretti e ancor più indiretti, in realtà, ci stanno mostrando differenze a seconda delle condizioni socio-economiche (ad esempio, la possibilità di lavorare da casa sembra un privilegio per chi lavora presso aziende ed enti dotati di telelavoro, e anche per quanto riguarda la didattica online ci sono grandi differenze di strutture e possibilità fra le scuole) e tra le imprese, che non perdono indistintamente. E la guerra contro il nemico invisibile, se persistente, non potrà essere lasciata al mercato.
Crediti immagine: Gerd Altmann/Pixabay. Licenza: Pixabay License

“State tutti a casa”, questa è l’esortazione che ogni giorno viene rivolta a ognuno di noi. La pandemia è un fenomeno collettivo che investe intere comunità. La dicotomia tra il singolo e la collettività non poteva emergere più nitidamente: ciascuno deve mostrare il senso della responsabilità e stare a casa per non arrecare danni agli altri. Se gli altri faranno lo stesso, cooperando e reciprocando si potrà ottenere l’obiettivo dello stop al contagio. Ciò è alla base del distanziamento più o meno forzato. E secondo questa prospettiva “siamo tutti uguali davanti al virus”.

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Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 21 marzo)

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In questo documento sono descritti i risultati relativi all’analisi per tutte le province di ciascuna regione. I risultati sostituiscono o integrano quelli nel documento del 20 Marzo. I dati utilizzati sono quelli aggiornati alle 18 del 21 Marzo 2020 e sono stati scaricati dal sito https://github.com/pcm-dpc/COVID-19/tree/master/dati-province. Valgono le stesse considerazioni generali del documento del 20 marzo.

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Perché nessuno parla di farmaci anti-Covid-19?

Nella gestione dell'emergenza da Covid-19, è di assoluto rigore parlare di alcuni aspetti: primo, che il contenimento del contagio è fondamentale ma non ha valore terapeutico, e servono metodi attivi per opporsi al virus; secondo, tra questi ultimi il vaccino non può essere atteso in modo messianico, perché il suo sviluppo - ammesso che si riesca a svilupparlo - richiederà tempo. E dunque, terzo, cosa fare nell'attesa, adesso, per contenere e se possibile neutralizzare Covid-19?

Scriveremo arrabbiati. Regola vuole che non lo si faccia, ma il dormirci sopra da almeno una settimana nel nostro caso non è servito. Quindi lo facciamo, se si vuole chiedendo scusa. Qual è il punto? Semplicemente che vi sono cose di fondo sulla presente emergenza, e sono cose importanti, che informatori e informatrici di professione, ed epidemiologi esperti, nemmeno sfiorano. E delle quali sarebbe invece di assoluto rigore parlare. Eccole:

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Quarantena fuori casa e accelerazione sui farmaci

Lavoratori preparano i letti al centro congressi di Wuhan, riconvertito in ospedale da campo [via China Daily].

È stata presentata ad Harvard l’analisi statistica su un campione di 26mila contagi nella città di Wuhan, l’epicentro dell’epidemia. Dai dati sulle incidenze (il numero di nuovi contagi al giorno), avevamo già appreso nelle scorse due settimane che dall’inizio della quarantena, in tutta la Cina, sono trascorsi 12 giorni prima di osservare un abbassamento della curva delle incidenze (dal 23 gennaio al 5 febbraio). Auspico, come tanti altri, un esito simile invocando un parallelismo dinamico. 

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Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 20 marzo)

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In questo documento sono descritti i risultati relativi all’analisi per le province al momento maggiormente colpite di ciascuna regione, escluse quelle di Molise e Basilicata a causa del loro basso numeri di casi. I risultati sostituiscono o integrano quelli nel documento del 19 marzo. I dati utilizzati sono quelli aggiornati alle 18 del 20 marzo 2020 e sono stati scaricati dal sito https://github.com/pcm-dpc/COVID-19/tree/master/dati-province.

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Ma quanti sono gli ammalati di Covid-19 in Italia?

Conoscere il numero reale di contagiati darebbe solidità ai modelli previsionali dell'epidemia, ma ancora è un dato avvolto dall'incertezza. Per conoscerlo non sarebbe sufficiente nemmeno eseguire il tampone su tutta la popolazione, servirebbe invece una analisi degli anticorpi su grande scala: una via al momento non praticabile. E' possibile però tentare di ridurre l'incertezza sulle stime dei contagiati attraverso un confronto puntuale tra i dati italiani e quelli forniti dalla Cina.

  • Mostriamo che la fase iniziale dell’epidemia in Cina ha avuto molto in comune con quella italiana, e che l’Italia ha avuto un ritardo di circa 40 giorni rispetto alla Cina
  • Analizziamo il tempo che in media occorre ad una persona contagiata per sviluppare i primi sintomi e la data in cui i pazienti sono diventati sintomatici, e usiamo questa informazione per rendere il confronto fra il caso cinese e quello italiano più stringente.

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Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 19 marzo)

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In questo documento sono descritti i risultati relativi all’analisi per le tre regioni maggiormente colpite, Lombardia, Emilia e Veneto, per le sei province della Lombardia al momento maggiormente colpite, per la provincia più colpita dell’Emilia e quella più colpita del Veneto. I dati utilizzati sono quelli aggiornati alle 18 del 19 marzo 2020, che sostituiscono o integrano quelli nel documento del 18 marzo.

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Pipistrelli, un sistema immunitario eccezionale

Sono i reservoir naturali di molti virus che emergono nella popolazione umana, tra cui probabilmente SARS-CoV-2, anche a causa della pressione antropica cui li sottoponiamo: ma come fanno i pipistrelli a difendersi da quegli stessi virus? Antonio Scalari ripercorre le ricerche sul sistema immunitario di questi animali, le cui caratteristiche sembrano essere legate agli adattamenti al volo.
Crediti immagine: Charles J Sharp/Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 4.0

Nel 1994, in Australia, un misterioso morbo si diffuse tra i cavalli di un allevamento a Hendra, un sobborgo nei pressi della città di Brisbane, uccidendo 14 capi. Ma i cavalli non furono l’unica specie coinvolta. Due uomini che lavoravano nell’allevamento si ammalarono e uno di loro morì dopo un ricovero di alcuni giorni in terapia intensiva. Le analisi di laboratorio dimostrarono che l’agente responsabile della malattia che aveva colpito cavalli e umani, causando una grave infiammazione respiratoria, era un virus fino ad allora sconosciuto alla scienza.

