Da qualche tempo viene esercitata una pressione sempre maggiore nei confronti dei programmi di ricerca, affinché vengano privilegiati gli sviluppi applicativi, le ricadute tecnologiche, i programmi finalizzati all’ottenimento di risultati tangibili di cui la società possa beneficiare su tempi scala abbastanza brevi.
Il tema della “fine del
mondo” torna di tanto in tanto a interessare stampa e opinione
pubblica. Succede sia in occasione di eventi particolari ed
eccezionali, spesso di carattere astronomico, quali per esempio lo
schianto, di qualche anno fa, della cometa Shoemaker Levy su Giove,
quanto in occasione di eventi del nostro pianeta come un grande
terremoto o altre calamità devastanti, o anche a seguito di un aggiornamento di rilievo sui
cambiamenti climatici e sull’effetto serra.
Quanto
siamo “adatti” a capire il mondo che ci circonda? Per nostra natura abbiamo familiarità
con dimensioni, masse, tempi e più in generale grandezze e concetti che fanno parte
della nostra quotidianità o di cui abbiamo comunque avuto modo di fare esperienza
diretta. Che si collocano, quindi, in un intervallo relativamente ristretto, caratteristico
della nostra vita, rispetto ai valori che queste grandezze possono assumere.
Giordano Bruno lo pensava e lo diceva già alla fine del 1500: infiniti soli, innumerabili mondi. Dunque, già allora c’era chi era convinto che l’Universo fosse ricco di pianeti che, come la Terra, orbitano intorno alla loro stella. Tuttavia, solo pochi anni fa, questa convinzione attendeva ancora con ferma sperimentale (osservativa, diremmo noi astronomi) e solo la fantasia forniva risposte alle molte domande in materia.
Le notti stellate del mese di febbraio 2012 sono ricche di stelle brillanti e costellazioni facili da individuare. Un aiuto in più arriverà dalla Luna che nel corso del mese, come una guida, ci accompagnerà nell'osservazione di alcuni pianeti.
Le analisi chimiche condotte da un team
di esperti hanno confermato che alcuni frammenti di roccia rinvenuti
nei pressi di Tata (Marocco) sono di origine marziana e sono quasi
certamente da associare a una caduta meteoritica osservata lo scorso
luglio.
L’ammasso di galassie JKCS041, uno dei più lontani mai osservati, mette in crisi i modelli di formazione ed evoluzione delle galassie. La scoperta è stata effettuata da Stefano Andreon (INAF Osservatorio Astronomico di Brera) e Marc Huertas-Company (Osservatorio Astronomico di Parigi-Meudon).
Esiste qualche prova sperimentale a sostegno delle teorie alternative alla gravità newtoniana, ossia a quelle teorie che evitano il ricorso alla misteriosa materia oscura?
In un lavoro appena accettato dall’Astrophysical Journal, un gruppo di ricercatori dell’INAF-Osservatorio di Capodimonte e delle Università di Napoli, di California Santa Cruz e di Zurigo, rispondono affermativamente, dimostrando che nelle galassie ellittiche i moti delle stelle sono compatibili con teorie alternative alla gravità newtoniana.