Piccole variazioni sulla comunicazione della scienza

Read time: 4 mins

Nelle sue Piccole variazioni sulla scienza (Dedalo, 2016, pagg. 252, euro 17,50), Ignazio Licata, fisico teorico ed epistemologo, propone una definizione forte di scienza che interroga noi, giornalisti scientifici, perché implica una definizione forte di comunicazione della scienza al grande pubblico.

Quella che segue, dunque, non è una recensione dell’intero (godibilissimo) libro di Ignazio Licata, ma solo dell’Introduzione, tanto breve quanto succosa, dedicata a La scienza, tra pratica ed ideologia.

La scienza, tema principale della nostra cultura

Partiamo da un’affermazione per nulla scontata: “La scienza è il basso ostinato del tempo, il tema principale della nostra cultura”. Nulla di più vero. Sono almeno quattro secoli (dal Seicento) e forse ancor prima (il Rinascimento) che la scienza è il tema principale di quella cultura europea che si è poi affermata come la vena principale della cultura mondiale. E oggi, malgrado molte apparenze e molte fallaci letture sociologiche, la scienza è più che mai “il tema principale della nostra cultura”. Si badi bene, la scienza e non quella sua figlioletta gigante e invasiva che è la tecnologia.

Ignazio Licata individua nel Seicento il momento della rottura epistemologica, perché è in quel secolo, “intorno ai nomi di Galileo e Newton, che si è sviluppata una nuova consapevolezza culturale di pratiche e di metodi che avrebbe irreversibilmente cambiato il rapporto delle forze in campo”. Si può discutere se la scienza, anche nel suo significato epistemologico moderno, sia nata nel Seicento. Probabilmente il parto è avvenuto prima, già in epoca ellenistica. Sicuramente un’attività scientifica importante e, a tratti imponente, è avvenuta in epoche successive: nel mondo islamico, per esempio. Certamente la scienza è sbarcata in Europa tra il secolo XII (inizio delle traduzioni dall’arabo dei testi di autori ellenistici e islamici) e XIII (Fibonacci è stato il primo matematico creativo europeo e Federico II il primo scienziato naturale del continente). Certamente la scienza ha informato di sé le botteghe artigiane e artistiche fiorentine e poi italiane e poi europee nei due secoli (il XV e il XVI) che definiamo Rinascimento.

La consapevolezza culturale di un’eresia perenne

Tuttavia non c’è dubbio che è solo nel Seicento che si afferma definitivamente in Europa quella “consapevolezza culturale” di pratiche e di metodi che consentono ai filosofi naturali di regolare i conti con teologia e filosofia e di affermare l’autonomia di una cultura che si propone, afferma Licata “come eresia perenne, capace di rigenerarsi mettendo in discussione i saperi acquisiti e attardati per produrre conoscenza nuova, effettiva e condivisa”.

Arcipelago dinamico di conoscenze

Ma, qui è il punto, per Ignazio Licata la scienza si afferma non costruendo piramidi, ovvero salendo, per dirla con Alexandre Koyré, dal mondo del pressappoco a vette sempre più certe. Al contrario, la scienza è “un arcipelago dinamico di conoscenze variamente interconnesse tra loro, attraversate dalle correnti dell’incertezza, continuamente messe alla prova da movimenti tellurici piccoli e grandi”. La scienza non è dunque, come voleva una lettura agiografica della sua storia in voga in un passato tutto sommato recente, una cavalcata trionfale di conquiste sempre più grandi, sempre più precise. Ma, al contrario, è una trama di metodi che nelle più svariate direzioni propone domande e cerca di rispondere al meglio storicamente possibile cercando regole di corrispondenza tra “certe dimostrazioni” (teorie) e “sensate esperienze” (fatti sperimentali).

La scienza, dunque, come processo che avviene nella storia e anche profondamente intrecciato con la società, l’economia, la cultura generale del tempo. Quanto di più lontano dal modo astorico con cui ci viene proposta nei manuali a scuola e anche (e soprattutto) nelle università.