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Possiamo predire l’andamento dell’epidemia sulla base dei dati attuali?

Al momento non disponiamo di un accurato tasso di letalità, né del numero esatto dei contagi, nè di una diagnosi certa per i decessi causati da COVID-19. Queste condizioni rendono arduo, se non impossibile, creare un modello predittivo dell'epidemia. Poter stimare con più precisione il numero dei positivi attraverso più test sembra una strategia percorribile, ma non priva di insidie e limiti. Perché sia efficace, l'allargamento del numero di tamponi a soggetti asintomatici dovrebbe essere applicato in modo epidemiologicamente rilevante sul territorio nazionale e dovrebbe prevedere il coinvolgimento di epidemiologi e modellisti in modo che possano raccogliere informazioni utili sull’andamento dell’epidemia.

Ogni giorno seguiamo i numeri che ci fornisce la Protezione civile (nuove infezioni, nuove guarigioni, nuovi decessi) dopodiché dividiamo il numero dei deceduti per quello del numero totale delle infezioni e otteniamo un indice di letalità (Case fatality rate, CFR”) e lo compariamo a quello di altre nazioni. Per esempio, se lo facciamo oggi (sui dati di ieri) risulta che il CFR italiano è 2.978/35.713 = 0,083 (8,3%), mentre, per esempio, quello della Corea del Sud è 91/8565 = 0,010 (1%), molto più basso…giusto?

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Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 18 marzo)

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In questo documento sono descritti i risultati relativi all’analisi a livello regionale e per le sei province della Lombardia al momento maggiormente colpite, dei dati aggiornati alle 18 del 18 marzo 2020, che sostituiscono o integrano quelli nel documento del 17 marzo. I dati a livello regionale sono stati scaricati dal sito https://github.com/pcm-dpc/COVID-19 e quelli a livello provinciale dal sito https://github.com/pcm-dpc/COVID-19/tree/master/dati-province.

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L'evoluzione dell'epidemia in Europa (al 17 marzo)

Sommario del contributo precedente

Nel contributo del 13 marzo avevo condiviso alcune considerazioni relative sia all’evoluzione della curva dei decessi in Italia che al confronto dell’andamento dei contagi italiani con quello di paesi che ci avevano preceduto (Cina e Corea) e che ci seguivano (Germania, Spagna, Francia e Stati Uniti) nei tempi di diffusione dell’epidemia. 

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Aids, Hendra, Nipah, Ebola, Lyme, Sars, Mers, Covid…

Deforestazione e cambiamenti climatici stanno trasformando profondamente gli ecosistemi e creano un'interfaccia innaturale tra essere umano e animali. Ma la salute dell'ambiente è legata a doppio filo a quella della nostra specie. Laura Scillitani ripercorre i meccanismi per i quali la pressione antropica - e i cambiamenti climatici - favoriscono l'insorgenza di alcune malattie e altera le dinamiche della trasmissione di patogeni

“Quando l’epidemia sarà finita torneremo alla vita di prima”, ci ripetiamo come un mantra in questi giorni di reclusione forzata in casa, mentre osserviamo la primavera avanzare oltre le nostre finestre. In realtà, se volessimo trarre un beneficio dalle avversità, dovremmo inquadrare ciò che è accaduto in una cornice più ampia. Covid-19 è l’ennesima dimostrazione di quanto la nostra sopravvivenza sia strettamente legata alla tutela della natura e alla integrità della biosfera.

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Quarantena di massa yo-yo per un anno?

Lo studio di Neil Ferguson di Imperial College e colleghi, basato anche sui drammatici dati italiani e rivolto ai governi del Regno unito e degli Stati Uniti, ipotizza uno scenario di “quarantena di massa” molto esteso nel tempo per fronteggiare l’epidemia montante di COVID-19. Abbiamo riassunto lo studio e chiesto ad alcuni esperti italiani il loro parere, nello stile del Science media center britannico (1), sperando di contribuire a un dibattito approfondito su misure che potrebbero riguardare anche il nostro Paese.

Avete capito bene. Secondo uno studio, condotto su dati in UK and USA, reso noto ieri e firmato dal noto epidemiologo dell’Imperial College Neil Ferguson, per evitare il peggio la soluzione più efficace potrebbe essere quella di proseguire con un isolamento collettivo fino a luglio. Poi interromperlo per un mese. Quindi riprenderlo per due mesi. Poi interromperlo per un altro mese. Poi riprenderlo di nuovo per due mesi.

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Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 17 marzo)

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In questo documento sono descritti i risultati relativi all’analisi a livello regionale e per le sei province della Lombardia al momento maggiormente colpite, dei dati aggiornati alle 18 del 17 marzo 2020, che sostituiscono o integrano quelli nel documento del 16 Marzo. I dati a livello regionale sono stati scaricati dal sito https://github.com/pcm-dpc/COVID-19 e quelli a livello provinciale dal sito https://github.com/pcm-dpc/COVID-19/tree/master/dati-province.

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La risposta italiana contro l'epidemia

Come per la crisi climatica, anche la riposta a un'epidemia lunga e difficile da estirpare come Covid-19 deve basarsi sui principi dell'adattamento. Negli ultimi anni la nostra sanità pubblica è stata irresponsabilmente indebolita e impoverita, e per il momento sta reggendo come può all'impatto dell'emergenza grazie alla generosità del personale sanitario e ai tanti gesti di solidarietà e mobilitazione collettiva. Ma a lungo andare bisognerà rimettere al centro energiche politiche di prevenzione. In zona Cesarini si può vincere una partita, non il campionato. Nell'immagine, "Il ritorno di Don Camillo," 1953.

Come spiega Ilaria Capua, il virus della peste bovina, divenuto poi morbillo, si è spostato a piedi in un mondo non ancora globalizzato. «Covid-19 è figlio del traffico aereo ma non solo: le megalopoli che invadono territori e devastano ecosistemi creando situazioni di grande disequilibrio nel rapporto uomo-animale. La differenza con i virus del passato, conosciuti o sconosciuti (quelli che circolavano nell’era pre-microbiologica) è la velocità della diffusione e del contagio».

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Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 16 marzo)

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In questo documento sono descritti i risultati relativi all’analisi per la Lombardia, le regioni del centro, quelle del sud e per le sei province della Lombardia al momento maggiormente colpite, dei dati aggiornati alle 18 del 16 marzo 2020, che sostituiscono o integrano quelli nel documento del 15 marzo.