Comunicare la scienza in modo problematico

Ma la definizione di scienza come “arcipelago dinamico di conoscenze” non interroga solo gli autori dei manuali scolastici e universitari. Interroga tutti ad ampio spettro e ha come conseguenza una precisa modalità di comunicazione. Ignazio Licata, per esempio, critica in maniera esplicita e anche abbastanza dura la propensione di molti suoi colleghi scienziati che, in articoli e libri, propongono visioni del progresso scientifico lineare e agiografico (spesso auto-agiografico). E propone un tipo di comunicazione problematico, che non si limiti a proporre la notizia (con toni o trionfalistici o catastrofici), ma racconti il contesto, la rete di problemi che ha generato quella ricerca e ha consentito di raggiungere quel risultato.

Questa rete di problemi è oggi molto fitta, profondamente intrecciata con la società. Per cui dalle Piccole variazioni sulla scienza emerge la richiesta di una nuova figura di comunicatore, come intellettuale in grado di dipanare e riconnettere in tempo reale le fila dei processi scientifici nella loro molteplice dimensione: storica, filosofica, sociale, economica, politica.

L’intellettuale che (ancora) non c’è

Inutile dire che questa figura complessa di intellettuale (ancora) non c’è. E che il sistema dei media (compreso quello dei nuovi media) semplicemente lo rifiuta: chiedendo al contrario, nella precarietà dilagante del lavoro giornalistico, invece una comunicazione altra, la più semplice, lineare ed eclatante possibile.

Ecco perché è preziosa la proposta di Ignazio Licata. Perché ricorda ai comunicatori (a noi comunicatori) di cercare di navigare controcorrente per aiutare tutti a muoversi in quello che Italo Calvino definiva “il labirinto”.

Newsletter #issue 3, 2017

Read time: 5 mins

Arte e scienza

Antonio Canal, detto il Canaletto, Campo santi Giovanni e Paolo, 1738 ca, olio su tela, 46,4x78,1 cm, Londra, Royal Collection. Prestato da Sua Maestà Elisabetta II e visibile nella mostra “Bellotto e Canaletto. Lo stupore e la luce”, dal 25 novembre 2016 al 5 marzo 2017 alle Gallerie d’Italia, Piazza della Scala, Milano

  • All'ingresso della mostra "Bellotto e Canaletto, lo stupore e la luce" alle Gallerie d'Italia di Milano si può ammirare la camera ottica portatile appartenuta (forse) a Canaletto. Come utilizzavano questo oggetto Antonio Canal, detto Canaletto, e Bernardo Bellotto, suo nipote e allievo? Come ha influito l'ottica sulla rappresentazione artistica della realtà? [Scienza in Rete, Marco Capovilla]
  • La prima descrizione di una camera obscura è attribuita allo scienziato arabo musulmano Ibn al-Haytham, conosciuto in Occidente con il nome latino di Alhazen. Nel suo libro Kitab al-Manazir (Libro dell'ottica) rivoluzionò la teoria della luce. Probabilmente l'ostilità della religione musulmana verso la rappresentazione figurativa, impedì a Alhazen di realizzare un dispositivo basato sui principi che aveva scoperto. [Scientific American; David Biello]
  • David Hockney, pittore e fotografo inglese, e Charles Falco, fisico sperimentale, elaborarono nel 2000 una teoria secondo la quale l'arte occidentale ha ricevuto un contributo fondamentale dalle conoscenze scientifiche sull'ottica negli ultimi 400 anni. [BBC; David Hockney's Secret Knowledge]
  • Che impatto ha avuto la rappresentazione fotografica della realtà sulla scienza? Secondo David Bower gli ha conferito maggiore autorevolezza e senso di oggettività. [Science News, Bruce Bower]
  • Nel libro "Visual Strategies" Felice Frankel guida gli scienziati a un uso efficace delle immagini, soprattutto fotografiche, per raccontare la propria attività di ricerca. [MIT News; David L. Chandler]

Ricerca scientifica nell'era di Trump

Art Whght House Moon. Credit: The Cancer Letter Issue 6, 12 Febbario 2016.

  • L'eredità della presidenza Obama per il mondo della ricerca scientifica è notevole: la Precision Medicine Initiative, il Cancer Moonshot e molto altro. Visione e tempismo secondo Alberto Mantovani. [Scienza in Rete, Alberto Mantovani]
  • Se Barack Obama nel 2009 promise di restituire alla scienza un posto di rilievo nell'agenda politica, Trump si è mosso nella direzione opposta. Almeno finora. Gli scienziati americani hanno fatto sentire la loro voce sui social media durante la cerimonia di insediamento di venerdì 20 gennaio con l'hashtag #UsofScience [Vox, Julia Belluz]
  • In quanti modi Trump può intervenire sulla ricerca scientifica? Il riassunto nell'infografica pubblicata da Nature.  [Nature News, Lauren Morello]

Etica della scienza / Politica della ricerca

Credit: Protasov AN's Portfolio Credit: Shutterstock.