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Covid-19: la scelta degli inglesi

In Gran Bretagna gli obiettivi sono uguali al resto dei paesi europei: contenere l'epidemia. Ma la strategia,  al momento, sembra essere molto diversa e non prevede le forti restrizioni imposte fin da subito in Italia. Stefania Salmaso, che dal 2004 al 2015 ha diretto il Centro Nazionale di Epidemiologia Sorveglianza e Promozione della Salute dell’ISS, analizza le assunzioni alla base di questa strategia. Immagine:  Boris Johnson, affiancato da Chris Whitty, UK chief medical officer (a sinistra) e Patrick Vallance, UK lead science adviser (a destra), Londra, 9 marzo. Foto di Jason Alden/Bloomberg.

Lo scorso 12 marzo il Primo Ministro britannico Boris Johnson,  pur riconoscendo che la pandemia è la più grande emergenza sanitaria di questa generazione,  ha dichiarato che per il momento in UK non vengono prese misure drastiche di distanziamento sociale, ma confida sulla costituzione di una “herd immunity” nella popolazione, causata in modo naturale dalla circolazione dell’infezione.  L’obiettivo primario dichiarato della risposta inglese alla pandemia è  “ridurre il picco epidemico, appiattir

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Covid-19: da una falsa etica dei diritti all'etica dei doveri

Le misure di contenimento dell'epidemia di Covid-19 pongono un apparente conflitto tra il bene pubblico e quello privato: vale la pena tracciare un quadro etico che descriva il contesto nel quale s'inserisce questa situazione - e dare alcune note  alle azioni che lo Stato deve mettere in atto.
Crediti immagine: PublicDomainPictures/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Non un momento facile da digerire, specie per chi dei diritti individuali ha sempre fatto bandiera (più o meno veritiera, più o meno ipocrita). Da un lato, lo Stato che impone restrizioni quali quarantena e isolamento; dall’altro, l’individuo che vuole esercitare la sua autonomia, muoversi liberamente, continuare la sua quotidianità. Non facile da digerire, specie per chi è ancora sano o pensa di essere sano.

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L'insostenibile delicatezza dei modelli previsionali

I modelli previsionali usati per capire l'andamento di Covid-19 sono soggetti a un margine d'incertezza, ed è molto difficile prevedere, con livello accettabile di affidabilità o limiti stretti di incertezza (che andrebbero sempre riportati) quando inizierà la riduzione significativa della velocità di crescita e quando si raggiungerà l’apice e la discesa. Questo li rende materia di comunicazione estremamente delicata perché, oltre alle distorsioni del significato si possono ingenerare reazioni impattanti sulle misure di sanità pubblica.

Sono talmente d’accordo con chi, anche su Scienza in rete, ha fatto presente le incertezze e la delicatezza di uso in questa fase dei modelli previsionali, che non intendo iscrivermi tra coloro che pure premettendo le incertezze poi non riescono a rifuggire la tentazione di dare qualche previsione.

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Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 15 marzo)

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Presentiamo i risultati relativi all’analisi per la Lombardia, la Puglia e le sei province della Lombardia al momento maggiormente colpite, dei dati aggiornati alle 18 del 15 marzo 2020, che sostituiscono o integrano quelli nel documento del 14 Marzo. Vengono poi illustrati i risultati di un’analisi a livello nazionale su come l’epidemia si propaga all’interno del territorio italiano.

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Facciamo in tutta Italia come a Vo’ (e in Corea del Sud)?

Uno studio epidemiologico effettuato nel paese veneto di Vo’ Euganeo ha mostrato che la maggioranza delle persone infettate da SARS-CoV-2 è asintomatica, ma rappresenta una formidabile fonte di contagio: l'isolamento di tutti i soggetti infettati, asintomatici compresi, ha permesso non solo di proteggere dal contagio altre persone ma anche in grado di proteggere dalla evoluzione grave della malattia nei soggetti contagiati. Sulla base di questo risultato, scrive l'immunologo Sergio Romagnani, nella battaglia contro il virus appare cruciale cercare di scovare le persone asintomatiche ma comunque già infettate, che hanno una maggiore probabilità di contagiare visto che nessuno le teme o le isola.

Mi permetto di sottoporre all’attenzione generale un punto che credo meriti di essere preso in considerazione. Mi riferisco ai risultati dello studio epidemiologico effettuato nel paese veneto di Vo’ Euganeo su suggerimento e sotto la direzione di Andrea Crisanti, Direttore della Cattedra dell’Unità Diagnostica di Microbiologia e Virologia dell’Università di Padova [1].

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SARS-CoV-2: la bufala degli Ogm e il salto di specie

Un articolo pubblicato la scorsa settimana su Il Manifesto sostiene che il salto di specie del nuovo coronavirus sia imputabile agli organismi geneticamente modificati, o transgenici. Una teoria che non ha alcuna base scientifica e che richiama, ancora una volta, alla necessità di verificare le fonti.
Crediti immagine: Frederick Burr Opper/Wikimedia Commons. Licenza: dominio pubblico

Il «passaggio di specie» di un organismo patogeno dall’animale all’essere umano, che spiega la diffusione del coronavirus SARS-CoV-2, sarebbe colpa, tra le altre, dell’introduzione nell’ecosistema di organismi geneticamente modificati (Ogm). Questa la fantasiosa teoria elaborata in un articolo che sta facendo il giro dei social, nell’incredulità degli esperti: «Il virus degli Ogm nel “salto di specie”» pubblicato il giovedì 12 marzo su ilmanifesto.it, a firma di Francesco Bilotta.

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Rino Rappuoli: per il vaccino serve almeno un anno

Parliamo di vaccini con Rino Rappuoli, appena tornato dagli Stati Uniti. Rappuoli, ora in Glaxo SmithKline, è fra i massimi esperti al mondo di vaccini. A lui si deve la messa a punto del vaccino contro il meningococco, e i primi vaccini a RNA. Ecco cosa ci dice sulle ricerche in corso. E sui tempi.

Tutti si chiedono quanto ci vorrà per mettere a punto il vaccino contro il nuovo coronavirus. Qual è la sua previsione?

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Covid-19: i malati di fibrosi cistica sanno già cosa fare

Immagine dal film "A un metro da te" (2019).

La Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica (FFC) da 18 anni finanzia progetti di ricerca mirati a trovare una cura per questa malattia genetica grave che compromette soprattutto i polmoni, con l’incidenza in Italia di un nuovo nato con fibrosi cistica ogni 2.500. Di fronte all’attuale pandemia del nuovo coronavirus SARS-Cov-2, chi ha la fibrosi cistica oggi dice “il mondo ci capisce di più”.

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Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia (al 14 marzo)

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Illustriamo qui i risultati relativi all’analisi a livello regionale e delle sei province della Lombardia al momento maggiormente colpite dei dati aggiornati alle 18 del 14 marzo 2020, che sostituiscono o integrano quelli dell'analisi del 13 marzo.

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Le terapie per Covid-19, la lotta entra nel vivo

Il vaccino sarebbe senz'altro la fine vittoriosa della storia di SARS-CoV-2; tuttavia è difficile ottenere vaccini efficaci contro i virus a RNA,come questo. Ci sono però composti che aiutano a contrastare la malattia, fornendo un armamentario ai farmacologi e ai medici: Enrico Bucci ed Ernesto Carafoli li descrivono qui, spiegandone il meccanismo d'azione.
Crediti immagine: Christos Giakkas/Pixabay. Licenza: Pixabay License

In realtà noi ne abbiamo parlato sin dall’inizio nei nostri interventi, ma per la comunicazione, anche da parte degli esperti, il mantra ha continuato a essere lo stesso, ossessivo: contro Covid-19 non abbiamo nulla, al di fuori dell’attesa messianica del vaccino. Allora, vediamo di mettere qualche puntino sulle “i,”, per completare e aggiornare i nostri ultimi interventi: anche perché possiamo fornire alcune notizie fresche.

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COVID-19, punti fermi (dell’OMS) e domande aperte

Se su SARS-CoV-2 abbiamo alcuni punti fermi, restano anche questioni aperte, ad esempio sul ruolo di geni specifici del virus, soprattutto in termini di modulazione della sua contagiosità, o perché bambini e adolescenti appaiano relativamente resistenti. In questo, la ricerca scientifica ricopre un ruolo chiave.
Crediti immagine: NIAID/Flickr. Licenza: CC BY 2.0

Questa settimana, il Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato che l’attuale diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2, agente causale della malattia respiratoria nota come “Covid-19”, ha raggiunto lo stato di pandemia.

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Covid-19: distanziamento sociale e diritti

L'Italia è stata colta impreparata dall'epidemia di Covid e ha reagito come poteva, facendo scattare i dispositivi di una quarantena di massa tramite decreti. Ora è importante che il distanziamento sociale avvenga il più possibile per una consapevole scelta dei cittadini. L'epidemiologo britannico Roy Anderson, per esempio, ha sottolineato che un'efficace prevenzione del contagio deve passare dalla responsabilizzazione dei comportamenti individuali più che da misure coercitive. Considerazioni simili sono state avanzate anche da giuristi americani, che sulla rivista JAMA hanno ricordato che “I poteri obbligatori in materia di salute pubblica devono essere valutati e giustificati secondo uno standard legale ed etico comune, tra cui (1) gli individui devono presentare un rischio significativo di diffusione di una malattia pericolosa e infettiva; (2) gli interventi devono essere suscettibili di migliorare i rischi; (3) sono necessari i mezzi meno restrittivi necessari per raggiungere gli obiettivi di salute pubblica; (4) l'uso della coercizione deve essere proporzionato al rischio; e (5) le valutazioni devono essere basate sulle migliori prove scientifiche disponibili. Nelle crisi emergenti quando la scienza è incerta, l'adozione del "principio di precauzione" è ragionevole per garantire la sicurezza pubblica. Tuttavia, le emergenze sanitarie non giustificano una coercizione indiscriminata, eccessiva, o senza un supporto probatorio”. Sarà molto istruttivo osservare come si comporteranno nelle prossime settimane gli altri paesi quando verranno investiti a loro volta dall'ondata di nuovi casi (come la risposta multifase britannica discussa in questi giorni). Riteniamo quindi utile stimolare un dibattito libero sui diritti e le garanzie in tempi pandemici. (Luca Carra, Roberto Satolli).
Immagine: 
Giorgio De Chirico, Piazza d'Italia.

Tra il 19 e il 21 di febbraio 2020 scoppia in Italia il caso “Covid-19”: il primo paziente italiano affetto da Covid-19, recatosi più volte all’ospedale di Codogno, induce alla ricerca del paziente zero, con presunti contatti con la Cina.

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L'evoluzione dell'epidemia in Europa

Ci sono somiglianze e differenze nell'andamento di COVID-19 in nei vari paesi d'Europa. Dalle curve di diffusione dei contagi si può osservare che gli interventi hanno un effetto: in Italia l'espansione libera si è interrotta a partire dal primo marzo e nei giorni successivi in Germania e probabilmente in Francia. Mentre negli USA e in Spagna si osserva ancora una forte crescita del tasso di contagi. Saranno i prossimi giorni a dirci se la crescita dei contagi vedrà un cambiamento di esponente oppure proseguirà verso uno scenario potenzialmente peggiore di quello italiano. La Spagna in particolare pare perdurare in regime di espansione libera per un tempo più lungo di quanto abbia fatto l’Italia. Immagine: in numeri dell'epidemia riportati dalla Organizzazione mondiale della sanità al 12 marzo 2020.

La diffusione del Covid-19 nel mondo ha indotto l’undici marzo scorso l’Organizzazione mondiale per la sanità a dichiarare lo stato di pandemia. Di tale pandemia l’Italia è in questi giorni il paese più colpito. Il superamento della Cina in termini di numero ufficiale di decessi appare imminente. Altri paesi, soprattutto in occidente, sembrano avviati sulla stessa strada. 

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Analisi dei dati epidemiologici del coronavirus in Italia: nota metodologica

I dati qui analizzati sono stati scaricati dal repository della Protezione civile. Tra i vari modelli matematici a disposizione per descrivere il fenomeno della diffusione dell’epidemia del coronavirus, uno dei più semplici coinvolge alcuni “compartimenti”. Il primo compartimento S contiene gli individui che non presentano il virus all’interno del loro corpo e che risultano quindi “suscettibili” di essere infettati.

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Il complesso dialogo fra matematica e pandemie

Può la matematica dare un contributo alla situazione presente e a quella futura, ossia alla nascita di nuove pandemie?
Nell'immagine: particelle virali colorate di viola in micrografia elettronica in un paziente COVID-19. Photo by NPR - Hannah A Bullock and Azaibi Tamin/CDC/Science Source

Le scienze biologiche sono impegnate, con medici, biologi, immunologi, esperti in farmacologia ed altri ancora, nel comprendere la complessa dinamica della nascita, diffusione e possibile controllo del virus Covid-19. Da questi studi la società auspica che ne derivi un controllo della diffusione, quindi un intervento diretto sulla situazione attuale, e successivamente un contributo alla derivazione di vaccini intesi a evitare il ripetersi di situazioni analoghe.

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È pandemia, e le incertezze sul futuro restano

L'OMS ha formalmente etichettato come pandemia l'epidemia di Covid-19. restano però delle domande aperte su come questa evolverà in Italia; incertezze piccole e grandi, intrinseche all'epidemia. Ma scopo della ricerca è ridurre il più possibile il margine d'incertezza.
Crediti immagine: Vektor Kunst/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Ieri l’Organizzaione Mondiale della Sanità ha formalmente etichettato l’epidemia di Covid-19 come pandemia. Significa che l’epidemia si sta generalizzando a gran parte del mondo. La definizione di pandemia è 

un’epidemia che si verifica a livello mondiale, supera i confini nazionali e coinvolge un numero di persone molto elevato

Che cosa vorremmo sapere e sappiamo solo in parte? Esaminiamo brevemente quattro domande cui si vorrebbe trovare risposta nel piu’ breve tempo possibile.

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Covid-19: segnali di rallentamento

Con i molti limiti di un modello epidemiologico, e considerato anche che siamo nel pieno di una crescita esponenziale del fenomeno, si può tentare di verificare se, per territorio e per periodo temporale, le curve epidemiche mostrino andamenti diversi e darne un accenno di interpretazione. A oggi non siamo in vista del picco delle curve, ma forse in vista del flesso del ritmo di crescita.

Con l’attuale disponibilità di dati, è possibile misurare possibili andamenti significativi dell’epidemia per territorio e periodo temporale? Rispondere è difficile per molte ragioni. In primo luogo perché i dati disponibili si riferiscono a un periodo temporale insufficiente. In premessa deve essere considerato che naturalmente le misure restrittive hanno un effetto che è differito nel tempo, che dipende dai comportamenti sociali e che è complesso isolare statisticamente, soprattutto con una disponibilità di dati limitata.

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Aprire le finestre in tempi di Coronavirus

Non si è parlato molto dell'importanza di ventilare gli ambienti per prevenire il contagio da SARS-CoV-2. E anche se le particelle virali non sono state studiate a sufficienza per quanto riguarda la loro capacità di raggiungere concentrazioni pericolose a distanza in ambienti confinati, si ritiene che l'aumento della ventilazione di un ambiente riduca l'infezione crociata delle malattie trasmesse per via aerea. Alle raccomandazioni già esistenti si potrebbe quindi aggiungere quella di ventilare con mezzi idonei la ventilazione dei locali pubblici, compresi i mezzi di trasporto.
Nell'immagine: Andrew Wyeth, "Wind from the sea", National Gallery of Arts, Washington.

Aggiornato alle ore 12:30 del giorno 16/3/2020 (vedi Addendum sotto).

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Roy Anderson: cruciale il comportamento delle persone per fermare la pandemia

Individual behaviour will be crucial to control the spread of COVID-19. Personal, rather than government action, in western democracies might be the most important issue. Early self-isolation, seeking medical advice remotely unless symptoms are severe, and social distancing are key.”
Sir Roy Anderson
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Walter Ricciardi: ancora due settimane dure, possibile catastrofe negli USA

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L'intervista a Walter Ricciardi, consulente del Ministero della Salute, sulla gestione dell'emergenza Covid-19 in Italia: perché era necessaria la chiusura a livello nazionale? Perché vi sono differenze di mortalità così accentuate fra l’Italia e altri Paesi? E che previsioni possiamo fare a questo punto?

Abbiamo raggiunto al telefono Walter Ricciardi, consulente del Ministro della Salute, di fatto la figura più di spicco nella complicatissima gestione dell’emergenza coronavirus in Italia.

La prima inevitabile domanda è: era proprio necessaria la chiusura di tutta l’Italia disposta dal decreto di ieri?

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#tuttiacasa!

Le criticità nel contenimento dell’epidemia di Covid-2019 stanno venendo fuori in maniera prepotente, basta guardare il drammatico documento prodotto il 7 marzo da medici e infermieri lombardi che stanno sacrificandosi nella prima linea di argine al contagio. Nonostante questo, finita per fortuna l’orgia di polemiche politiche utilizzanti emergenza per fini di consenso, si stanno tuttavia ancora ascoltando voci che invocano la necessità di “non farsi condizionare dall’ansietà e mantenere una vita normale”.

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Clorochina e remdesivir, i dati sui farmaci per SARS-CoV-2

Enrico Bucci ed Ernesto Carafoli precisano alcuni aspetti dell'uso di clorochina e remdesivir nel trattamento di SARS-CoV-2, raccogliendo gli articoli e le evidenze cliniche disponibili.
Crediti immagine: iXimus/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Ci è stato chiesto da Scienzainrete di integrare il paragrafo 1 del nostro articolo “Alcuni punti fermi sul coronavirus”. Era il paragrafo in cui scrivevamo che la dichiarazione ossessivamente ripetuta dei media e da taluni esperti, secondo la quale non esiste al momento alcun presidio terapeutico contro il Covid-19, era falsa.

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Covid-19: plausibile picco dei casi a metà aprile

Applicando all’epidemia attuale il modello utilizzato per la pandemia influenzale 2009, è ipotizzabile un aumento di casi fino a metà aprile nelle aree di prima introduzione come la Lombardia.  L'incremento potrebbe essere più tardivo in altre zone del Paese. Pur con i limiti di una simulazione affetta da molte incertezze sulle caratteristiche dell'infezione il modello matematico disponibile offre uno scenario plausibile circa i tempi a breve di evoluzione dell'epidemia. [Nell'immagine: elaborazione di Scienza in rete dei dati pubblicati dalla Protezione civile su GitHub. Il grafico mostra il numero cumulato dei casi per quattro categorie: ospedalizzati (rosso), in isolamento (giallo), guariti (verde), deceduti (nero). Periodo: 24 febbraio -7 marzo. Fonte: Protezione Civile.]