  • La ricerca interdisciplinare premia in termini di visibilità ma diminuisce la produttività. Questo il risultato dello studio di Erin Leahey, sociologa della scienza all'università dell'Arizona. [LSE Impact Blog, Erin Leahey]
  • Una nuova minaccia alla credibilità della comunicazione scientifica: le riviste "predatorie". Queste riviste pubblicano articoli a pagamento, spesso senza sottoporli a processi di peer-review. Il settore economia e management è il più colpito da questo fenomeno. Tutti i dettagli in uno studio pubblicato dalla Scuola Superiore Sant'Anna. [lavoce.info; Manuel F. Bagues, Mauro Sylos Labini e Natalia Zinovyeva]
  • Graham Coop, un genetista della UC Davis, ha deciso di non pubblicare su nessuna rivista un suo contributo caricato su biorXiv, l'archivio di pre-print in area biologica. La sua scelta è dovuta da una parte al fatto che si trattava di un commento a un articolo e non conteneva un risultato veramente originale, dall'altra alla presenza dei commenti on-line da parte degli utenti di biorXiv. Si chiama pre-peer-review e minaccia di sostituire il processo di peer-review più tradizionale. Cosa ne pensano gli scienziati? Ecco il dibattito che si è svolto (ovviamente) su Twitter. [Nature Research Highlights; Dalmeet Singh Chawla]
  • Al Rochester Institute of Technology nascono due programmi di alta formazione per dottorandi e post-doc con problemi di udito. La diversità nella comunità dei ricercatori biomedici aumenta la qualità della ricerca e ne arricchisce l'agenda. [Science; Gerry Buckley, Scott Smith, James Dearo, Steve Barnett, Steve Dewhurst]
  • Come i decisori politici possono sfruttare le conoscenze accademiche nell'era della post-verità? Nel libro "Evidence-Based Policy Making in the Social Sciences: Methods that Matter" Gerry Stoker e Mark Evans si rivolgono a studenti e practitioners, passando in rassegna strumenti non tradizionali per basare le decisioni politiche sulle evidenze scientifiche. [LSE Impact Blog; David Burton]

Miscellanea

Credit: Associazione Cittadini per l'aria.

  • Si terrà a Milano nell'Aula Magna dell'Università Statale il convegno "RespiraMI. Air Pollution and our Health". Due giorni, il 27 e 28 gennaio, dedicati a un dibattito tra esperti e rappresentanti dell'OMS sugli effetti dell'inquinamento atmosferico sulla salute, in particolare su quella delle categorie più vulnerabili. [RespiraMi]
  • Un gruppo di scienziati svedesi e americani, ha realizzato tramite stampa 3D un microscopio alimentato da uno smartphone in grado di effettuare analisi del DNA e diagnosticare così alcuni tipi di tumori. Il dispositivo potrebbe essere prodotto al costo di 500 dollari, diventando sostenibile per chi offre assistenza sanitaria nei Paesi in via di sviluppo. [BBC Technology; Leo Kelion]
  • La Cina ha inaugurato la scorsa settimana la Dalian Coherent Light Source, un Free Electron Laser. La particolarità della facility cinese è la lunghezza d'onda dei fotoni prodotti, inferiore ai 200 nm. Viene chiamata vacuum ultraviolet light ed è particolarmente adatta a studiare atomi e molecole all'interno di un gas. La ricerca alla Dalian Coherent Light Source potrebbe aiutare a capire come gli aerosol nocivi alla salute si formano e si degradano nell'atmosfera. [Science; Dennis Normile]
  • 3L'11 gennaio scorso il primo fascio di elettroni ha percorso l'anello acceleratore di SESAME, il laboratorio costruito ad Amman in Giordania da una collaborazione senza precedenti tra scienziati provenienti dai Paesi del Medio Oriente, tra cui Iran, Israele, l'autorità Palestinese, Pakistan e Cipro. [Nature; Elizabeth Gibney]