L’attuale epidemia di Covid-19 viene quotidianamente descritta dal numero cumulativo di persone trovate infette al SARS-Covid-19 (la maggior parte delle quali identificate fino ad ora perché contatti di casi confermati o perché sintomatiche) e da quello delle persone ricoverate in ospedale e di quelle decedute e trovate infette dal virus. I numeri da soli non bastano a fornirci uno scenario di evoluzione su cui prepararci, ma è possibile recuperare qualche indicazione dall’esperienza precedente alla pandemia da virus influenzale A/H1N1pdm09 del 2009.

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Uno sguardo (molto) indiscreto su un reparto di terapia intensiva

Qualche considerazione sul servizio di Piazzapulita sul reparto di terapia intensiva di Cremona: dagli effetti su chi si è immedesimato a quelli su chi non è preoccupato, per concludere con alcune importanti osservazioni sul terreno che consente alle infezioni di diffondersi, in Italia forse più che altrove, e su cui varrebbe la pena indagare di più.

Non poteva passare inosservato il servizio di Piazzapulita sul reparto di terapia intensiva di Cremona, sotto pressione per l’epidemia di Covid-19 in corso. È evidente che la redazione del programma condotto su La7 da Corrado Formigli, nel confezionare un video come quello trasmesso ieri sera, ha voluto testimoniare la gravità della situazione, aumentarne la consapevolezza nel pubblico e mostrare lo sforzo del personale. Ma molti, come chi scrive, non lo hanno apprezzato, anzi, ne sono stati disturbati.

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ABC dell’infezione da SARS-CoV-2 e delle misure igieniche

Quanto dura l'incubazione di SARS-CoV-2? E come si trasmette esattamente? Donato Greco fa un po' di chiarezza sulla trasmissione virale, concludendo con un confronto tra il nuovo coronavirus e l'influenza - o meglio, sulla difficoltà nel confrontarli

La moltiplicazione virale

Il tempo di incubazione del nuovo coronavirus, una volta entrati in contatto con esso, va da 2 a 14 giorni, ma con una media di 4 giorni: la stragrande maggioranza dei casi si sviluppa in una settimana.

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COVID-19 infetta anche l'economia

Cosa succede quando un virus attacca il sistema immunitario dei mercati finanziari? Il coronavirus è calato sui mercati internazionali come un cigno nero, il classico evento esterno non previsto dagli addetti ai lavori e forse troppo sottovalutato fino a oggi causa eccessivo ottimismo circa la capacità del sistema economico di affrontare l’emergenza coronavirus. Saranno gli eventuali shock di domanda guidati dai consumatori e fenomeni di panic selling guidati dagli investitori a dettare le regole del gioco; per il momento, così come i 10 consigli diffusi dal Ministero della salute, è più che mai valida la citazione di uno dei maggiori investitori al mondo, Warren Buffett: “Bisogna avere paura quando gli altri sono avidi, ed essere avidi quando gli altri hanno paura”. Immagine di Gerd Altmann da Pixabay

Cosa succede quando un virus attacca il sistema immunitario dei mercati finanziari?

Finora la maggior parte delle analisi ha preso in in considerazione le conseguenze della COVID-19 sugli esseri umani, tralasciando quelle “non sanitarie” e altrettanto pesanti verso uno dei pilastri dell’intero sistema economico: l’ecosistema finanziario.

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Covid-19: teniamo insieme salute delle persone e del pianeta

L'emergenza delle malattie infettive, resa così evidente dalla crisi del COVID-19, la pandemia silenziosa delle malattie da inquinamento e i legami complessi che le legano, non sono sufficientemente considerati nella pianificazione di un futuro “sostenibile”. Senza un approccio integrato per mitigare le conseguenze dell'emergenza del cambiamento ambientale, le capacità dei paesi di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goal) saranno compromesse. Per questo è importante adottare una prospettiva One Health, ribadire la centralità del Sistema sanitario pubblico, imparare a gestire l'incertezza, e ridare dignità alla prevenzione. Immagine: l'opera "Mobile World Virus" installata a Barcellona da Tvboy, febbraio 2020.

Mentre i numeri delle vittime da COVID-19 si susseguono nella loro drammaticità, alcuni elementi generali di conoscenza sembrano stabilizzarsi: il virus era presente già da vari mesi prima della registrazione dei primi casi confermati e quindi aveva avuto una sua diffusione oltre confini tracciati dagli uomini; le chiusure - più o meno - ermetiche di intere aree geografiche possono essere decise dopo che si verificano i focolai ma, considerando il tempo di incubazione, molte persone asintomatiche possono uscire prima della chiusura; la distribuzione dell’infezione è differente da

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Alcuni punti fermi sul coronavirus

Quattro punti, riguardanti l'epidemia di SARS-CoV-2, su cui non si è sufficientemente insistito; quattro punti che potrebbero aiutare a ricordare fatti acquisiti di cui non si parla e fare alcune ipotesi ragionevoli che potrebbero aiutare a ricondurre l’atmosfera nei limiti della naturale attenzione richiesta.
Nell'immagine: immagine al microscopio elettronico a trasmissione del nuovo coronavirus, isolato da un paziente negli Stati Uniti. Crediti: NIAID/Flickr. Licenza: CC BY 2.0

L’articolo del 9 febbraio "2019 n-CoV: dobbiamo proteggerci anche dall’infodemia" aveva come bersaglio i limiti dell’informazione sul problema dell’attuale emergenza, ed è stato evidentemente gradito, giudicando dal numero di letture.

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L’evoluzione dell’epidemia da coronavirus in Italia

Nel febbraio 2020 è stato identificato nel Nord Italia un focolaio di infezione da coronavirus SARS-nCOV-2, le cui proporzioni suggeriscono un notevole stato di avanzamento pregresso al momento dell’identificazione del primo paziente (20 febbraio). A partire da tale data è stato rilevato giornalmente un numero sempre crescente di casi di infezione, tanto da superare in dieci giorni il numero di mille soggetti trovati infetti. Contrariamente a quanto ventilato in qualche sede, l’epidemia in corso è ancora nella sua fase iniziale. Pertanto, lungi dall’abbandonare le misure di mitigazione necessarie, in questo momento è più che mai opportuno proseguire secondo alcune importanti raccomandazioni.

Nel febbraio 2020 è stato identificato nel Nord Italia un focolaio di infezione da coronavirus SARS-nCOV-2, le cui proporzioni suggeriscono un notevole stato di avanzamento pregresso al momento dell’identificazione del primo paziente (20 febbraio). A partire da tale data è stato rilevato giornalmente un numero sempre crescente di casi di infezione, tanto da superare in dieci giorni il numero di mille soggetti trovati infetti.

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Rileggere “Spillover” ai tempi del nuovo coronavirus

"Spillover", di David Quammen, è stato pubblicato nel 2012, ma resta una lettura profondamente attuale. Soprattutto in questo periodo di epidemia da SARS-CoV-2. Da dove vengono i virus, e con quali meccanismi e azioni contribuiamo allo spillover dagli animali selvatici? E quali sono le prospettive per il futuro?
Crediti immagine: Pikrepo. Licenza: CC0

Per inquadrare e capire la nuova epidemia causata dal coronavirus SARS- CoV-2, perché non fare un passo indietro e ripercorrere le altre che hanno caratterizzato il ‘900? In questa prospettiva, “Spillover: l’evoluzione delle pandemie” di David Quammen (Adelphi, 2014), giornalista e reporter per il National Geographic, nonostante sia uscito nel 2012, risulta ancora una lettura attualissima e, per certi versi, premonitoria di quello che sta accadendo ora.

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Covid-19: laboratori di tutto il mondo, unitevi!

Dal 31 dicembre i ricercatori di tutto il mondo, per la gran parte in Cina e negli USA, hanno iniziato a studiare il virus e pubblicare ricerche. E' presto per misurare l'impatto scientifico di queste pubblicazioni ma, utilizzando le alternative metrics, è possibile capire quali sono state le ricerche più influenti, che hanno catturato l'attenzione dei ricercatori e li hanno spinti a condividere le informazioni nel web. Una miniera di dati in cui sarà facile perdersi senza uno sforzo collettivo e la creazione di nuovi network. Intanto è possibile, anche solo scorrendo i titoli e gli abstract degli studi, farsi un'idea di quanto questo ambito di studi sia complesso, affascinante e vitale. Elaborazione nostra a partire dall'immagine del genoma di SARS-CoV-2 sequenziato dall'Istituto Pasteur di Parigi. Crediti: Institut Pasteur / CNR / France. Nella elaborazione di Scienza in rete si intravede il volto di Mao Zedong.

Dati aggiornati al 4 marzo 2020.

Dal 31 dicembre i ricercatori di tutto il mondo, per la gran parte in Cina e negli USA, hanno iniziato a studiare il virus la sua malattia (COVID-19) e pubblicare ricerche in proposito.

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Dalla pandemia 2009 a Covid-19: non buttiamo via quanto abbiamo costruito

Non siamo proprio degli sprovveduti nell'affrontare emergenze come quella di COVID-19. A patto, però, di non cancellare quanto già fatto in passato, e in particolare quanto messo a punto con la pandemia influenzale del 2009. Nell'immagine l'ingresso principale dell'Istituto Superiore di Sanità, il cui Centro di Epidemiologia è stato diretto da Stefania Salmaso fino al 2015

In questi giorni di emergenza Covid-19 mi sembra utile richiamare l’esperienza e la memoria di quanto già disponibile, tanto per rinfrancarci con l’idea che non siamo proprio degli sprovveduti nell’affrontare emergenze di questo tipo, a patto che non si rimuova quanto già fatto in passato.

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Come vincere la sfida del nuovo coronavirus

L'intervista a Donato Greco, esperto in malattie trasmissibili, igiene e sanità pubblica, epidemiologia e biostatistica medica, e una delle figure di riferimento dell’epidemiologia e della prevenzione italiane, sull'attuale epidemia di coronavirus. Cosa sappiamo su SARS-CoV-2? Quanto interessa i più giovani? E cosa possiamo dire delle misure di contenimento adottate finora?
Nell'immagine: il nuovo coronavirus SARS-CoV-2. Scansione al microscopio elettronico del virus SARS-CoV-2 (in color magenta) depositato sulla superficie di una cellula in coltura. SARS-CoV-2 è il virus che causa la COVID-19. Il virus nell'immagine è stato isolato dal primo paziente ricoverato negli USA. Credit: NIAID-RML

Specializzato in malattie trasmissibili, igiene e sanità pubblica, epidemiologia e biostatistica medica, Donato Greco è stato per oltre 30 anni una delle figure di riferimento dell’epidemiologia e della prevenzione italiane. Ha diretto il laboratorio di epidemiologia e biostatistica dell’Istituto Superiore di Sanità ed è stato Direttore Generale della prevenzione presso il ministero della Salute.

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La migliore medicina per Covid-19 è la biodiversità

L'epidemia di SARS-CoV-2 ha riacceso l'attenzione sul mercato della fauna selvatica. Dimensioni difficili da quantificare, soprattutto in considerazione del commercio illegale, ma effetti ben noti: danni alla biodiversità, autoctona e non, minacce alla conservazione delle specie e potenziale trasmissione di patogeni, sia in modo diretto sia in modo indiretto.
Crediti immagine: Illustrations of Indian Zoology - volume 2, 1833 circa. Wikimedia.

All’inizio si pensava fosse colpa dei serpenti. Poi sono stati condannati i pipistrelli, come reservoir. Ora gli ospiti intermedi parrebbero essere i pangolini. Quello che sembra essere certo è che il nuovo coronavirus, SARS-CoV-2, si sia originato a Wuhan in un mercato alimentare in cui si vendevano animali selvatici vivi e le loro carni. Il coronavirus della SARS che nel 2003 allarmò il mondo e causò circa 800 decessi si diffuse allo stesso modo a partire da un mercato, a Foshan, nel sud-est della Cina.

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Covid-19: letalità, mortalità, guarigione… maneggiare con cura

Le parole sono importanti. Tasso di letalità, è il rapporto tra morti per una malattia e il numero totale di soggetti affetti dalla stessa malattia. Tasso di mortalità, è il rapporto tra il numero di morti sul totale della popolazione media presente nello stesso periodo di osservazione (e non sul numero di malati). Quindi parlare mortalità del 2 o 3% per il Covid-19 senza dire che cosa è il 100, è un errore macroscopico e non può che generare disorientamento, confusione, paura: si pensi che la mortalità per tutte le cause nel Nostro Paese è circa 1 su 100 abitanti. La distinzione tra tasso di letalità e tasso di mortalità non è semantica ma sostanziale sia per fare chiarezza sull’impatto nella popolazione sia per decidere azioni di sanità pubblica. Mappa in tempo reale della Johns Hopkins University

 

Tra le tante imprecisioni che si sentono e si leggono in questi giorni, purtroppo anche da parte di addetti ai lavori, una riguarda l’uso piuttosto disinvolto di letalità e mortalità come sinonimi. La così detta letalità, una abbreviazione usata per il tasso di letalità, è il rapporto tra morti per una malattia e il numero totale di soggetti affetti dalla stessa malattia.

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La paura ai tempi del Coronavirus

Riprendere la teoria della comunicazione del rischio per spiegare il crescere della paura per le malattie. Quelle infettive, però. Come spiegano Fabrizio Bianchi e Liliana Cori in quest'articolo, infatti, "la combinazione tra modalità di trasmissione, meccanismo di generazione di malattia, gestione del rischio e paura intrinseca travalicano l’entità dell’impatto sulla salute"

Insieme all’epidemia si diffonde e cresce la paura. Non è una novità, anzi è una costante che riguarda soprattutto le malattie infettive, mentre è molto attenuata o flebile a riguardo delle malattie non trasmissibili. Il perché è rintracciabile nella teoria della comunicazione del rischio, riscontrabile nella storia della salute pubblica, e confermato anche dalla attuale vicenda del COVID-19.

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Covid-19 fra precauzione, comunicazione e diritti

Dire alla gente “non fatevi prendere dal panico” è perfettamente inutile. In quest'articolo, Luca Carra spiega perché - e come quest'epidemia potrebbe aiutare le democrazie

Dire alla gente “non fatevi prendere dal panico” è perfettamente inutile. Essenzialmente per due motivi: 1. In presenza di un decreto che blocca tutto, chiude scuole e teatri, cancella convegni, etc. si crea una fastidiosa dissonanza. 2. Anche in assenza di queste misure, nella frase “Niente Panico” il Panico cancella il Niente, e resta padrone del messaggio.

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Anche per le epidemie meglio prevenire che curare

Fin dall'inizio dell'epidemia, le pubblicazioni sul nuovo coronavirus hanno avuto un picco quasi istantaneo. Ma non è una buona notizia: indica, piuttosto, la superficialità con cui ricerca scientifica e la sanità pubblica mondiale si preparano alle nuove minacce epidemiche. Come osserva un editoriale sul Singapore Medical Journal, “non era inaspettata la comparsa di nuovi coronavirus. […] In un mondo con cambiamenti significativi nel clima, nel commercio e nell'ecologia, c'è un rischio costante di nuove emergenze di malattie”.
Nell'immagine: un uomo, indossando una mascherina, usa una pompa per spruzzare una sostanza "anti-influenzale" sconosciuta. Regno Unito, 1920 circa. Hulton-Deutsch Collection/Corbis/Getty Images.

Dati aggiornati al 4 marzo 2020.

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Un’immunoterapia contro SARS-CoV2?

Alla ricerca di una terapia contro SARS-CoV-2, il nuovo coronavirus, un team di ricercatori capitanato da Alberto Mantovani lancia una sfida: sfruttare l'immunità innata, la prima - e più aspecifica - linea di difesa del nostro organismo. Una proteina, in particolare, è sotto la lente dei ricercatori. Si tratta della pentrassina 3, scoperta dallo stesso Mantovani, che si è vista essere attiva contro altri coronavirus.

L'articolo è stato aggiornato alle ore 16:45 del giorno 19/02/2020

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2019-nCoV: dobbiamo proteggerci anche dall'infodemia

Siamo esposti a un profluvio di fatti, fattoidi e falsità, cui tutti i sistemi di informazione, reali e virtuali, fanno da immediata cassa di risonanza. Come possiamo eliminare il rischio che le informazioni passino senza che un pubblico non formato a trarre giudizi corretti, presentate da chi non ha le capacità tecniche di comprendere appieno ciò che riporta, porti per via democratica alle peggiori decisioni possibili? L'articolo di Ernesto Carafoli ed Enrico Bucci per la nostra rubrica Vero o Falso, si occupa di questo. Nell'immagine: un mercato a Wuhan chiuso dopo l'epidemia di coronavirus. (Crediti: Felix Wong/SCMP)

La comparsa, lo scorso gennaio, nella provincia cinese dello Hubei della patologia simil-influenzale provocata dal nuovo coronavirus “2019-nCoV” ha letteralmente sconvolto la scena internazionale con un crescendo di informazioni e iniziative assolutamente senza precedenti. Misure draconiane, che di fatto hanno isolato la Cina dal resto del mondo, sono state immediatamente messe in atto da gran parte dei Paesi occidentali, e gli organi d’informazione, sia stampati che televisivi, hanno fatto a gara nel fornire panorami di vivissima preoccupazione sui possibili rischi dell’infezione.

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Coronavirus e salute umana. Dalla SARS al nuovo virus di Wuhan

Coronavirus

L’ultima emergenza globale che riempie i notiziari e le pagine dei quotidiani è una malattia respiratoria, in alcuni casi grave e anche mortale, causata da un nuovo Coronavirus (CoV) definito “2019-nCoV” scaturito dalla città di Wuhan, in Cina. Come le altre epidemie da CoV pericolose per la salute umana, causando la SARS e la MERS, anche quest’ultima è quasi sicuramente una zoonosi, ovvero una patologia innescata dal “salto di specie” di un virus da un serbatoio animale all’uomo. E’ da sottolineare che prima della SARS questa famiglia di virus era considerata di scarsa rilevanza per la salute umana causando principalmente il banale raffreddore (Immagine: coronavirus, 1975; crediti:  Centers for Disease Control and Prevention's Public Health Image Library).

SARS-CoV

Alla fine di gennaio 2003 ricevemmo un campione biologico (sputo) di un paziente italiano tornato dalla Cina e ricoverato al Dipartimento di Malattie Infettive dell’Ospedale “Luigi Sacco” di Milano con sintomi respiratori gravi e dove fu diagnosticato affetto da questa nuova patologia virale (“Severe Acute Respiratory Syndrome, SARS”). Rapidamente isolammo il virus su colture di cellule VERO (prive della capacità di sintetizzare interferone e quindi molto permissive alle infezioni virali) (Figura 1) e, altrettanto rapidamente, lo sequenziammo (1); fu il seco

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